Ieri ero in viaggio e non ho seguito l’attacco di Salvini a Conte in Senato né la replica di Conte. Oggi ho ascoltato l’audio e ho trascritto un brano dell’arringa del presidente del Consiglio in risposta alle contumelie del leghista, che l’aveva chiamato “voltagabbana inchiodato alla poltrona”. Nel primo commento riporto il brano che ho trascritto e nel quale forse mi riconosco. Perchè dico “sorbole” lo saprai leggendo il secondo commento.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Francesco tornando oggi da Maurizio ha dato in aereo due lunghe risposte sulle critiche che lo prendono a bersaglio e sulla questione dell’evangelizzazione e del proselitismo. Le riporto per intero, spezzandole in paragrafi per comodità di lettura e mettendo miei titoletti. Non le commento sia perchè mi paiono chiare, sia perchè ora non ho il tempo per farlo con la cura che i due argomenti meriterebbero. Ma lo lo farò domani, dopo che avrò studiato i due testi.
Nella predicazione svolta dal Papa nel viaggio in Africa, Madagascar e Maurizio – che termina oggi – ci sono state tre parabole, ovvero racconti con un insegnamento, meritevoli di narrazione. Le riporterò con questo post e con altri due nei prossimi giorni. Questa prima la intitolo alla “giovane monaca e al vecchio Papa” perchè in essa, attualizzandola, Francesco mette in scena se stesso. La seconda la chiamerò “Parabola della capra e della doppia grata”, la terza “Parabola del pallone di stracci”. Le prime due le ha narrate parlando a braccio sabato 7 settembre alle contemplative del Madagascar. Quella che metterò per terza, con il titolo sul pallone di stracci, l’aveva improvvisata il 5 settembre a Maputo, nell’incontro con le Scholas Occurrentes.
Domani lungo l’intera mattinata sono in studio a TV2000 per le dirette del Papa da Maurizio, ultima tappa del viaggio di cinque giorni che l’ha già portato nel Mozambico dell’aids e della lunga guerriglia e nel Madagascar dell’estrema povertà. Oggi sarà a Maurizio. Martedì rientra a Roma. Nei commenti al post precedente ho riportato alcuni passaggi della predicazione svolta da Francesco tra giovedì e ieri. Nel primo commento a questo post dico la mia percezione d’insieme della trasferta: il Papa dei poveri nei paesi più poveri.
“Il Signore non ci chiama col nostro peccato, ci chiama per nome e ci dice: seguimi”. Sono parole che il Papa ha appena detto ai giovani del Madagascar, ad Antananarivo. Da esse parto per un’antologia della predicazione che ha svolto oggi, ieri e l’altro ieri, nei primi tre giorni del viaggio in Mozambico, Madagascar e Maurizio per il quale Francesco è partito mercoledì 4 settembre e dal quale tornerà martedì 10.
«Ho smesso di credere in Dio. Ma se avessi la certezza di poter riabbracciare mio figlio nell’Aldilà, forse mi ucciderei»: lo dice al Corsera di oggi Luigi De Ecclesiis, padre di Edoardo mentre prepara la festa dei 18 anni del figlio morto il 16 novembre 2017. Il nostro vero combattimento è sempre quello con Dio.
Come quarto elemento dello Strumento di lavoro per il Sinodo dell’Amazzonia che potrebbe darci insegnamento, da Chiesa giovane e Chiesa antica, segnalo la proposta di realizzare assemblee “con la partecipazione di tutti i fedeli” in vista “dell’organizzazione della comunità cristiana per la trasmissione della fede”. Nei commenti la fonte di questo testo e altri due passaggi dello Strumento di lavoro che gli somigliano.
Lungo brontolio del tempo su Roma. Cresce da un’ora. Il negozietto cinese e quello nepalese hanno ritirato i trespoli con le minime merci. Il Kebab chiude tavoli e sedie. Turisti corrono ai portoni. Sarà il temporale di fine estate. Lo sanno i cagnetti che cessano di abbaiare dai balconi ai marciapiedi.
Giornata di soprassalti per un vaticanista: il Papa annuncia dieci nuovi cardinali e racconta dalla finestra che è restato chiuso in ascensore per 25 minuti. Tra i cardinali ci sono il romano Zuppi, arcivescovo di Bologna; il portoghese Tolentino Medonça, bibliotecario; il gesuita Michael Czerny, sottosegretario ai migranti e segretario speciale del Sinodo dell’Amazzonia. Nei commenti l’elenco, le parole, i dettagli, le mie esclamazioni.
Ieri pomeriggio sono stato a Villa Nazareth per la messa di addio al cardinale Achille Silvestrini, che era morto l’altro ieri a 95 anni. Sono stato amico del cardinale, che più volte mi ha invitato agli incontri culturali con i giovani di Villa Nazareth. Nel primo commento rievoco la celebrazione di ieri. Nei seguenti traccio un suo profilo e metto il link a un testo che scrissi per il mensile “Villa Nazareth” in occasione della nomina a cardinale nel giugno del 1988.
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