Le impronte dei rom e la benda dei nani
Siamo in otto, due uomini, quattro hobbit, un elfo e un nano: così Legolas nella seconda parte del Signore degli anelli presenta la “Compagnia dell’anello” ai guardiani della foresta di Lothorien, chiedendo l’autorizzazione ad attraversarla. I guardiani rispondono che il nano non potrà entrarvi a meno che non accetti di essere bendato, perchè sarebbe pericoloso che un nano conosca il mondo degli elfi. Il nano Gimli figlio di Gloin non accetta quella che gli appare una mancanza di fiducia e una discriminazione. Aragorn propone allora che tutti gli otto – egli compreso – accettino la benda. A questo punto è Legolas l’elfo a trovare stravagante che egli debba camminare bendato nella sua foresta, ma infine così si fa e per un giorno e una notte la compagnia procede senza vedere, scortata dai due guardiani. Al secondo giorno sopraggiungono messaggeri della Dama del Lago che autorizza Gimli a vedere il proprio regno e tutti possono togliersi la benda. Applico il mito di Tolkien alla questione zingara e dico che sarà bene, se necessario, che vengano prese le impronte di tutti per non fare torto a nessuno. Ultimamente mi sono state prese le impronte per il visto di ingresso negli Usa e il gesto non mi ha offeso.