Il blog di Luigi Accattoli Posts

Un giovane teologo laico che si è formato nello Studio teologico di Catania ed è ora dottore di ricerca a Lugano e al San Raffaele di Milano, ha pubblicato da EDB uno studio specialistico sulla “Sacramentalità dell’episcopato tra storia, teologia e liturgia” a cui ha posto il titolo provocatorio “Una Chiesa senza vescovi?”. Il libro – che ha la presentazione di Marcello Semeraro vescovo di Albano e segretario del Consiglio dei cardinali – è stato presentato ieri pomeriggio al Festival di mezza e state di Tagliacozzo: e io ero tra i presentatori. Ovvero facevo domande ai presentatori, che erano l’autore e il dottorando in teologia alla Gregoriana Antonio Allegritti, appartenente alla diocesi dei Marsi nella quale si trova Tagliacozzo. Nei commenti un brano del volume, l’indice, le mie domande ai relatori, ispirate all’intenzione di rendere la materia accessibile al pubblico di una festa di mezza estate.

Nel Vangelo di domani (Matteo 14, 22-32) abbiamo Gesù che cammina sulle acque e Pietro con lui. Un episodio leggero come una parabola a lieto fine. Un gesto lieve di Gesù, fantasioso e paradossale. Fuori da ogni ordinarietà. Nella fantasia del divino. Si potrebbero scegliere molti fuochi di lettura: io prendo il momento in cui Pietro riesce anche lui per un attimo a camminare sulle acque. Prima riporto il brano e poi accendo una lucetta interpretativa.

Il presidente Trump ancora e sempre corre in aiuto dell’onnipotenza divina sperando che questa suo soccorso l’aiuti, di rimbalzo, a vincere le elezioni. Se Joe Biden venisse eletto alla Casa Bianca, la sua elezione, ha detto l’altro ieri a Cleveland, in Ohio, “ferirebbe la Bibbia, farebbe male a Dio”. Infatti Biden – ha finemente argomentato – “è contro Dio, è contro le pistole, è contro l’energia, il nostro tipo di energia”. E’ così chiaro infatti che Dio vuole le pistole. Nel primo commento richiamo l’inveterato convincimento dei mammalucchi cristiani che il soccorso portato a Dio giovi nei sondaggi.

Capita – non tanto in Italia ma nel vasto mondo – che un parroco versando acqua sulla testolina del bimbo non dica “io ti battezzo” ma “noi ti battezziamo” e lo farà magari per coinvolgere nel rito la comunità: ma non può farlo – sentenzia la Congregazione vaticana per la Dottrina della fede – e quel battesimo non sarà valido e quel bimbo dovrà essere ribattezzato con le giuste parole che sono da sempre comandate. – E’ l’attacco didascalico di un mio articolo pubblicato oggi dal Corsera, che riporto per intero nei commenti.

“Ho visto la morte e mi sono sentito fonte del male” dice parole forti don Claudio Rubagotti, prete di Cremona, che ha fatto l’esperienza della terapia intensiva. Nei commenti riporto sue parole prese da un’intervista. Vi sono anche critiche alle decisioni del governo e dei vescovi. E’ la quindicesima storia di pandemia che racconto nel blog: per vedere le precedenti vai al quarto commento del post del 2 agosto.


E’ un’immagine della messa di addio al vescovo Lorenzo Chiarinelli, mio amico di gioventù, presieduta stamane a Rieti, in piazza Battisti, davanti alla cattedrale, dal vescovo Domenico Pompili. Ieri avevo descritto qui nel blog la ricca e amabile figura di questo uomo di Dio. Nei commenti riporto un altro mio testo con il quale lo ricordo oggi sull’Osservatore Romano: un testo che il direttore Andrea Monda mi aveva chiesto di persona e che ha pubblicato a pagina sei con il titolo “Maestro di amicizia e di libertà”.

Torna l’allarme sulla salute del Papa emerito Benedetto XVI, che ha compiuto 93 anni in aprile: ma è un allarme senza nuove evidenze cliniche, che insiste sulla ben nota condizione di “fragilità” che con il tempo ovviamente non può che aggravarsi. – E’ l’attacco di un mio pezzo pubblicato oggi dal “Corriere della Sera”: lo riporto per intero nei commenti.

Ieri in serata è morto a Rieti a 85 anni il vescovo Lorenzo Chiarinelli, amico mio di gioventù e poi sempre fratello maggiore nei giorni e nelle notti di tanti decenni. A ricordo immediato riporto nei commenti la prefazione che nel 2007 scrissi per un suo libro EDB intitolato “Padre, dimmi una parola”. “Come civetta che vede nella notte” era il titolo della mia prefazione.

Ieri a mezzogiorno il Papa si è affacciato alla finestra con accanto – a piegargli il microfono – un nuovo segretario personale: il quinto che abbiamo conosciuto in sette anni. Si chiama Fabio Salerno: nei commenti riporto l’articolo che ho scritto per il “Corriere della Sera” in occasione della sua nomina, annunciata sabato. Il sale della faccenda sta nel fatto che Papa Bergoglio non vuole un segretario plenipotenziario ed è per questo che li cambia spesso.

“Marina Vanzetta, infermiera, operatrice del 118 di Verona, ha soccorso una anziana donna e le è stata accanto fino alla morte”: è la motivazione con la quale Marina – 55 anni, coordinatrice infermieristica del reparto di Otorinolaringoiatria all’ospedale Sacro Cuore di Negrar e infermiera delle ambulanze del 118 – è stata proclamata il il 2 giugno Cavaliere al merito della Repubblica. Quel giorno quell’onorificenza il presidente Mattarella la consegnò a 57 cittadini “che si sono particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante l’emergenza del Coronavirus”. Nei commenti alcune parole di Marina che prendo da interviste e cronache.