Il blog di Luigi Accattoli Posts

Dedico un post e sei commenti alla presentazione di un libro pubblicato in pandemia da Leonardo Lugaresi: «Vivere da cristiani in un mondo non cristiano. L’esempio dei primi secoli» [Lindau editore]. L’ho letto imparando molto e spinto da ogni pagina a interloquire – tra me – con l’autore, che conosco, è colto, ha un’ottima scrittura. Metto una scheda sul volume e sull’autore, riporto l’indice e il risvolto di copertina. Concludo con una mia guida alla lettura che avrà tre paragrafi. Lugaresi è un frequentatore di questo blog da 14 anni, cioè da quando il blog nacque. Spesso siamo stati in disaccordo ma sempre ci siamo capiti.

“Grazie Georg per quello che mi hai donato”: sono le ultime parole del messaggio con il quale il Papa emerito ha partecipato alla messa di addio per il fratello – morto il 1° luglio a 96 anni – che si è tenuta oggi nel Duomo di Regensburg. Il messaggio, che riporto nel primo commento, è stato letto durante la celebrazione dal segretario di Benedetto, Georg Gänswein.

Leggo che il presidente del Brasile Jair Messias Bolsonaro si è preso il Covid 19 e chiedo ai visitatori di aiutarmi a capire perchè negazionisti e minimizzatori della pandemia sono generalmente di destra. Prima domanda: risponde al vero questa impressione? Seconda: perché Trump, Johnson, Bolsonaro snobbano le misure di prudenza rischiando di contrarre il virus? Lo stesso mi pare avvenga tra gli ecclesiastici: Viganò dalla barba nera parla di “presunta pandemia”. Che cosa predispone i destri a negare e i mancini a credere?

Questa è la settima storia della pandemia che pubblico nel blog: è di un prete di Trento, don Piero Rattin, che ha preso il contagio e l’ha vinto, ne ha parlato e ha scritto – per incarico dell’arcivescovo – un “atto di affidamento” a Maria che l’arcivescovo ha pronunciato in cattedrale il 3 aprile. Aveva già narrato la sua esperienza della malattia in un editoriale del settimanale “Vita Trentina” (27 marzo) e ne ha poi trattato in diverse intervista. Dall’editoriale prendo le parole che ho scelto per il titolo del post. Da un’intervista a L’Adige del 13 aprile ne prendo altre sulla Pasqua in pandemia e sulla fede nella prova. L’atto di affidamento lo riporto per intero. Concludo con un mio saluto a don Piero.

Leggeremo nel Vangelo di domani: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Matteo 11, 25-30). Tra i rovesciamenti del Vangelo questo è il più radicale perché non ribalta una qualsiasi precedenza in vigore tra gli umani, ma quella suprema della conoscenza del Padre. I sapienti e i dotti – ovvero i grandi secondo il mondo – possono stabilire e rivendicare vantaggi d’ogni sorta, ma l’accesso al divino va di suo ai piccoli. Nel primo commento dico che cosa intendo per rovesciamenti del Vangelo, nel secondo chiarisco che cosa farò, qui nel blog, con i Vangeli della domenica.

Ricordo don Georg Ratzinger, morto ieri a Regensburg, rievocando brevemente la sua vicenda umana e segnalando in particolare lo sconcerto con cui accolse l’elezione a Papa del fratello Joseph di tre anni più giovane. I due erano legatissimi, come fossero gemelli. E don Georg che “manda al diavolo tutti” quando lo vede Papa ci aiuta a capire il carattere inaspettato – per i due fratelli – di quell’esito del Conclave. Riporto nei commenti l’articolo che ho scritto ieri per il Corsera, pubblicato oggi a pagina 25 con il titolo “Quel legame inscindibile tra Georg e Benedetto”.


Tra le stirpi dotate di parola che popolano la Terra di Mezzo narrata da Tolkien quella degli Ent è una delle più riservate, rara a incontrarsi al giorno d’oggi. Grande è stata dunque la festa per essermi incrociato ieri con Balbarbero nel mezzo di Villa Doria Pamphili. L’ho trovato aggiornatissimo, tant’è che mi ha salutato con il gomito. Nel primo commento le istruzioni per l’uso.

«Costruiamo una torre che tocchi il cielo»: nei giorni più chiusi della pandemia, provocato prima da un amico ebreo e poi da un gruppo di lettori della Bibbia che si riuniva via Zoom, mi sono azzardato a proiettare il mito di Babele sul mondo del COVID-19 e mi è parso che ci fosse un punto in comune, un fantasma se non una figura che le due parabole sovrapponendosi venivano a configurare: quello dell’unità della famiglia umana. – E’ l’attacco di un mio articolo pubblicato dalla rivista il “Regno” nel fascicolo del 15 giugno. Nei commenti i primi e gli ultimi capoversi di quel testo.

“Rinnoviamo piena e affettuosa adesione a Vostra Santità Vicario di Cristo e pietra di fondamento dell’unità della Chiesa. Il Signore la conservi a lungo, Santità”: così stamane in San Pietro il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio, ha terminato il caldo saluto a Francesco prima della concelebrazione nella festa dei Santi Pietro e Paolo. Stante la rinnovata offensiva dell’ex nunzio Viganò contro il Papa, che nel mese di giugno ha avuto varie manifestazioni, queste parole costituiscono un atto di sostegno paragonabile a quello che Re aveva compiuto con la lettera del 26 febbraio sulla questione cinese. Si conferma il ruolo del nuovo decano dei cardinali a sostegno attivo dell’attività papale. Nei commenti riporto l’intero saluto di Re a Francesco, che ho trascritto dalla registrazione. E’ un documento della ricezione dell’azione papale in pandemia da parte dell’ambiente curiale.

Vangelo esigente, drammatico, quello di oggi (Matteo 10, 37-42), che riporto al primo commento: “Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me”. Per fortuna la seconda parte del brano un minimo ci rasserena: “Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, non perderà la sua ricompensa”. Insomma una sequela esigente, proposta senza accomodamenti. Ma anche una sequela nella quale possono esservi mansioni e obbedienze diverse: dall’offerta del bicchiere d’acqua alla presa della croce. Dopo riportato il testo, dico ancora.