Cacciavillan e Coccopalmerio sono i più bei nomi narrativi tra i cardinali. Una volta c’erano Pappalardo e Fumasoni Biondi.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“Abbiamo voluto tenerlo in casa. Un giorno la disperazione ha cominciato a retrocedere di fronte alla percezione di un amore di un tipo nuovo e ho preso a vedere delle cose che prima non vedevo“: parole di Mariapia Bonanate sul marito colpito dalla sindrome di Locked-in, che assiste in casa da sei anni. Una prova che è anche una conquista ed è in questa chiave che la giornalista e scrittrice la narra nel volume “Io sono qui” (Mondadori 2012). Dedico un bicchiere di Vino Nuovo e mando un bacio alla coraggiosa collega.
C’è un giudice a Colonia che sanziona il taglio del prepuzio di un bimbo musulmano ma è disapprovato dai più anche a difesa della circoncisione ebraica dalla quale viene quella dell’islam: come per la macellazione rituale e per la carne di maiale, anche in questo caso quello che infine abbiamo compreso per gli ebrei ci aiuta a capire i musulmani. “La salvezza viene dagli ebrei” diceva Giovanni 4, 22. – E’ un mio arguto “spillo” pubblicato ieri dal Corsera nell’inserto domenicale LA LETTURA. Dopo che l’avevo scritto mi è venuto il destro di riassumerlo in questa cattivissima domanda: “Se non c’era la circoncisione degli ebrei avremmo accettato quella dei musulmani?”
Il 28 giugno è stato annunciato il riconoscimento del martirio di don Giuseppe Puglisi ucciso dalla mafia di Palermo nel 1993, il 10 maggio era stato annunciato quello di Odoardo Focherini (1907-1944) che diede la vita per salvare ebrei durante l’occupazione tedesca. In ambedue i casi abbiamo avuto una primizia alla quale seguiranno altre proclamazioni: Puglisi è il primo martire di mafia, Focherini è il primo nostro martire dell’aiuto agli ebrei. – E’ il piano avvio di un mio insinuante articolo pubblicato martedì 17 dal quotidiano LIBERAL a pagina 14 con il titolo La Chiesa ripensa il martirio.
«Sto bene e voglio ringraziare tutti quelli che hanno lavorato per la mia liberazione. Paura? Ovviamente qualche volta c’è stata, è capitato, ma sono stata trattata bene. Voglio comunque tornare a lavorare nella cooperazione. Spero di tornare a lavorare in Algeria»: sono le prime parole di Rossella Urru dopo 286 giorni di prigionia. Andare volontaria in Algeria è qualcosa ma tornare laggiù, o anche solo pensare di tornarvi dopo quell’avventura è grande cosa. Che bella Rossella.
Caro Paolo, da venti lunghi anni hai lasciato questa terra per raggiungere il Regno dei Cieli, un periodo in cui ho versato lacrime amare; mentre la bocca sorrideva il cuore piangeva, senza capire, stupita, smarrita, cercando di sapere (…). Hai lasciato una bella eredità, oggi raccolta dai ragazzi di tutta Italia; ho idealmente adottato tanti altri figli, uniti nel tuo ricordo dal nord al sud – non siamo soli. Desidero ricordare: sei stato un padre e un marito meraviglioso, sei stato un fedele, sì un fedelissimo servitore dello Stato, un modello esemplare di cittadino italiano, resti per noi un grande uomo perché dinnanzi alla morte annunciata hai donato senza proteggerti ed essere protetto il bene più grande, «la vita», sicuro di redimere con la tua morte chi aveva perduto la dignità di uomo e di scuotere le coscienze. – Sono due passaggi della Lettera a Paolo scritta dalla moglie Agnese che figura nell’ultima pagina del volume Paolo Borsellino curato da Umberto Lucentini e pubblicato dal “Corriere della Sera”, in distribuzione nelle edicole dal 14 luglio: invito ad acquistarlo, è utile a sapere. L’intera lettera di Agnese si può leggere qui. Voglio bene ad Agnese. Nel primo volume intitolato CERCO FATTI DI VANGELO avevo narrato la storia della sua invocazione del perdono di Dio per gli assassini del marito. Nel volume NUOVI MARTIRI ho fatto un profilo di Paolo. Qui si può riudire un momento della messa di addio. Mando un bacio ad Agnese nel giorno di Paolo.
C’è una pietra lanciata nell’agosto del 1938 dai manifestanti nazisti contro le finestre del vescovo di Rottenburg-Stuttgart, Sproll, oppositore del regime. Presto ci sarà una delle pietre con cui il corpo del prete polacco Popielusko fu affondato dai sicari comunisti nella Vistola nell’ottobre del 1984. C’è la mitria del vescovo Luigi Padovese accoltellato dall’autista musulmano in Turchia nel giugno del 2010. C’è un sandalo della missionaria cappuccina Inés Arango uccisa a colpi di lancia dai nativi dell’Amazzonia nel luglio del 1987: è forse in un sandalo che meglio leggiamo il segno delle reliquie povere dei nostri giorni. – E’ l’attacco ad elenco di un mio didascalico articolo sul “Memoriale dei martiri del XX e XXI secolo” che viene crescendo nella Basilica romana di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, pubblicato da LA LETTURA – supplemento domenicale del Corsera – l’8 luglio 2012 a pagina nove con il titolo La cristianità riunita dai nuovi martiri.
“Dalla lotta all’evasione ricaveremo più dei 10 miliardi previsti” dice il neoministro Grilli al Corriere della Sera e ci credo, pur non avendo alcuno strumento di valutazione del fenomeno, in base a quello che vedo intorno. Da quasi un ventennio vengo al mare a Santa Marinella (vedi post del 12 luglio) e solo quest’anno ricevo scontrini dappertutto. Alle bancarelle del mercato del giovedì intorno a piazza Civitavecchia gli scontrini erano sconosciutissimi e non solo nel secolo scorso ma anche la scorsa estate, negli stabilimenti a mare altrettanto. Ora invece te li danno anche i casotti che affittano gli ombrelloni a ore nei tratti di “spiaggia libera” e l’edicola stagionale e Mohamed che vende meloni sull’Aurelia. Se in tutta Italia stesse andando così, scommetterei su un raddoppio di quei 10 miliardi.
Torna Berlusconi, ho la mente rutilante. Stanotte ho sognato il suo nuovo “contratto con gli italiani” che aveva questo finale: “Ci batteremo per gli Eurobond ma cambieremo il nome perché questo non ha forza di attrazione, l’avevo detto a Monti: li chiameremo Eurobunga”.
“Donne è arrivato l’arrotino” grida l’altoparlante dal tetto dell’utilitaria che gira il borgo con il portellone alzato per non soffocare nella calura. “Arrotiamo coltelli e forbici, aggiustiamo fornelli a gas, abbiamo pezzi di ricambio per le cucine a gas, ripariamo ombrelli e ombrelloni da spiaggia”. E’ il diciottesimo anno che vengo in luglio a Santa Marinella – quaranta chilometri a nord di Roma – e sempre arriva l’arrotino ma con delle novità: arriva in automobile e non più con il triciclo munito di mola, chiama con l’altoparlante e non a voce, oltre agli ombrelli aggiusta gli ombrelloni. E’ una donna ma mantiene il grido “donne è arrivato l’arrotino”. Come sempre il grido dura più del fatto.
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