Bene la decisione del Governo sul finanziamento pubblico ai partiti e bene Cuperlo che accetta di fare il presidente del Pd: qualcosa si muove, non è stato inutile votare Renzi.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, io vengo in tuo aiuto”: stamane al Santa Marta Francesco ha predicato su questo versetto di Isaia 41. “Quando il bambino fa un brutto sogno, si sveglia, piange, il papà va e dice: non temere, ci sono io qui. Così ci parla il Signore. Quando guardiamo un papà o una mamma che parlano al loro figliolo, noi vediamo che diventano piccoli e parlano con la voce di un bambino e fanno gesti di bambini. Si rimpiccioliscono, perché l’amore del papà e della mamma ha necessità di avvicinarsi. E poi, il papà e la mamma dicono anche cose un po’ ridicole al bambino: ‘Amore mio, giocattolo mio’, e anche il Signore lo dice: ‘Vermiciattolo di Giacobbe’. Questo è il linguaggio del Signore, il linguaggio d’amore di padre, di madre“. Nel primo commento un’applicazione ai giorni del Natale.
Basta che si metta in camicia da notte e ogni donna è regina a casa sua.
«Come un pastore [il Signore Dio] porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri»: è un versetto di Isaia 40 che si legge nella messa di oggi e che Francesco ha commentato al Santa Marta: «È l’immagine della tenerezza. Il grande Dio non ha paura della tenerezza. Lui si fa tenerezza, si fa bambino. Nel Vangelo Gesù stesso lo dice: così è la volontà del Padre, che neanche uno di questi piccoli si perda. Perché ognuno di noi è molto importante per il Signore, il quale ci fa camminare dandoci la speranza. Questo lavoro di consolazione è stato il grande lavoro di Gesù nei quaranta giorni che vanno dalla risurrezione all’ascensione: consolare i discepoli, avvicinarsi e dare speranza, avvicinarsi con tenerezza. Pensiamo alla tenerezza che ha avuto con gli apostoli, con la Maddalena, con quelli di Emmaus. Dobbiamo chiedere la grazia di non avere paura della consolazione del Signore, che ci farà sentire la tenerezza di Dio Padre».
Oggi compio gli anni alle due del pomeriggio con l’abituale puntualità. Settant’anni impreveduti e immeritati. Ringrazio d’averli.
Rientro in tempo da Grosseto per votare Renzi alle primarie del Pd, un voto per cambiare: meno ideologia e più concretezza, meno idee ricevute e più creatività, meno apparato e più movimento. E’ la cumbia di chi cambia.
Parto in automobile con mia moglie per Grosseto dove stasera parlo alla diocesi su invito del vescovo Rodolfo Cetoloni. L’argomento è la Gioia del Vangelo appena pubblicata da Papa Francesco. Sono felice di questo impegno. L’Aurelia che passa per Santa Marinella dove facciamo vacanza in luglio, la Tolfa sulla destra con i suoi picchi, Tarquinia sul monte, l’Argentario di qua, la Maremma con i colori decembrini. Vi porto con me. – Rodolfo, biblista e francescano di Terra Santa, è una bella figura di vescovo che dà il primo posto al Vangelo come vuole Papa Bergoglio. Dieci anni fa ebbi un incontro intervista con il cardinale Martini presso la sua residenza, quand’era vescovo di Montepulciano. Seguirono tanti appuntamenti ai quali mi chiamò. E’ la prima volta che vado a scovarlo in Maremma.
A Nelson, fratello nella notte dell’attesa. L’ho visto da vicino due volte: quando venne da Papa Wojtyla, poco dopo la liberazione dal carcere, nel giugno del 1990; e quando il Papa polacco gli fece visita a Johannesburg, il 16 settembre 1995. Mi piaceva quella sua serenità di uomo diritto davanti al mondo, dopo aver insegnato a tutti l’attesa camminante della liberazione. Gli dedico nove versi da una poesia di Elena Bono, che non lo nominano ma dicono quel cammino nella notte dell’attesa. Nel primo commento i nove versi, nel secondo un saluto a Elena e a Stefania dimidium animae suae.
C’è un barbone a Roma, sombrero di paglia e sigaretta in bocca, che sistema un cagnetto di nome Fofo su un passeggino per bambini intecciandogli attorno un boschetto di piccoli rami d’alloro. Fofo sta là dentro soddisfatto e crede che così abbia a essere. Così noi sulla terra.
“Portate via con la forza da uomini armati”: sono parole dell’appello di Francesco per le cinque monache ortodosse sequestrate in Siria. Al termine dell’udienza in piazza, ha ricordato le cinque donne e ha invitato a un’Ave Maria, che ha guidato con voce lenta e così bassa da sorprendere la folla e da spingerla a unirsi all’invocazione. Lentezza che si fa preghiera.
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