
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“La riforma agraria impoverisce i ricchi ma non arricchisce i poveri” diceva Padre Pio all’inizio degli anni ’50. Andreotti dopo la morte del frate appurò che quelle parole gli erano venute dal deputato Gerardo De Caro (Roberto Rotondo, “I miei santi in paradiso”, LEV 2018, p. 231). Così andava allora la faccenda: i politici istruivano i santi, che ammonivano gli elettori, che eleggevano i politici. Se litigavano lo sapevi dopo la morte.
Sabato 10 è arrivato il nuovo statuto dello Ior: mira a renderlo «più fedele alla missione originaria», introduce il revisore esterno, potenzia il ruolo del prelato, prevede una maggiore attenzione alle norme etiche e alla cura del personale, vengono abbreviati i tempi degli incarichi al fine di evitare che si formino “cupole” e consuetudini inespugnabili. Nei commenti i rimandi ai testi della riforma e alla presentazione che ne hanno fatto i media vaticani.
“Il sovranismo è un’esagerazione che finisce male sempre: porta alle guerre”: metto queste parole a titolo dell’intervista al Papa pubblicata ieri dal quotidiano “La Stampa”. Ne parlo ora perché ieri e oggi ero in viaggio. Non contiene affermazioni rilevanti, ma ritengo utile per me memorizzare alcune parole sull’Europa, su sovranismi e populismi, sull’Amazzonia.
Ieri Roma, città e Chiesa, ha “salutato” la bambina che il 6 luglio fu trovata morta nel Tevere: è stata un’adozione simbolica con la quale la piccola è stata chiamata Francesca Romana. Nel primo commento ricordo il fatto e il saluto, nel secondo riporto un mio articolo apparso ieri sul “Corriere Roma”.
Il 13 luglio Buenaventura, la città forse più violenta della violenta Colombia, festeggia il patrono San Bonaventura: il vescovo Rubén Darío Jaramillo Montoya sale su un camion dei pompieri e percorre le vie più malfamate spargendo acqua benedetta. La sua prima idea era stata di spargere l’acqua da un elicottero come si fa con gli incendi: se il male è tanto grande, grande dev’essere l’aspersorio, deve aver pensato.
Omosessualità e santità: accendo una spia su questo tema scheggiatissimo, accogliendo la provocazione che mi è venuta da una recensione di Fabrizio Sebastiani al libretto sulle “parabole” di Papa Francesco – recensione segnalata in un commento al post del 31 luglio – e rievocando un passaggio dei 14 testi di Baget Bozzo sull’omosessualità che vado studiano. Nei commenti i rimandi a Sebastiani e a Baget Bozzo, seguiti da una mia interpellanza ai visitatori.
Oggi il Papa, nel 160° della morte del santo Curato d’Ars, ha inviato una lettera di gratitudine e di incoraggiamento a tutti i preti del mondo che si sentono messi alla prova, “ridicolizzati e colpevolizzati” dagli scandali sessuali dei confratelli. Nei commenti alcuni passaggi della lettera e qui, a prologo e a mo’ di dedica, il mio abbraccio ai preti che conosco.
“Dio è in cielo in terra e in ogni luogo” diceva il catechismo ma i catechisti avevano l’elenco aggiornato dei luoghi dove non poteva proprio stare a cominciare da quelli dove la vita si presenta più “umana”, come protestava Eugenio Montale con l’elzeviro “Sosta a Edimburgo” (Corriere di Informazione, 15 ottobre 1946). Montale avrebbe forse lodato la “Gaudete et exsultate” di Francesco che al paragrafo 42 biasima la pretesa di “definire dove Dio non si trova”.
Mi scrive un lettore del libretto delle 110 “parabole” di Papa Francesco [vedi post precedente] che chiede: “Avevo già notato dal blog la tua passione per la parola ‘parabola’: ma da dove ti viene?” Ho risposto: dalle parabole di Gesù, ovviamente, che cerco di imparare a memoria. Ma anche dal Talmud, dalle storielle dei maestri rabbinici, dai racconti dei Chassidim, dalle Mille e una notte, dai fioretti di tutti i santi, dalle astuzie di Bertoldo e dalle simplicità di Bertoldino, dalle avventure di Pinocchio, dagli exempla e dalle similitudini d’ogni secolo, dalla “Leggenda aurea”, dal Novellino e dal Boccaccio. “Dal Boccaccio?” richiede il mio lettore. La risposta la trovi nel primo commento.
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