Il blog di Luigi Accattoli Posts

La sera di venerdì 27 marzo un’infermiera dell’ospedale Bolognini di Seriate chiama il parroco don Mario Carminati per comunicargli l’ultima volontà di un parrocchiano appena morto per Covid: “Dite a mia moglie che le ho sempre voluto bene”. Nel primo commento il racconto che ne ha fatto don Mario con un videomessaggio pubblicato sul sito della parrocchia.

Ho sempre pensato che la maggiore ingiustizia con la clausura della pandemia l’abbiamo fatta ai morenti costretti ad affrontare la morte in solitudine e trovo ora un riscontro a questo mio pensiero in un’intervista del cardinale Pietro Parolin segretario di Stato Vaticano, che segnala tra i “limiti” del comportamento collettivo, civile ed ecclesiale, in questa stagione cattiva, l’aver ostacolato “la prossimità dei familiari e l’accompagnamento spirituale dei malati e dei moribondi”. Nel primo commento riporto questo passo dell’intervista e metto il link alla fonte.

Il Vangelo che leggiamo domani [Matteo 16, 21-27] ci presenta un Simone, appena appena divenuto Pietro, che scongiura Gesù dall’inoltrarsi sulla via della Croce e Gesù – che l’aveva detto ispirato dal Padre – stavolta lo chiama Satana e lo accusa di pensare secondo gli uomini: nel primo commento riporto il dialogo dei due e nel secondo segnalo la rapidità con cui in sei versetti il primo degli apostoli passa dal “beato te” al “Satana”.

“A un certo momento ti trovi solo con te stesso. Se ci penso, quello che più mi ha aiutato in quella fase è stato mettermi completamente nelle mani del Signore. E devo dire che da quel momento ho provato una serenità totale”: parole di Giorgio Franceschi a Diego Andreatta di “Vita Trentina”. Nei commenti riporto brani dell’intervista pubblicata l’8 aprile e una scheda su Franceschi.

Giovanni De Cece, romano, quattro figli, catechista del Cammino Neocatecumenale, lavora in una società informatica. Ha rappresentato i guariti dal coronavirus nella recita del Rosario con il Papa, in Vaticano, il 30 maggio, a chiusura del mese mariano. Nei commenti riporto una parte del racconto dei giorni d’ospedale che ha fatto il 3 giugno ai microfoni di Radio Vaticana, racconto incentrato sulla domanda insistente a Dio “su che volesse fare con me: Signore dimmi tu”.


L’estate vagabonda mi riporta da Paolo Guerriero, amico Down di 36 anni che dipinge, scolpisce, pratica la musica e il giardinaggio. Dei suoi dipinti e delle sue sculture ho raccontato più volte qui nel blog e ora torno a dire riportando nei commenti le immagini di cinque sue opere del periodo più recente. Qui lo vediamo con il papà Elio mentre presentano ai visitatori dell’ultima mostra di Paolo (Castagneto Carducci luglio 2019) un lavoro intitolato “Il papà”.

“Qualcosa lassù abbiamo smosso” dice delle preghiere sue e dei suoi Piero Perazzoli che si è salvato per un soffio dal Covid-19, ma ammette francamente d’aver vissuto un interminabile incubo nei 75 giorni di ospedale e 30 di terapia intensiva vissuti tra Piacenza e Bologna, fino a “sperare di varcare la soglia”. Perazzoli, 63 anni, residente ad Agazzano, Piacenza, calciatore in gioventù e poi dirigente sportivo, ha narrato la sua avventura a vari giornali ed emittenti. Riporto nei commenti sue parole che prendo da “La Libertà” del 26 maggio e da “Avvenire” del 27 maggio.

Nel Vangelo che leggeremo domani a messa [Matteo 16, 13-20] Gesù chiede ai discepoli chi dicano che egli sia e Pietro risponde per tutti: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Gesù loda la giusta risposta ma avverte Pietro che essa non gli viene dalla carne e dal sangue ma dal Padre “che è nei cieli”. Nei commenti riporto una parte del testo e metto uno spunto su quella risposta venuta dall’alto che è sorella di ogni risposta che attesta la fede.

Ho un ricordo personale, quasi esclusivo, di Cesare Romiti (che è morto martedì 18 a 97 anni): quando l’incontravo a messa in parrocchia. Poche parole ma tante volte. Attorno a questo ricordo da nulla intreccio qualche altro filo: la conversazione sul Papa e sulla Cina con il cardinale Ruini e con Andreotti nell’atrio della Gregoriana, ed io quarto tra cotanto senno. La sua scoperta recente dei bambini con la nascita di una pronipote. Quando per fame, nella Roma occupata dai tedeschi, rubò un sacco di farina. Nei commenti metto in fila queste pagliuzze.

Don Renato Passoni, parroco di San Marziano a Mede, ha vissuto momenti drammatici nelle settimane più dure della pandemia: la morte della mamma ricoverata nella stessa sua clinica, che non può assistere nè salutare; e poco dopo la Pasqua, fatta in rianimazione. Nel primo commento le parole con le quali ha annunciato dalla clinica, in facebook, a fine marzo, la morte della mamma; nel secondo quelle con cui ha salutato i parrocchiani al momento dell’uscita dalla clinica e di un primo ritorno in parrocchia, a fine maggio.