Fulberto si chiamava lo zio di Eloisa che nel 1117 a Parigi fece evirare da tre sicari Abelardo che aveva amato, rapita, messa incinta, sposata e chiusa in un monastero la ragazza di cui era precettore. Helmut Seifert si chiama il tedesco 47nne di Bielefeld che il 2 novembre con due complici ha evirato l’amante 57nne della figlia, Phillip Genscher. Non avessimo letto le otto lettere di Abelardo ed Eloisa non sapremmo immaginare la grazia e l’abisso che possono aver attratto i due di Bielefeld nonostante che l’uno avesse quarant’anni quando l’altra nasceva. [Segue nel primo commento]
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Uno dei cortei della giornata violenta che abbiamo vissuto a Roma è passato per via Cavour, a 50 metri dalla mia finestra che dà da quella parte. “Siamo tanti e facciamo paura” diceva uno degli slogans gridato con più forza e io, dalla mia finestra, ho avuto paura. Per il tono di quelle grida, che era lo stesso che negli anni 70 intimava: “Celerino basco nero – il tuo posto è il cimitero”. E per i ragazzi di 17 e 18 anni che riempivano quel corteo, ostaggi dei violenti.
Tammurriata mattutina di quattro Babbo Natale per via Urbana accompagnati con entusiasmo dalla barbona francese che agita la bottiglia di birra spruzzando schiuma di qua e di là.
“Non mi basta il ricordo – ora voglio il tuo ritorno“: scritta che leggo sul marciapiede di destra di Viale Angelico per chi cammini verso Viale delle Milizie, a Roma, in prossimità dell’incrocio. Lei gli avrà detto: proviamo a non vederci per un mese. Lui ha resistito quindici giorni poi le ha mandato un sms: ho bisogno di te. Lei avrà risposto: ora disattivo questo numero – prova a cercarmi nei ricordi. Ed ecco che lui traccia quella scritta sul marciapiede dove lei passa due volte al giorno.
Cielo limpido e gran freddo su Roma mentre prendo il treno per due conferenze (a Collecchio, Parma, stasera e domani) che mi impediscono di essere in piazza “Con l’Italia che vuole cambiare”. Alla manifestazione partecipano mia moglie con le colleghe della scuola e i figli che sono a Roma e io con loro. Per affrettare i tempi della fuoriuscita dal sonno della politica e dallo stordimento mediatico che ci tengono a ronfare mentre intorno infuria ogni emergenza: metto tra le prime il lavoro dei giovani e i tagli alla scuola. Che intendo per stordimento mediatico? Stamattina il TG5 questa giornata di protesta la presentava così: “In tutta Italia gazebo di sostegno al Governo. A Roma manifestazione del Pd”.
Sakineh Mohammadi Ashtiani è libera e io sono contento (vedi post del 31 agosto: Pietre lanciate a Sakineh e a Carla Bruni che la difende): basta a ogni giorno la sua letizia.
“Sì, io lo perdono. Perché anche mio marito, se fosse stato vivo, io lo so, avrebbe fatto la stessa cosa. Perché, sapete, per tutta la vita noi due siamo stati educatori e prima ai nostri figli e poi a tutti gli alunni delle scuole abbiamo sempre e solo insegnato la legalità, la giustizia, la non violenza. Se fosse vivo, Fortunato, direbbe lui stesso ai suoi ragazzi: adesso calma, non cercate la vendetta, non seminate odio e discordia nel paese. Sapete, io in classe a Gizzeria ho tanti alunni marocchini, tanti bambini che spero presto di rivedere e di poter riabbracciare. Ecco voglio adesso dir loro che il mio bene non è mutato e tornerò in classe senza rancore, con la voglia intatta di dialogare ancora. Noi eravamo una grande famiglia. Unita, anzi unitissima. Abbiamo cresciuto figli (Alessandro e Chiara, ndr) nella fede cristiana. Ed è per questo che dico che la morte oggi non è riuscita a spezzare questo vincolo, io credo anzi che Fortunato dal cielo continuerà ad accompagnarci ogni giorno che resta nel nostro cammino terreno. Adesso mi aspetto che la giustizia faccia il suo corso, naturalmente, perché io credo nella legge e credo che vada sempre rispettata. Però quello che m’importa veramente non è tanto che il ragazzo marocchino venga punito, quanto piuttosto che egli capisca, che si renda conto, che impari qualcosa da tutto il male che ha fatto. Non conta la pena. Conta l’educazione”. Sono parole di Teresina Natalino, moglie di Fortunato Bernardi, insegnante di ginnastica ucciso insieme ad altri sei ciclisti domenica, a Lamezia Terme, da un immigrato marocchino di 21 anni che li ha travolti con la sua automobile. Quelle parole le ha raccolte il collega del Corsera Fabrizio Caccia in un ottimo articolo pubblicato ieri a pagina 23 con il titolo LA MOGLIE DEL PROF: “LO PERDONO, LUI LO AVREBBE FATTO“.
Può il sindaco di Firenze Matteo Renzi andare a casa del premier a trattare affari di sua competenza? Io dico di sì. Non era meglio se andava a Palazzo Chigi? Dico ancora di sì, ma con tutto quello che crolla intorno non vedo qui alcun problema. Tranne questo: che se non sono cavolate, non ci appassioniamo.
Nasce domani La Bussola Quotidiana (BQ), un quotidiano online che offrirà «una prospettiva cattolica nel giudicare i fatti del giorno»: www.labussolaquotidiana.it. Nasce dal giro dei colleghi del Timone, che ha dodici anni e il sottotitolo Mensile di informazione e formazione apologetica. Direttore editoriale della Bussola è Vittorio Messori, direttore responsabile Andrea Tornielli, caporedattore Riccardo Cascioli, redattori Marco Respinti e Antonio Giuliano. Tra i collaboratori: Ettore Gotti Tedeschi, Luigi Negri, Robi Ronza, Massimo Introvigne, Giorgio Torelli, Gianfranco Fabi, Rino Cammilleri, Paolo Rodari, Claudio Risè, Vincenzo Sansonetti, Saverio Gaeta, Francesco Agnoli, Carlo Bellieni, Bernardo Cervellera, Mario Palmaro, Giacomo Samek Lodovici, Piero Gheddo, Giorgio Carbone, Roberto Marchesini, Jacopo Guerriero e Gianni Valente. Sono colleghi combattivi e io gli dico: buona navigazione!
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