Due antefatti con protagonista il Papa spiegano il nuovo atteggiamento della Cei sui migranti, che la vede favorevole alla stretta del governo su Ong e scafisti: un invito di Francesco ai governanti perché gestiscano con «prudenza» l’apertura agli immigrati, fatto il 1° novembre scorso; un incontro fino a oggi restato riservato del Papa con il premier Paolo Gentiloni, un mese fa in casa dell’arcivescovo Angelo Becciu, numero due della Segreteria di Stato. E’ l’attacco di un mio articolo pubblicato oggi dal Corsera, scritto in collaborazione con il collega Dino Martirano.
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Leggo sul sito del collega Marco Tosatti, “Stilum Curiae”, un testo del cardinale Burke sui limiti del magistero papale che condivido: e mi rallegra condividerlo. Vuol dire che ci si può intendere nella lontananza. Ho sempre sostenuto che Papa e sacerdozio devono diminuire mentre devono crescere i cristiani comuni, donne in primis. Papa Francesco è provvidenziale per le due imprese. E’ forte condividere con l’altra sponda quest’idea chiave per la Chiesa di oggi.
Dalla protesta di Innocenzo X per la Pace di Westfalia (1648) la “lamentatio” dei Papi sull’andamento del mondo segna i secoli almeno fino al decreto “Lamentabili” di Pio X (1907). Da cent’anni i Vescovi di Roma accennano a piantarla con le lagne e Francesco in giugno ha appeso alla porta dell’appartamento – in Santa Marta – la scritta “Vietato lamentarsi”. Un scherzoso antidoto all’indole piagnona dei devoti? Vediamo per quanto il cartello resterà in situ.
Il cardinale Dionigi Tettamanzi, morto ieri a 83 anni, aveva aiutato Papa Francesco nei Sinodi che hanno preparato l’Amoris laetitia e si era impegnato a favorirne la ricezione tra i vescovi italiani. Nei primi tre commenti riporto un mio articolo pubblicato oggi dal “Corriere della Sera” a pagina 14, in altri metto quanto non era entrato nello spazio che mi aveva assegnato il quotidiano.
Un comunicato della Segreteria di Stato chiede al governo del Venezuela di rinunciare alla nuova costituzione e alla repressione militare delle manifestazioni: è il primo intervento di Francesco in un conflitto con morti nelle strade e nelle piazze, condotto non per via diplomatica ma in campo aperto, con un appello rivolto sia al governo sia al popolo del Venezuela. Nei commenti il comunicato.
Aggiornamento al 5 agosto. “Il Papa a Maduro: sospendente la costituente. Ma il leader venezuelano ignora l’appello di Francesco: l’Assemblea si insedia sei ore dopo”. E’ un mio commento pubblicato oggi dal Corsera a p. 10.
Pare vi sia in giro gente di preghiera che s’ingegna a ottenere un accelerato ritorno dell’innovatore Francesco alla casa del Padre. “Inaudito” gridano i sostenitori di Bergoglio impegnati a invocargli lunga vita ma c’è chi ricorda che non mancò in passato chi impetrò una rapida morte di Pio XII e il Belli attesta che era abituale nella Roma papalina sperare “ner conforto / che crepi un papa che te pija in gola” (sonetto “L’età dell’omo” 14 marzo 1834).
Mi arriva in omaggio il volumetto del collega Paolo Rodari sul successore di Ambrogio nominato il 7 luglio: “Mario Delpini. La vita, le idee e le parole del nuovo arcivescovo di Milano” (Piemme, pp. 164, euro 15.90). Nei commenti riporto tre brani. Il primo, dal quale prendo il titolo del post, è in un testo in versi dell’ultimo capitolo, “Poesie”: l’arcivescovo scrive poesie. Forza le parole per comunicare. Un tratto che apprezzo.
La differenza tra la disfida di Barletta e quelle dei blog è che la prima avvenne un dì, mentre quelle dei blog avvengono tuttodì e sono d’infinita lagna. Non entro a descriverle ma offro qualche suggerimento per evitarle o fermarle: non rispondi, ci scherzi su, quereli, dici e taci. – Per la prima puntata vedi qui.
Ero in viaggio quando ho sentito la notizia della morte di Charlie Gard. Lo ricordo con le parole del Papa: “Affido al Padre il piccolo Charlie e prego per i genitori e le persone che gli hanno voluto bene”. E con quelle della mamma Connie: “Il nostro splendido bambino se n’è andato”.
“Dio sogna” sentenzia un inedito del cardinale Martini in libreria da maggio: “I verbi di Dio” (Edizioni Terra Santa). Dio sogna – ci assicura l’arcivescovo biblista – e “rischia per noi, si sporge, perde l’equilibrio” (p. 46). Dell’Altissimo che “rischia e piange” predicava sempre a maggio Bergoglio: “Il nostro Dio è un sognatore” (omelia di giovedì 17). Si direbbe che il Dio dei Gesuiti non sia immobile come voleva Aristotele ma piuttosto mosso e quasi sonnambulo.
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