Archivi per dicembre 2010

Non li volevo uccidere – non volevo

Non li volevo uccidere – non volevo“: lamento di un soldato americano che così ha risposto alla rivista letteraria Smith che si era rivolta a migliaia di reduci dall’Afghanistan e dall’Iraq perché dicessero in un “verso” la loro “verità” sui combattimenti. Dove io l’abbia preso e come vada interpretato lo puoi leggere in questo mio aperitivo di Vino Nuovo. Qui uso arbitrariamente quelle sei parole come addio al 2010 dedicandolo – in forma di preghiera – a quanti nell’anno sono stati uccisi o hanno ucciso. Sono tanti e tutti a noi imparentati.

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Se il Vaticano rinunciasse alla sua banca

Tutti gli enti connessi con il governo della Chiesa cattolica vengono da oggi inseriti nel sistema di principi e strumenti giuridici che la comunità internazionale sta edificando con la finalità di garantire una convivenza giusta e onesta in un contesto mondiale sempre più globalizzato”: così la nota del portavoce vaticano che accompagna la pubblicazione – avvenuta oggi – di una “Lettera Apostolica in forma di ‘Motu Proprio’ per la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario” e di quattro nuove leggi riguardanti i “proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo”, la “frode e contraffazione di banconote e monete in euro”, le banconote in euro e loro “riproduzioni irregolari”, altre questioni sulla circolazione di “monete in euro”. La lettera papale istituisce l’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) che presiederà a queste materie. – Sono contento di questi passi che finalmente mettono il Vaticano alla pari con i paesi viruosi in materia di contrasto alla malavita della finanza e nella finanza, ma sarei più contento se la Santa Sede rinunciasse a disporre di un proprio istituto finanziario – come provo a dire nel primo e nel secondo commento a questo post.

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Dalla città di Jos – in Nigeria – notizie di guerra e di pace

«L’emiro e io abbiamo iniziato la nostra amicizia quando venne a darmi il benvenuto, dopo il mio trasferimento a Jos. Disse di apprezzare il mio ruolo nell’ospitare gli sfollati musulmani in seguito alla crisi etnico-religiosa del 2001. Abbiamo scoperto che avevamo una comune passione per la pace e l’armonia interreligiosa. Dopo gli scontri del 2004, per la prima volta cristiani e musulmani si sono incontrati faccia a faccia. È stato un successo. Abbiamo pubblicato diversi messaggi comuni e credo che, proprio per questo, il capo del governo locale ha costituito il Consiglio interreligioso e ci ha chiesto di presiederlo. La nostra amicizia e il lavoro per la pace è stato lodato e incoraggiato da tanti musulmani e cristiani al punto che molti dicevano che l’emiro e l’arcivescovo sono inseparabili quando si tratta di questioni di pace»: sono parole dell’arcivescovo cattolico della città di Jos, Nigeria, Ignatius A. Kaigama, in occasione della morte – recente – dell’emiro locale, Haruna Abdullah, riportate dal sito on line del Pime a impetrazione di pace mentre siamo di nuovo turbati dalle notizie di morte venute – nel giorno di Natale – dalla città di Jos. [Segue nel primo commento]

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Belpietro e gli attentati che esistono poco

Ci sono attentati pesanti e attentati leggeri. Ma ce ne sono anche di leggerissimi e che esistono poco. Chi li incontra si affretta a narrarli a Belpietro: o subito dopo – appena scese le scale – o con qualche mese di anticipo. Lui ci crede sempre.

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Napoli Goethe la monnezza e l’angoscia

Tra le tristezze cicliche dei telegiornali quella che mi fa più triste è la monnezza a Napoli. Forse perchè è quella che intendo di meno. O perchè amo Napoli – dove sono stato per quattro mesi da soldato – come una mia patria. Che angoscia ogni volta che vedo quelle muraglie di sacchetti per le vie. Leggo in Goethe, Viaggio in Italia (BUR 1991, p. 341): “A Napoli un numero rilevantissimo di persone, quasi tutti straccioni, sono occupati a trasportare sugli asini la spazzatura fuori della città”. Era il 1787, erano quasi tutti straccioni e la faccenda funzionava. Perchè oggi no, perchè?

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Benedetto in Agostino: “Cantare è cosa di chi ama”

Luca non ha detto che gli angeli hanno cantato. Egli scrive molto sobriamente: l’esercito celeste lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli…” (Lc 2,13s). Ma da sempre gli uomini sapevano che il parlare degli angeli è diverso da quello degli uomini; che proprio in questa notte del lieto messaggio esso è stato un canto in cui la gloria sublime di Dio ha brillato. Così questo canto degli angeli è stato percepito fin dall’inizio come musica proveniente da Dio, anzi, come invito ad unirsi nel canto, nella gioia del cuore per l’essere amati da Dio. Cantare amantis est, dice sant’Agostino: cantare è cosa di chi ama. Così, lungo i secoli, il canto degli angeli è diventato sempre nuovamente un canto di amore e di gioia, un canto di coloro che amano. In quest’ora noi ci associamo pieni di gratitudine a questo cantare di tutti i secoli, che unisce cielo e terra, angeli e uomini. Sì, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa. Ti ringraziamo per il tuo amore. Fa che diventiamo sempre di più persone che amano insieme con te e quindi persone di pace“: è la conclusione dell’omelia di papa Benedetto la notte di Natale. Omelia straordinariamente bella, inventiva nel linguaggio, gentile in ogni pensiero. Un regalo per ognuno. Nei primi commenti riporto altre perle di quel capolavoro.

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Un giorno a Natale: il desiderio di essere figli

Faccio gli auguri di Natale ai visitatori del blog con questa foto che mi è arrivata ieri per posta elettronica, di una famiglia con tredici figli che qui nel blog già conosciamo e che costituisce uno dei FATTI DI VANGELO la cui ricerca mi spinge a leggere giornali e libri e a vagare per la Rete.

Si tratta di Paola e Maurizio Alesso: trovi la loro storia nella pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto, al capitolo 10 COPPIE IN MISSIONE COME AQUILA E PRISCILLA. Ma qui – in questo biglietto di auguri – più della storia contano i volti: la gioia di essere genitori di Paola e Maurizio e il desiderio di essere figli dei tredici, tutti maschi tranne la bimba più piccola che è in braccio al papà. IL PADRE NOSTRO E IL DESIDERIO DI ESSERE FIGLI è il titolo di uno dei miei libri: ecco, io vedo il Natale come uno dei momenti nei quali quel desiderio dei desideri meglio attecchisce in noi e nei nostri piccoli. Buon Natale ai visitatori abituali e occasionali. Buon Natale a tutti quanti.

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Due giorni a Natale: donne scelgono doni al premaman

Donne che scelgono doni al Premaman: è l’immagine che fermo per questa antivigilia. Incinte che aiutano altre incinte nella scelta, o le informano al telefono. Andranno il pomeriggio a fargli visita. Maria ed Elisabetta. Il mistero colorato delle mamme. La loro fecondità. E la luce che le mostra.

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Tre giorni a Natale: “Liberi per la città”

Cielo bigio su Roma, gabbiani ed elicotteri sopra le case. Gli studenti pare non abbiano intenzione di sfidare la “zona rossa” e sarebbero andati in diverse direzioni, intorno alla Città Universitaria e verso il Pigneto. Quelli delle medie superiori verso Trastevere e il Gianicolo. “Liberi per la città” hanno scritto sugli striscioni. Tra gli studenti medi c’è una mia figlia. Sentendo sirene ed elicotteri penso che qualsiasi cosa possa comunque succedere: ci sono ancora tante ore prima di sera, benchè questi siano i giorni più corti dell’anno. Tante ore o ognuna è carica come un’arma: così le avverto. Mi pare questa – a suo modo – un’immagine dell’Avvento.

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Quattro giorni a Natale: gli chiedo che parli più forte

Passo una mezz’ora a leggere i bigliettini per Babbo Natale appesi all’albero dei desideri nell’atrio della stazione Termini. C’è di tutto. “Vorrei che portassi un degno compagno a mia madre che è parecchio stressata” scrive una Domiziana. Un’anonima: “Baciami txt e digli che ancora lo penso”. Un bambino preoccupato di non essere a casa: “Caro Babbo Natale quest’anno non siamo a Milano come sempre ma siamo a Lucera”. Uno che non si monta la testa: “Portaci un giusto, sincero e giovane governo che sappia ciò che fa”. Una che pare sua sorella: “Vorrei che aiutassi a superare la malinconia che a volte assorbe il mio Leonardo”. Mi paiono richieste modeste, degne della sacca di Babbo Natale. Ma al Signore che viene si può chiedere di più. Io gli chiedo che stavolta parli più forte.

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