Il blog di Luigi Accattoli Posts

Eccomi in vista del “Volto megalitico” che sembra o è scolpito su una roccia sopra Borzonasca, nell’alta Valle dello Sturla, entroterra di Chiavari e Lavagna. C’è chi lo ritiene modellato da eventi naturali, chi lo immagina scolpito da popolazioni preistoriche, chi dai monaci dell’Abbazia di Borzone, che è due chilometri più in basso e risale almeno al 1184. Un cartello sulla strada lo qualifica come “Volto megalitico di Cristo”. L’unico monaco dell’Abbazia, il padre Attilio, sostiene che non è stato mai studiato seriamente. Posso assicurare che appare davvero somigliante al volto della Sindone di Torino.

Bradipo come sono, rispetto i semafori al secondo e anche più. Ed eccomi fermo al rosso in una città sconosciuta mentre tutti passano. Forse sanno che quel semaforo è lungo e minimo il traffico da fermare. Ma io lì deciso, piantato. Una signora si stacca dal flusso degli attraversanti, torna indietro e quasi mi prende per un braccio: “Passano tutti, venga anche lei”. Io mi spianto e vado con lei. Dev’essere così che si formano le maggioranze elettorali.

“Se una donna musulmana vuole portare il velo deve poterlo fare. Lo dico pensando alle nostre suore e alle nostre mamme contadine che lo portavano fino a ieri e alcune lo portano ancora oggi. Lo stesso, si capisce, deve valere per un cattolico che voglia portare una croce, o per un ebreo che indossi la kippà. Ogni persona ha diritto a mostrare la propria fede anche nell’abbigliamento, se lo ritiene opportuno. Si vigili che non vi siano usi strumentali dei simboli religiosi, ma se ne garantisca la piena libertà, legata alla libertà di coscienza, alla libertà di opinione e alla libertà religiosa”: così il vesovo Nunzio Galantino, segretario della Cei, da me intervistato per il “Corriere della Sera”.

“Proclamo di essere stato io a bruciare la sinagoga, di aver dato loro almeno l’incarico, perchè non esistesse un luogo dove Cristo fosse negato”: così Ambrogio nell’epistola 74 [40] con cui chiede all’imperatore Teodosio di revocare le sanzioni comminate nei confronti dei cristiani che nel 388 in Siria, a Callinicum, l’attuale Raqqa del Califfato, avevano incendiato una sinagoga. In questo e in un altro post, tra qualche giorno, riporterò alcuni passaggi di quell’epistola che è studiata da Franco Cardini nel capitolo “La sinagoga di Callinicum” del volumetto “Contro Ambrogio”, qui da me recensito con il post del 14 agosto. Nei commenti le parole di Ambrogio che sono tra quelle che hanno provocato il titolo dato da Cardini al suo lavoro.

“Quella notte di metà luglio, dopo ore di televisione che scavavano dentro, ci siamo seduti nella stanza dove preghiamo e Gli abbiamo affidato tutto e tutti”: così Gabriella e Roberto Ugolini, amici che vivono in Turchia, in una lettera della quale ho già parlato in un post del 7 agosto. Nei commenti brani della lettera che guida la mia preghiera per ogni abitatore della Turchia.

“Anche i santi possono sbagliare; anzi, spesso sbagliano. Un Santo, si dice dalle mie parti, pecca sette volte al giorno: che del resto è pochissimo, è nulla”: parole scintillanti come le stelle dell’Orsa, che leggo a pagina 98 del volumetto ardente di Franco Cardini che mi sono portato in vacanza, “Contro Ambrogio. Una sublime, tormentosa grandezza”, Salerno Editrice, pp. 135, 11 euro. Nei commenti altri spropositi.

“Scalmànati con noi”: è una scritta che leggo nel sottopasso della stazione di Sestri Levante, sulla sinistra di chi va verso l’uscita su “Via antica romana”. La interpreto a mio favore: per un’integrazione espansa. Movimentata, rock.

Sono il portavoce del gruppo «Ospitare i rifugiati» della mia parrocchia romana e qui racconto qualcosa della nostra esperienza, tra entusiasmo e delusione. Costruire il gruppo è stato facile ma abbiamo atteso a lungo l’arrivo della prima ospite e questa è stata già una prova per la tenuta del gruppo. Ci eravamo appena affezionati a lei quand’è arrivata una seconda, le due hanno litigato e la prima se ne è andata senza un «grazie». Altra prova viene dall’impressione che sia poco, troppo poco quello che si fa e non solo in parrocchia ma in Roma e in Italia. Per andare avanti occorre, qui come sempre, imparare l’umiltà e restare fedeli nel poco. – E’ l’attacco gattonante di un articolo sull’accoglienza nelle parrocchie che ho scritto per “Il Regno”. Niente de che, diciamo a Roma ma parla di ciò che avviene.