Un abbraccio di fratello a Carlo Maria Martini

“Volevo darle il mio abbraccio di fratello” disse il cardinale Carlo Maria Martini incontrandomi nel 1990 dopo un grave lutto. Gli ricambio quell’abbraccio di fratello ora che si allontana da noi, richiamando una delle sue parole che mi sono state di aiuto di fronte al pensiero della morte: “Per la paura della morte non vi sono rimedi facili (…). Se non ci affidiamo a Dio come bambini, lasciando a Lui di provvedere al nostro avvenire, non arriveremo mai a fare quel gesto di totale abbandono di sé, che costituisce la sostanza della fede“. Vedo qui il contesto di quelle parole. Sto scrivendo su Martini sia per LIBERAL sia per il CORSERA. Domani linkerò i due testi.

Ecco i due link:
LIBERAL: I tre segreti della sua predicazione
CORRIERE DELLA SERA: Così parlò ai cardinali nel preconclave del 2005

Cialis Soft Tabs Sans Ordonnace Order Viagra Canada Order Viagra Canada Order Viagra Canada Oral Sildenafil Oral Sildenafil Herbal Based Diet Products Cheap Carisoprodol Online Free Levitra Viagra Mexico Ambien Online Buy Cialis Order Cialis Promotion Levitra Experiences Viagra Medication Coupon Buy Augmentin Order Tadalafil Order Tadalafil Viagra Melbourne Levitra Sex Pill

190 Commenti »

  1. lorenzo scrive,

    3 settembre 2012 @ 16:55

    Va bene, Federico B.
    Togliamo scottanti, e mettiamo pure delicate, impegnative e sfidanti.

  2. Gioab scrive,

    3 settembre 2012 @ 16:56

    @ Marilisa
    “A noi non resta che avere pazienza e misericordia, facendo di tutto, nel frattempo, per lottare contro le ingiustizie e per opporci alla violenza.”
    Una vera fonte di saggezza e tolleranza.
    Però la parabola delle vergini non dice così.
    Dice che dovevano avere l’olio di scorta e chi non lo aveva sebbene tollerante e saggia (perchè andò a comprarselo) non riuscì ad entrare.
    Bisogna leggere bene. Anche loro attesero con pazienza ma rimasero fuori.

  3. Gioab scrive,

    3 settembre 2012 @ 17:08

    @ antonella lignani
    “Forse lo stesso riconoscimento della mia colpa mi otterrà perdono presso il giudice pietoso.”
    Non deve ingannarsi né farsi ingannare.

    Il Giudice non può essere pietoso. Deve essere Giusto. La Giustizia non considera la pietà. Applica il codice.
    E se fa la dichiarazione: “Ora io non nego di essere colpevole, e vedo la mia lentezza e negligenza.” Deve ricordare che nella parabola dei talenti anche quello che lo aveva nascosto sotto terra fu “buttato fuori” non ci fu “misericordia”.
    “Quando dunque la mente divisa e dilaniata si porta a considerare una mole così grande e così vasta di questioni, come potrebbe rientrare in se stessa, per dedicarsi tutta alla predicazione e non allontanarsi dal ministero della parola?”
    Significa forse che Gesù si sbagliò quando diede quel comando. Non aveva preso in considerazione “la mole così grande di questioni”” Fu un incapace anche Simone quando disse : “noi abbiamo abbandonato ogni cosa” Aveva così tanto da fare col pesce da pescare e vendere al mercato.
    Rimane la questione: O si fa la sentinella o si dorme. E il Creatore non farà parzialità né si farò corrompere. Tutto il resto sono chiacchiere.
    “E Noè faceva secondo tutto ciò che Dio gli aveva comandato. Fece proprio così.”( Gen 6.22)

  4. Marilisa scrive,

    3 settembre 2012 @ 18:33

    Gioab, per quanto mi riguarda è andato fuori tema.

  5. lorenzo scrive,

    3 settembre 2012 @ 18:55

    Scusi Gioab, poi non la importuno piu’.
    “La Giustizia non considera la pietà”. Per lei, immagino.
    Certamente non per il Dio di Gesù Cristo, la cui giustizia E’ misericordia.

  6. luca73 scrive,

    4 settembre 2012 @ 8:16

    Caro Marco,
    scusa se rispondo solo ora.
    Risposte egregie alle tue questioni sono comunque già state date da Lorenzo (“la Chiesa stessa, con i suoi tempi, i suoi modi e le sue modalità, ad esprimersi in merito. Unica titolata a farlo ( con buona pace dei giornaloni laici e dei pensatoroni ” liberi ” che della chiesa se ne fottono,legittimamente, ma pretendono poi di dettarle agende e temi di dibattito…). Per dirla con Martini: alla fine su questi temi si preghi e si stia a vedere. Io credo che ci stia sempre lo Spirito di mezzo, in fondo….”), da Federico B. (“La Chiesa ha delle posizioni chiare, frutto di riflessioni e approfondimenti, che vengono proposte a tutti i credenti. Su alcune questioni la riflessione e l’approfondimento andrà sicuramente avanti: non per accontentare qualcuno o per poter “dialogare” con i non credenti, ma per poter comprendere meglio la volontà del Signore.”) e da Marilisa (“A noi non resta che avere pazienza e misericordia, facendo di tutto, nel frattempo, per lottare contro le ingiustizie e per opporci alla violenza. Chi ha fede e si impegna a costruire il regno di Dio crede fermamente che l’ingiustizia e la prepotenza non prevarranno.”).

    Relativamente poi ad alcune tue domande (coppie di fatto, matrimonio gay, adozione alle coppie gay), mi limito a chiedere gentilmente – a te o a chiunque altro – di fissarmi un appuntamento con una persona che sarebbe stata contenta di aver due “mamme” o due “babbi”!

    Io penso che Matrimonio e famiglia non siano una costruzione sociologica casuale, frutto di particolari situazioni storiche ed economiche. Al contrario, la questione del giusto rapporto tra l’uomo e la donna affonda le sue radici dentro l’essenza più profonda dell’essere umano e può trovare la sua risposta soltanto a partire da qui. Non può essere separata cioè dalla domanda antica e sempre nuova dell’uomo su se stesso: chi sono? cosa è l’uomo? E questa domanda, a sua volta, non può essere separata dall’interrogativo su Dio: esiste Dio? e chi è Dio? qual è veramente il suo volto?

    La risposta della Bibbia a questi quesiti è unitaria e consequenziale: l’uomo è creato ad immagine di Dio, e Dio stesso è amore. Perciò la vocazione all’amore è ciò che fa dell’uomo l’autentica immagine di Dio: egli diventa simile a Dio nella misura in cui diventa qualcuno che ama. Da questa fondamentale connessione tra Dio e l’uomo ne consegue un’altra: la connessione indissolubile tra spirito e corpo: l’uomo è infatti anima che si esprime nel corpo e corpo che è vivificato da uno spirito immortale.

    Anche il corpo dell’uomo e della donna ha dunque, per così dire, un carattere teologico, non è semplicemente corpo, e ciò che è biologico nell’uomo non è soltanto biologico, ma è espressione e compimento della nostra umanità. Parimenti, la sessualità umana non sta accanto al nostro essere persona, ma appartiene ad esso. Solo quando la sessualità si è integrata nella persona, riesce a dare un senso a se stessa.

    Così, dalle due connessioni, dell’uomo con Dio e nell’uomo del corpo con lo spirito, ne scaturisce una terza: quella tra persona e istituzione.

    Nessuno di noi infatti appartiene esclusivamente a se stesso: pertanto ciascuno è chiamato ad assumere nel più intimo di sé la propria responsabilità pubblica. Il matrimonio come istituzione non è quindi una indebita ingerenza della società o dell’autorità, l’imposizione di una forma dal di fuori; è invece esigenza intrinseca del patto dell’amore coniugale.

    Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono invece espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo.
    Una tale pseudo-libertà si fonda su una banalizzazione del corpo, che inevitabilmente include la banalizzazione dell’uomo. Il suo presupposto è che l’uomo può fare di sé ciò che vuole: il suo corpo diventa così una cosa secondaria dal punto di vista umano, da utilizzare come si vuole. Il libertinismo, che si fa passare per scoperta del corpo e del suo valore, è in realtà un dualismo che rende spregevole il corpo, collocandolo per così dire fuori dall’autentico essere e dignità della persona.

  7. luca73 scrive,

    4 settembre 2012 @ 8:19

    Chiudo con un’ultima riflessione sul Cardinale Matini, che la stampa schierata ha completamente dimenticato.
    Il suo cuore è sempre stato un cuore di evangelizzatore e di profeta nel tentativo di annunciare il Cristo al mondo secolarizzato e illuminista.
    In ciò egli ha anticipato i temi della “nuova evangelizzazione” e dell’Anno della Fede lanciato da Benedetto XVI.

    Per una strana manipolazione, proprio quel mondo liberale e illuminista, oggetto della sua cura, ha fatto di tutto per mostrare un cardinale Martini dalla “parte del mondo” e contro la Chiesa di Wojtyla e di Ratzinger.
    Ancora in questi giorni si sta manipolando la sua morte, mostrando questa grande figura di fede come un propugnatore dell’eutanasia, avendo rifiutato l’accanimento terapeutico (cosa che tutta la Chiesa rifiuta), o un sostenitore delle coppie di fatto. Il mondo spesso usa la Chiesa per andare contro alla Chiesa.
    Ha avuto ragione papa Benedetto XVI a liquidare le ideologiche contrapposizioni fra “conservatori” e “progressisti” alla morte del defunto cardinale di Milano, affermando che egli “”ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa”.

  8. Gioab scrive,

    4 settembre 2012 @ 15:46

    @ lorenzo
    “Scusi Gioab, poi non la importuno piu’.“La Giustizia non considera la pietà”. Per lei, immagino. Certamente non per il Dio di Gesù Cristo, la cui giustizia E’ misericordia.”

    E’ mio dovere spiegare. Non mi importuna affatto.
    Riconfermo ciò che ho scritto. Se fosse come lei dice : “la Giustizia è misericordia” Dio avrebbe potuto misericordiosamente “perdonare” sia Adamo che Eva, ma non pare che si andata così.

    Se la Giustizia fosse misericordia, il Dio non avrebbe mandato in esilio il suo popolo a Babilonia, o punito anche Mosè o Davide, ma avrebbe misericordiosamente perdonato. Anche la seconda volta quando Gerusalemme e il tempio furono distrutti. Invece li aveva avvertiti più volte che sarebbe accaduto : “ e io continuai a mandarvi tutti i miei servitori i profeti, alzandomi ogni giorno di buon’ora e mandando[li]. Ma essi non mi ascoltarono, e non porsero orecchio, ma continuarono a indurire il loro collo. Agirono peggio dei loro antenati!” ( Ger 7.21-26 v. Ger 3.8-10)

    Se fosse stata misericordia, l’avrebbe esercitata almeno per risparmiare a “suo figlio” le sofferenze che invece furono tremende.
    La misericordia consiste nel mantenere aperta la porta dell’opportunità per un tempo poi viene chiusa. E’ quella la misericordia. Una specie di armistizio. La possibilità di usufruire di quel tempo, di quella opportunità. Poi accadrà ciò che Daniele profetizzò:
    “E durante quel tempo sorgerà Michele, il gran principe che sta a favore dei figli del tuo popolo. E certamente accadrà un tempo di angustia come non se ne sarà fatto accadere da che ci fu nazione fino a quel tempo. E durante quel tempo il tuo popolo scamperà, chiunque si troverà scritto nel libro…. “E in quanto a te, o Daniele, rendi segrete le parole e sigilla il libro, sino al tempo della fine. Molti [lo] scorreranno, e la [vera] conoscenza diverrà abbondante”. ( Dan 12.1-4)
    Anche Paolo conferma questo concetto : “È vero che Dio non ha tenuto conto dei tempi di tale ignoranza, ma ora dice al genere umano che tutti, in ogni luogo, si pentano. Poiché ha stabilito un giorno in cui si propone di giudicare la terra abitata con giustizia mediante un uomo che ha costituito, e ne ha fornito garanzia a tutti in quanto lo ha risuscitato dai morti”. ( Atti 17.30-31)
    La misericordia consiste nel dare tempo e modo, facendo avvertire chi è interessato che la Giustizia farà il suo corso e chi non ha ricercato o trovato il modo di mettere quel segno sulla porta, come accadde con gli Egiziani o quel sigillo sulla fronte come ha profetizzato Ezechiele, non avrà scampo : “E Jehovah gli diceva: “Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e devi apporre un segno sulla fronte degli uomini che sospirano e gemono per tutte le cose detestabili che si fanno in mezzo ad essa”. E a quegli [altri] disse ai miei orecchi: “Passate per la città dopo di lui e colpite. Il vostro occhio non commiseri, e non provate nessuna compassione. Dovete uccidere vecchio, giovane e vergine e fanciulletto e donne, fino alla rovina. Ma non vi accostate ad alcun uomo sul quale è il segno, e dovete cominciare dal mio santuario”.” ( Eze 9.4-7)

    Perché non dovrebbe essere così ? L’immobilismo alimenterebbe solo il permissivismo e l’ingiustizia in favore dei furbi che così tanto danno hanno causato all’umanità. Non ci sarebbe nessun motivo per fare un vero cambiamento ma si potrebbe pensare, come facevano alcuni uomini sbagliando, che pensavano che tutto sarebbe continuato come sempre. Invece èscritto “: “E deve accadere in quel tempo che investigherò accuratamente Gerusalemme con lampade, e di sicuro presterò attenzione agli uomini che si rapprendono sulle loro fecce [e] che dicono nel loro cuore: Jehovah non farà bene, e non farà male’. E le loro ricchezze devono divenire per il saccheggio e le loro case per una distesa desolata. Ed edificheranno case, ma non le occuperanno; e pianteranno vigne, ma non ne berranno il vino. “Il grande giorno di Jehovah è vicino. È vicino, e si affretta moltissimo. Il suono del giorno di Geova è amaro. Là un uomo potente emette un grido. Quel giorno è un giorno di furore, un giorno di strettezza e di angoscia, un giorno di bufera e di desolazione, un giorno di tenebre e di caligine, un giorno di nuvole e di fitta oscurità, un giorno di corno e di segnale d’allarme contro le città fortificate e contro le alte torri d’angolo. E certamente causerò angustia al genere umano, e di sicuro cammineranno come uomini ciechi; perché hanno peccato contro Jehovah. E il loro sangue sarà in effetti versato come la polvere, e le loro viscere come lo sterco. Né il loro argento né il loro oro li potrà salvare nel giorno del furore di Geova; ma dal fuoco del suo zelo sarà divorata l’intera terra, perché egli farà uno sterminio realmente terribile di tutti gli abitanti della terra”. ( Sof. 1.12-18) Spero di esser stato chiaro.

  9. Marco scrive,

    4 settembre 2012 @ 18:14

    Caro Luca73,

    “Tutti hanno una scintilla di Dio che bisogna trovare”.
    Lo dice il Papa nero: http://www.corriere.it/cronache/12_settembre_04/20120904NAZ05_26_977aa562-f670-11e1-ac56-9abd64408884.shtml

  10. lorenzo scrive,

    5 settembre 2012 @ 0:44

    @Gioab

    Molto chiaro.
    Lei mi parla del suo Jehovah, io le parlo di Gesù Cristo che è Dio.

  11. luca73 scrive,

    5 settembre 2012 @ 8:42

    Caro Marco,
    ho letto con attenzione il pezzo che mi hai consigliato [il Papa nero]. Sicuramente da apprezzare, ma – a mio avviso – con qualche precisazione

    La morte del Cardinal Martini mi ha fatto star male. Non solo per la sofferenza che si prova di fronte alla malattia e alla morte di un grandissimo Principe della Chiesa, ma anche, e soprattutto, perchè mi ha messo tanta tristezza quel coro di encomi interessati ad un pastore considerato “diverso”.
    Anche Gesù era “diverso”, ma anziché applaudirlo, Lo hanno inchiodato ad una Croce, chissà perché.
    Anche Gesù metteva in discussione “200 anni di storia” religiosa, ma non per cercar di adattare la dottrina alla contemporaneità, semmai per adattare la contemporaneità alla dottrina.

    Io sono solo un povero cristiano, spesso peccatore ed incoerente e non sono troppo bravo con le parole, ma quando sento parlare a sproposito di “cattedra dei non credenti”, un pò mi danno fastidio le relative banalizzazioni e strumentalizzazioni in senso anti-clericale.
    Forse sarebbe meglio, molto meglio, discutere dei dieci comandamenti e del catechismo della Chiesa cattolica tutto intero.
    Sai, caro Marco, pur con tutto il rispetto per il Cardinale Martini e per coloro che l’hanno sinceramente amato e seguito, mi pare che il dubbio eretto a dogma possa confondere le anime più semplici.

    E’ vero “Tutti hanno una scintilla di Dio che bisogna trovare”. Però – lungi dalle derive relativiste, che anche Martini sono sicuro non apprezzasse – è dovere di noi cristiani indicare la strada giusta per recuperare quella “scintilla di Dio”. E quella strada è Gesù Cristo.

    Con stima ed affetto.
    Luca

  12. Gioab scrive,

    5 settembre 2012 @ 11:29

    @ lorenzo
    “Molto chiaro. Lei mi parla del suo Jehovah, io le parlo di Gesù Cristo che è Dio.”

    Ogni opinione è legittima, ma non ogni opinione corrisponde alla verità.
    Malgrado quanto sia vasto il consenso o abbia seguito rimane da capire perché mai Gesù rivolgerebbe preghiere a se stesso.
    Ed è anche strano che non abbia detto “sia santificato il mio nome” bensì dice “sia santificato il Tuo Nome”. Si sarà sbagliato ?

    Interessante anche notare che essendo Gesù il “primogenito” di ogni creatura (Col 15.1) non si capirebbe come abbia fatto ad auto generarsi mentre Dio è eterno e chi mai sarà stato a generarlo se lui non poteva farlo da solo ?

    “Generato o creato” – Significa che prima non c’era.
    ” ‘Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato” ( Atti 13.33)

  13. lorenzo scrive,

    5 settembre 2012 @ 12:28

    Caro Gioab,
    Gesù Cristo è Dio.
    Lei è Gioab e basta. Io sono Lorenzo, e basta.
    Già così ci sono un monte di cose su di me che restano da capire, che sono un mistero perfino per me stesso. Scommetto a occhi chiusi che lo stesso sarà per lei.
    S’immagini se non ce ne sono molte, ma molte di piu’ che non si possono ” capire ” su Dio.Mi sembra anzi estremamente credibile, un Dio che non si squaderna come un teorema di geometria.
    Comunque per me la risposta c’è, e chiarissima, ai suoi quesiti ” tecnici”.
    Gesù Cristo è Dio. E Dio e’ e Padre e Figlio e Spirito Santo.
    Non sarà una risposta dimostrabile in laboratorio ( per fortuna!) , ma io la trovo una risposta piena di forza e di credibilità. L’unica, peraltro.

  14. Federico B. scrive,

    5 settembre 2012 @ 13:33

    @Lorenzo,
    lascia perdere. La tua testimonianza è generosa e significativa, ma in questo caso è veramente sprecata. Rischi solo di provocare bestemmie contro la SS Trinità. Il Troll non è disposto ad ascoltare. Il dialogo che gli proponi è impossibile.

  15. luca73 scrive,

    5 settembre 2012 @ 13:51

    Concordo pienamente con Lorenzo.

    E mi chiedo ancora una volta quanto venga dato (in denaro ovviamente!) al troll sal/gioab per infestare – con risultati oltremodo risibili – i blog cattolici

  16. luca73 scrive,

    5 settembre 2012 @ 13:53

    Concordo pienamente con Federico B., scusate.

  17. lorenzo scrive,

    5 settembre 2012 @ 15:05

    @FedericoB. @Luca73

    Neanche Anna,Caifa e Pilato erano disposti ad ascoltare…e erano assai piu’ pericolosi di un troll.
    :)
    Non propongo nessun dialogo: dico le cose come stanno.
    Se qualcuno mi dice:” tu sei una donna”, io gli dico: no, sono un uomo.
    Punto.

  18. marcello.n scrive,

    5 settembre 2012 @ 15:34

    @ luca73, 4 settembre 2012 @ 8:16

    Caro Luca, in questo blog abbiamo dibattuto molti temi, come si comporta la stampa, i progressisti, i conservatori, i buoni, i cattivi, eccetera.

    Io vorrei fare una riflessione più specifica, che riguarda me stesso, cosa debbo fare io.
    Per quanto riguarda la stampa, i media e tanti altri, forse non mi sento nemmeno in posizione di dare troppi giudizi ed, ovviamente, cerco di non farmi influenzare da loro, ma comunque di capirli.

    Vorrei capire cosa debbo fare io, io che vedo tanti fatti, con i miei occhi, che debbo in ogni caso interpretarli, a torto od a ragione, e cerco di farlo solo considerando elementi oggettivi, meglio se provenienti dalla Chiesa stessa nei vari modi che ha di parlare, e lo stesso per gli altri enti in considerazione, così vengono meno dubbi.
    E come prima cosa, cerco di amare la Chiesa, come ho cercato di amare moglie, figli, il prossimo. La Chiesa ce la ha donata Gesù, e come potremmo farne senza? Una Chiesa fatta da uomini, che possono sbagliare, come aveva fatto Pietro, il suo primo capo, e che ci siano stati degli errori è un fatto oggettivo, riconosciuto – come dicevo – dalla Chiesa stessa.
    E con questo non credo proprio di essere anticlericale, anticlericale mi sembra molto di più chi non pensa nemmeno di poter contribuire a risolvere i problemi della Chiesa.
    Tu dici: [ …la vocazione all’amore è ciò che fa dell’uomo l’autentica immagine di Dio ], e sono perfettamente d’accordo con te.

    Ed aggiungo che il vero amore non permette una posizione passiva, di stare ad aspettare istruzioni, di pregare e basta, anche se è certamente la prima cosa da fare, il vero amore chiede di agire, almeno di tentare di agire, con il massimo di attenzione e giudizio, ma di fare qualcosa, qualcosa oltre che pregare, anche se chi solamente prega, con la vera fede, aiuta tutti gli altri. E’ i discorso di Marta e Maria, servono ambedue, come dimostrano tanti santi che, dopo aver pregato, hanno agito, sacrificando se stessi in modo anche letterale.

    Come credo giusto che sia, dobbiamo dividerci i compiti, i temi son talmente tanti che una persona normale non può trattarli tutti, ma tante persone normali, messe assieme, forse possono fare qualcosa di buono, come ci ha spiegato S. Paolo.

    Ho lavorato nel mondo, da tecnico; da come vanno i miei figli, ormai uomini maturi, da come si prospettano le cose per i nipotini, e, soprattutto, da come si prospettano le cose per la Chiesa, che fa della scristianizzazione un argomento giustamente molto importante, credo proprio che il tema di un rinnovamento dell’approccio usato nell’azione pastorale sia fondamentale, tant’è che fanno i programmi pastorali.

    Ho anche citato, precedentemente, alcune note di Benedetto XVI, non sono quindi il solo a pensarla così. E sempre Benedetto XVI dà anche dei suggerimenti sol come agire, indica quanto va rinnovato.

    Ed allora uno va a vedere i documenti CEI che impostano il tema, cercando magari qualche idea eventualmente utilizzabile da subito, e trovi che si limitano a trattare il pur importantissimo tema di come rinnovare la catechesi, ma non parlano di come portare questa catechesi a chi non viene mai nelle nostre chiese, nelle nostre parrocchie, tema sollecitato dal Papa.
    Forse lo affronteranno dopo, ma il programma pastorale che si discute oggi vale per il decennio 2010-2020, e dopo sembrerebbe un po’ lontano.

    Non sono un teologo, faccio il volontario in parrocchia, sono terra terra. Ma, come dice la CEI, le Parrocchie sono il punto principale, l’ossatura base per l’evangelizzazione.
    Ci sono varie cose che si potrebbero fare per accrescere la capacità di contatto delle Parrocchie, non mi dilungo.
    Ci sono varie cose che si potrebbero pensare a livelli più alti, ed anche qui mi dilungo ancor meno, ne ho certamente una minore competenza ed esperienza. Ma molti organi accreditati dalla Chiesa ne parlano.

    Ho cercato dei contatti per proporre delle idee, per mettermi a disposizione di chi di dovere per una collaborazione, per quanto modesta possa essere, non li ho trovati.

    Cosa debbo fare? Nel blog mi hanno anche suggerito di studiare teologia …. Significherebbe per me un rivolgersi verso l’alto, un isolarmi dai derelitti per godermi da solo un grande banchetto, certamente serve anche chi studi teologia, ma non fa per me, sono certo che serve anche qualcuno che si occupi dei temi dei quali ho parlato.

    Ho la sensazione che questo blog sia per teologi …. se vanno tutti d’accordo e con l’amore fraterno che ho trovato nel blog in tanti che di teologia ne sanno molto più di me…
    Prendetela soprattutto come una facile battuta, vi prego. Tu, Luca, non sei tra questi.

    Ma mi rimane il punto interrogativo: cosa debbo fare?
    Certamente non riuscirò a solamente pregare.
    Troppo comodo scaricare tutto in Cielo, chi seppellisce i talenti non fa una buona fine, almeno come non la fa chi non ha Fede nel Cielo e non prega.
    C’è sempre la giusta via di mezzo.

    Trovo il Cardinale Martini “dalla mia”, a parte il fatto che non c’è una “mia” o una “tua”, ma solo una “nostra”.
    Quanto mi ha insegnato di più, pur nella mia ignoranza, è quanto e come sia possibile parlare con un non credente.

    Cercherò di arrangiarmi.

  19. luca73 scrive,

    5 settembre 2012 @ 16:32

    Caro marcello.n,
    ti ringrazio innanzitutto per avermi citato e avermi rivolto parole di amicizia.

    Io vedo tanta, tantissima forza nelle tue parole e nel tuo racconto di Fede.
    Non ti conosco di persona, ma penso sinceramente che tu sappia perfettamente come comportarti e che tu sappia esattamente cosa fare. Tu dici con stupenda umiltà – nel senso più nobile dell’espressionie e del relativo concetto evangelico –: “cerco di amare la Chiesa, come ho cercato di amare moglie, figli, il prossimo”.
    Questa, caro Marcello, è la Fede. Non è necessario scrivere di teologia o impelagarsi in talvolta sterili discussioni filosofiche.
    Nelle tue parole c’è molto di più: c’è una Fede vissuta nel concreto che ti rende onore e ti avvicina a quella Volontà di Gesù che è Amore. Non c’è nulla di più perfetto dell’Amore!
    E parli con sapienza della parabola dei talenti e dei carismi che ci permettono di essere e di farci Chiesa, ognuno con la propria differente sensibilità e nell’Unione con il corpo mistico di Cristo che è la Chiesa.
    Io penso che tu stia già facendo quello che il Signore vuole da te. Tu ti impegni in Parrocchia ed hai un giusto desiderio di contribuire a migliorare la Chiesa.

    Sai, le tue parole mi ricordano un recente intervento di papa Benedetto, il quale diceva che vi sono anche agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei peccati (di chi si dice con superficialità appartenente alla Chiesa) e hanno desiderio di un cuore puro, e che per ciò stesso sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli di routine, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla Fede.
    Mi pare che tu appartenga a questa categoria di persone realmente innamorate di Gesù, persone vicine al Regno di Dio – categoria giustamente lodata dal Papa, a prescindere da qualità meramente umane.

    Non scoraggiarti, ma credi in te e nel Signore che ti accompagnerà e illuminerà sempre.

    Con affetto e stima.
    Luca

  20. nico scrive,

    5 settembre 2012 @ 16:33

    Scusami Marcello.n, ma proprio non capisco, con tutto l’affetto e la stima che mi ispiri:
    perchè mai studiare teologia dovrebbe voler dire isolarsi? Ancora si trascina quell’idea secondo cui contemplazione ed azione sono alternative?
    “Pensare è importante se aiuta ad amare” diceva mons. Sartori…

    Dopo di che, se non la senti come una strada a te adatta, va bene, il Signore ti aiuterà a trovare il tuo percorso.
    Ti suggerisco solo una cosa: se ti sembra di aver individuato un’urgenza pastorale, cerca di metterla in pratica nella tua piccolissima realtà parrocchiale, insieme a quelli che ti sono vicini. Se è un’idea valida, si propagherà da sé.

  21. lorenzo scrive,

    5 settembre 2012 @ 17:45

    Caro marcello.n,
    se mi permetti: non ti venga in mente – per usare le tue parole- d’isolarti dai derelitti e resta concentrato e tignosamente abbarbicato a quello che ti sta a cuore:come portare Cristo a chi non viene mai nelle nostre chiese, trovare un modo nuovo per “fare azione pastorale” e catechesi.
    Non solo sono i due temi su cui si giocherà la partita del presente e del futuro del cristianesimo, ma sono quelli in cui bisogna letteralmente inventarsi qualcosa di nuovo.
    Piu’ che dibattere, studiare, confrontarsi, pregare – tutte cose necessarie, intendiamoci- c’è bisogno di “qualcuno” che si prenda a cuore la faccenda, ne faccia una questione di propria vita personale, e la spenda su questa questione. Quel qualcuno è necessario che sia tu, che sia io, che sia chi sente questa come una urgenza vera e inderogabile. Lo so che si rischia di essere velleitari e utopisti, ma i rischi sono fatti per essere calcolati e poi per fottersene e andare avanti. Le porte a cui picchiare, lo so anch’io per esperienza personale, restano chiuse: piu’ per mancanza di tempo, quantità di “altro” da fare e diffidenza verso un discorso nuovo, che per ottusità o volontà negativa. Insomma, resta tanto piu’ facile organizzare l’organigramma esistente , basato su quello che c’è già e piu’ o meno fila e funziona, che non investire tempo, teste, energie per mettersi a battere strade nuove. Questo, dopo il nostro impegno spicciolo e personale nel quotidiano ( nel quotidiano, prima ancora che nel volontariato), è un nostro specifico e peculiare compito. Picchiare e picchiare a tutte le porte e in tutte le sedi, rompere le porte e le palle, a furia di picchiare, per tutta la trafila degli uffici diocesani, fino allo sfinimento: nostro e soprattutto loro.
    “Cosa devo fare io” è la domanda giusta che ci dobbiamo porre.
    Il tempo delle deleghe e degli alibi è finito. Che Papa ci sarà, che vescovo ci guiderà, chi dirigerà la Cei ecc ecc…sono cose importanti e appassionanti, ma ci passano sopra la testa anni luce e non ci coinvolgono né sconvologono la vita. ” Cosa devo fare io “, sì. E d’altra parte è solo quello che io faccio, o che non faccio, che puo’ dare credibilità o meno, efficacia o meno, incisività o meno a Cristo tra i miei amici, colleghi e conoscenti “lontani”.
    Infinitamente di piu’ di un’enciclica papale- che non leggeranno mai- di una disputa teologica- che risulterà per loro incomprensibile e distante- di una confronto tra cattolici progressisti e trdizionalisti ( e che due megapalle!).
    Loro vivono e guardano me. Se hanno sotto il naso qualcosa di diverso e convinto, potranno anche porsi certe domande. Se mi vedono vivere, me cristiano, come loro, messa e volontariati a parte, perché mai dovrebbero essere minimamente interessati al cristianesimo?
    Noi, uno per uno, abbiamo questa opportunità e questa responsabilità. Ogni tempo è scaduto. E’ il nostro personale turno, adesso.
    Grazie per avercelo ricordato.

  22. marcello.n scrive,

    6 settembre 2012 @ 11:17

    @ Luca 73, @ nico, @ Lorenzo ed… a tutti.

    Le vostre risposte mi hanno letteralmente commosso, vedo che alla fine ci intendiamo.

    Devo una precisazione a nico, in merito a cosa detto sulla teologia, sull’isolamento, oltre a pregarlo/a di non chiedermi scusa per delle domande sensate.
    La faccio un po’ lunga: ho sempre lavorato nel campo della media tecnologia, elettronica ed aeronautica in particolare. Si va avanti per specializzazioni a volte estreme. Ma se vuoi realizzare un progetto, ti serve il matematico, il fisico, il chimico, lo specialista di organizzazione, quello che fa i conti e cura i fondamentali aspetti finanziari, campo proprio oscuro per tanti altri, e così via, oltre al mitico “Capo Programma” che deve mettere assieme tutti questi specialisti per coordinarli verso l’obiettivo specifico, cosa quasi più difficile di tutte le altre, ed estremamente interessante perché tocca a fondo i caratteri, i rapporti umani, che sono più dificili da pilotare di una Ferrari, ma se ci riesci appena un pò ….
    Solo così si può sperare di ottenere un buon risultato.
    Esempio: Maxwell, gran matematico e fisico teorico, aveva scoperto le leggi che spiegano come mai un certi tipi di impulsi elettrici si propagano a distanza, luce o radio che sia.
    Ma era uno specialista. C’è voluto Marconi per aggiungerci quel tanto di pratico per inventare la radio e Marconi, senza Maxwell, probabilmente non sarebbe diventato famoso.

    Anche da noi ci sono, servono, tanti specialisti. I nostri temi coprono, per definizione, tutto lo scibile umano, qualcuno vorrebbe andare oltre, ma proprio non si può.
    Io non mi sento specialista in Teologia, non ne ho la mentalità, la capacità, le necessarie conoscenze di base, e questo è il primo punto. Prendo per buono quello che mi dicono, mi limito a verificare la coerenza, fin che posso.
    Il secondo: per me studiare teologia “per qualche anno” significa concentrarmi solo su questo, ormai le rotelle hanno cominciato ad arrugginirsi, classe 1935. Non potrei fare altro.
    E poi mi sentirei un egoista: mi concentrerei su studi che ritengo affascinanti, lasciando gli altri fuori dalla porta.

    Di nuovo: scusate la lunghezza, ma non vorrei minimamente essere considerato uno che crede inutile o in sott’ordine la Teologia.

    Mia avete chiarito molte idee, e dato coraggio, anche se penso che se a “rompere le balle” fossimo in tanti, si farebbe forse prima, proverò ad organizzarmi. E sono d’accordo che gli ostacoli incontrati non sono dovuti a pre concetti, a “cattiveria”.
    Grazie a Lorenzo per le sue espressioni estremamente efficaci.

    Ma diamoci dentro e, suvvia, lasciamo qualcosa anche per Gesù, per la Divina Provvidenza, altrimenti sai che superbia.

    Grazie ancora.

  23. antonella lignani scrive,

    6 settembre 2012 @ 15:33

    Non so se già lo avete letto, ma comunque lo segnalo:
    http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/martini-gesuiti-jesuits-jesuitas-spadaro-17929/

  24. antonella lignani scrive,

    6 settembre 2012 @ 16:21

    Anche questo è da leggere:
    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350318?ref=hpchie

RSS feed per i commenti a questo articolo

Lascia un Commento

Il commento sarà pubblicato dopo l'approvazione del moderatore del blog - perdona l'attesa

Devi essere collegato per inviare un commento