Il blog di Luigi Accattoli Posts

Capodanno a Nerviano, dai parenti di mia moglie e oggi rientro a Roma in automobile facendo con una deviazione da Bologna per vedere il fantastico, piccolo borgo di Dozza Imolese, pinto e dipinto. Uno dei figli che l’aveva scoperto ci aveva detto “andate a Dozza” e ci siamo andati per farlo contento ma davvero è bello e abbiamo avuto la sorpresa dei presepi: percorrendo la via centrale, da porta a porta, ne abbiamo contati una trentina. Piccoli e grandi, sui muretti e sulle soglie delle case, sui davanzali e sulle panchine, su sedie e sgabelli, in gabbiette appese ai muri: mai a me -cultore di presepi – era capitato di vederne di graziosissimi alloggiati in gabbiette di uccelli. Nelle lunette dei portoni delle case. Dentro a paioli e canestri, stacci da farina, cassette da frutta e gerle appese a chiodi o ai battenti delle porte. Dentro a una botte aperta in pancia. Con i cammelli dei Magi che calpestano farina gialla di polenta come fosse il deserto. Andate a Dozza nel periodo di Natale e godetevi quell’abbondanza. Ci sono più presepi che a Loreto. Incredibile.

Da quando il Papa ha fatto annunciare – il 27 dicembre – che i parroci di Roma possono portare a turno alla messa del mattino al Santa Marta 25 persone, molti si chiedono come potrà avvenire la scelta se – poniamo – 25 sono solo i catechisti e 30 i componenti del Consiglio pastorale? Do un’idea: portino i giovani, anzi i giovanissimi, con rigida esclusione d’ogni altra categoria. Dal Papa missionario deve andare chi ha più bisogno di missione. A partire dal dopo cresima. Quelli non vedono l’ora di lasciare la messa, l’andare dal Papa può rinsavirli. Invitino a fare domanda – poniamo – i quindicenni e poi, esauriti quelli, i sedicenni e così via. Non è un’idea per facilitare l’elenco ma per prendere sul serio il Papa delle periferie. I giovanissimi sono la prima periferia.

Grato dei giorni che ho avuto e fiducioso in quelli che verranno, do il buon anno ai visitatori che passano di qui e mi fanno compagnia.

«’Io ho la connessione’ interviene un giovane ferito a una gamba, che senza spaventarsi per l’ira sempre più evidente dell’Ignobile, mi presta il suo telefono. C’è dunque almeno un giusto nel regno di Gomorra»: parole
di Pierre Piccinin da Prata nel volume Il Paese del male (Neri Pozza, pp. 174, euro 15.00) che ha scritto insieme a Domenico Quirico per narrare i 152 giorni della loro prigionia in Siria, tra l’aprile e il settembre 2013. Un libro di valori e anche di scrittura, che andrebbe letto nelle scuole per aiutare i più giovani ad apprendere dal vivo che siano le primavere e le dittature arabe, il cristianesimo e l’Islam, la pietà e il disprezzo per il simile. Di quella telefonata a casa dopo due mesi di mancanza di contatti, Quirico dice: “È stato l’unico gesto di pietà umana che abbiamo ricevuto in cinque mesi”. Abbraccio i due colleghi e bevo con loro un bicchiere di Vino Nuovo.

Fulvio Riccardo Platania è stavolta il mio uomo: fa il vigile a Milano, vota a sinistra, ha un profilo in Facebook e l’usa per gratificare il ministro Kienge del titolo di “primate scroccona“. Mamma mia. Come dev’essere triste uno che si rattrista quando vede una donna con la pelle nera.

Da gennaio i parroci di Roma “potranno fare domanda per la partecipazione alla Messa a Santa Marta con un gruppo di circa 25 persone”: l’ha detto ieri il portavoce Lombardi ai giornalisti. La trovo un’idea profittevole per il superamento della secolare separazione del “vescovo di Roma” dal suo popolo, che non finì con il ritorno dei papi da Avignone. Magari quell’idea non sarebbe venuta a nessuno in risposta a una domanda posta a tavolino: che può fare il papa – per essere sempre più vescovo di Roma – oltre a visitare le parrocchie? E’ bastata quella minima presenza di curiali e dipendenti alla messa del mattino, che pareva avere un carattere più di corte che di comunità, perché si prospettasse questo ampliamento del rapporto vescovo-popolo di una delle Chiese locali che più ne ha bisogno.

Antoniazzo Romano Pictor Urbis, cioè “Pittore di Roma”, è la mostra di Palazzo Barberini [visitabile fino al 2 febbraio] che ho visto oggi pomeriggio: una festa per gli occhi come bene attesta la Natività della Galleria nazionale di Arte antica che metto qui per invitare i visitatori del blog a vederla, se vivono nell’Urbe o se in essa capitano una delle prossime settimane. Nel primo commento un’idea sui “luoghi di Antoniazzo a Roma”, attraente itinerario per scovarne i dipinti sparsi in città.

“Il libro è dedicato a tutte le donne che stanno lottando contro una grave malattia, come è successo a me; vorrebbe anzi essere un regalo, un omaggio alle donne guerriere, al loro coraggio, al loro valore”: parole di Cecilia Vedana che ho conosciuto avendomi lei chiamato a presentare un suo volumetto di racconti: “Invisibili eroi”, Ed. L’Erudita, Roma 2013. A seguito di quell’incontro mi ha regalato il suo primo libro, quello in cui racconta del male che l’ha assalita e che al momento ha respinto: è intitolato “A dieci centimetri dal cuore” (Giulio Perrone Editore, Roma 2011, pp. 126, euro 12). Brindo a lei con un bicchiere di Vino Nuovo.

“Auguro a tutti di sentire che Dio è vicino”: faccio mio l’augurio del Papa alla Città di Roma e al mondo (Urbi et Orbi) che ha appena pronunciato. Augura la pace e invita tutti a collaborare a essa: “La pace è artigianale” e dunque c’è lavoro per tutti. A partire dal proprio cuore che va educato al desiderio della pace: “Tutti uniti o con la preghiera o con il desiderio, tutti insieme”. Questo slancio verso tutti, facilitante l’accoglienza d’ognuno, è l’animo di tutto il messaggio: così almeno mi è parso all’ascolto. “Dio è grande nell’amore” ha detto ancora: “Lasciamoci commuovere dalla bontà di Dio”. E ancora: “Non abbiamo paura che il nostro cuore si commuova. Lasciamoci riscaldare dalla tenerezza di Dio”. Ha parlato anche delle “carezze di Dio” che ha invitato a cogliere nel Bambino di Betlemme e ha detto: “Abbiamo bisogno delle carezze di Dio”. Quando ci sarà il testo completo metterò questo passaggio: erano parole troppo vive perché io riuscissi ad appuntarle mentre le ascoltavo.

Auguro ai visitatori il Buon Natale con il canto della kalenda come l’ha svolto il diacono nella Messa della Notte il 24 dicembre 2010 in San Pietro. Nel primo commento la traduzione italiana. Nel secondo commento il libretto della messa che sarà celebrata stanotte da Papa Francesco.