Il blog di Luigi Accattoli Posts

“Matteo, Gianni o Pippo? Matteo. L’ho già votato l’anno scorso, il bimbaccio toscano, quando c’era in ballo la premiership. La sua candidatura avrebbe messo a disposizione del centrosinistra l’arma vincente: la giovinezza (con annessa rottamazione). Invece è andata com’è andata, l’usato sicuro non ha funzionato. Adesso la competizione è per la leadership. Dopo un anno il bimbaccio è rimasto tale e quale e ha l’ energia del cinghialetto per spazzar via l’autoreferenzialità dei cacicchi”: così il creativo e caro Giovanni Colombo in una dichiarazione per Renzi che condivido. I visitatori già conoscono questo colombaccio, che l’ultima volta ho citato per un’arguta premonizione sull’arrivo di un Papa di nome Francesco.

I primi giorni dopo l’elezione di Francesco, il portavoce Lombardi alle domande sul fatto che il nuovo Papa non cantava e prestava poca attenzione a cerimonie e cerimoniali ebbe a rispondere che ciò è tipico del gesuita, il quale – secondo un aulico detto – “nec rubricat nec cantat”. Da allora cerco l’autore di questa massima che trovo indovinata. Ho chiesto al padre Lombardi che mi ha detto di non saperne “la prima fonte”. Ma di sicuro i miei visitatori la scopriranno. Sulla “mancanza del coro” nella vita dei Gesuiti c’è una spassosa pagina di Miguel de Unamuno nella “Vita di don Chisciotte e di Sancio”, al capitolo XLVI, ma non vi è il motto caro a me e a Lombardi.

“Dopo un mese e mezzo lascio questa camera del reparto di riabilitazione condivisa con diversi malati. Ho dimenticato la mia richiesta iniziale di camera singola e non la rimpiango, perché la camera condivisa mi ha dato molto di più di quel che cercavo”: parole di Sergio Govi nel libretto intitolato Ricominciare. I primi mesi della mia vita nuova (Tuttoscuola editore, pp. 57, € 8.00) in cui narra la vittoria sull’ictus che l’ha colpito a fine giugno 2012 bloccandogli la parte sinistra del corpo: “Non rimpiango quello che non ho più, ma gioisco di quanto di prezioso ho. Sento, vedo, scrivo, capisco, ho ripreso tutte le mia attività con qualche limite, che svolgo con l’aiuto di coloro che chiamo angeli custodi”. Le pagine più del libretto sono quelle in cui Sergio racconta le iniziative che prende per distrarre i ricoverati che passano la giornata a “piangersi addosso”. Le sto studiano per distrarre i visitatori che praticano quell’arte e offro all’ottimo Sergio – dirigente del ministero dell’Istruzione – un bicchiere di Vino Nuovo.

Dalla Rete mi arriva questa foto: dove l’hanno scattata?

Da noi, le figlie non sono le benvenute. Io, diciannovesima di ventitré fratelli, fui abbandonata da mia madre sotto il sole cocente dell’Afghanistan affinché morissi. Malgrado le numerose bruciature sono sopravvissuta, diventando la sua figlia preferita“: Fawzia Koofi, 38 anni, è la mia candidata alle presidenziali dell’Afghanistan 2014. Ho letto con diletto il suo libro Lettere alle mie figlie [Sperling & Kupfer 2011, pp. 313, euro 18.00] che suggerisco per le scuole ai visitatori che insegnano. Nel primo commento un’immagine dell’infanzia vissuta da Fawzia tra le sette mogli di suo padre e i 22 tra fratelli e sorelle.

Stasera parlo di Papa Francesco alla parrocchia di San Roberto Bellarmino che dà su Piazza Ungheria ed è per me un appuntamento di grande impegno, che comunico ai visitatori che vivono a Roma: qui sono venuto a parlare più volte su invito dei padri gesuiti che tenevano la parrocchia fino a pochi anni addietro (Roberto Bellarmino era gesuita); qui venni da cronista di “Repubblica” il 14 febbraio 1980 per la messa di addio a Vittorio Bachelet; Papa Bergoglio da cardinale aveva il titolo di questa chiesa e dunque qui un poco lo conoscono. Mi preparo ruminando le parole dette ieri da Francesco all’udienza generale e che ho ascoltato dal vivo, nel freddo cane di piazza San Pietro, lacrimando pietosamente e non per l’emozione ma per il freddo: “Chi pratica la misericordia non teme la morte. Pensate bene a questo! E perché non teme la morte? Perché la guarda in faccia nelle ferite dei fratelli, e la supera con l’amore di Gesù Cristo“.

– Oggi voto per la decadenza di Berlusconi da senatore.
– Ma che dici? Tu non sei senatore…
– Esprimo il mio voto. Votum meum: cioè voto, promessa, preghiera, desiderio.
– Che cosa ti convince di più nell’esprimere questo votum?
– La manifestazione di via del Plebiscito: chiamare a manifestare contro l’accoglimento di una sentenza definitiva, come prima aveva fatto contro la stessa sentenza; e l’aver chiamato i parlamentari pdl a dimettersi e poi l’ordine ai ministri di dimettersi e l’azzeramento delle cariche del Pdl e la sua rifondazione, decidendo tutto da solo, in forza della signoria sulla propria “creatura”…
– Il peggio tra tutto questo?
– Gridare al colpo di stato mentre si contrasta lo stato di diritto.

“La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù”: inizia così l’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” [La gioia del Vangelo] con cui Papa Francesco conclude l’Anno della Fede, sviluppa quanto emerso dal Sinodo del 2012 sulla nuova evangelizzazione e presenta il programma del suo Pontificato. Un documento personalissimo, tutto di mano del Papa, lungo, appassionato, che mira a porre l’intera comunità cattolica in un “stato permanente di missione”, perché recuperi la “freschezza originale del Vangelo” e trovi “nuove strade” per proporre Cristo all’umanità di oggi. E parla anche di “conversione del Papato”. – Seguono mie considerazioni nei primi commenti. Più avanti riporterò brani da memorizzare.

Aggiornamento al 27 novembre. Il Corsera pubblica oggi a pagina 42 un mio commento all’Esortazione che puoi leggere anche qui: La scommessa del Papa che mira lontano.

Sto leggendo l’esortazione Evangelii gaudium [La gioia del Vangelo] che a noi giornalisti è stata data oggi pomeriggio alle 14,30 e sono felice di questa lettura. Sempre, nei decenni della professione, ho considerato un regalo trovarmi a passare molte ore a leggere testi dei Papi dati in embargo. Ma finché ero in attività c’era la pressione del giornale che diceva “non possiamo anticipare qualcosa?” Ora nessuno rompe la pace di questo momento profittevole. Domani dopo le 12 – termine dell’embargo – vi dirò.

“Ho avuto la fortuna di partecipare alla Messa mattutina del Papa e ho ringraziato lo Spirito Santo che ci ha dato il pastore di cui abbiamo bisogno in questo momento, vicino non solo spiritualmente, ma anche fisicamente”: parole di Maridelma Canova Piccione, una mamma di Bologna che ha portato alla messa del Papa il 12 novembre due figlie, una delle quali resa invalida da un incidente stradale. Non c’è nulla di straordinario nei gesti di accoglienza compiuti da Francesco e nelle parole del racconto, che ci parlano di una nuova modalità di manifestazione del potere di consolazione della figura papale, che è stato grande nella storia e dura e si rinnova. Saluto Maridelma con un bicchiere di Vino Nuovo.