“Questi poverissimi profughi siriani, in fuga da tutto, hanno affittato una casa e in ogni stanza, in ogni spazio possibile, hanno ricavato delle classi. Questa scuola al momento ha 250 allievi! I banchi sono dei tavolini, le sedie sono state recuperate un po’ dappertutto”: è un lampo del racconto di una visita a un campo di profughi siriani, appena oltre la frontiera turca, che mi hanno mandato Gabriella e Roberto Ugolini, una coppia di fiorentini in missione in Turchia. Nei primi commenti il racconto, utile a intendere la vita sulla terra.
Il blog di Luigi Accattoli Posts

Sono a Milano per una cara persona che compie gli 80 – della coincidenza con l’Expo non sono responsabile – e vado a vedere “Leonardo da Vinci 1452-1519” che è straordinario. Non ho veduto le violenze pur essendo stato nel metrò da Biseglie a Duomo, poi in Duomo, in Galleria, alla Scala, a Palazzo Reale dov’è Leonardo. La sezione che ho apprezzato di più è la III, “Il paragone con gli antichi”, dove ho trovato “La Belle Ferronière” del Louvre accanto alla “Dama col mazzolino di fiori” del Verrocchio: due che da sole riempirebbero cielo e mondo. La Belle che si gira di spalla e busto e volto e occhi e continua a guardarmi dopo che sono passato nella sezione IV “Il paragone con gli antichi”. Un bel saluto milanese a tutti, non senza raccontarvi che la sezione X è intitolata “De coelo e mundo”. E ciò vi basti.
“L’impressione è che una parte del partito democratico faccia fatica ad accettare la leadership di Renzi. Cosa incomprensibile, vista la sua vittoria alle primarie e poi il 40 per cento di voti superato dal Pd alle elezioni Europee. Credo in una sinistra che non abbia paura, che sia capace di misurarsi con il mondo di oggi. Renzi è adatto a questo”: così Piero Fassino in una pacata intervista al “Corriere delle Sera”. Nei primi commenti altre parole di Fassino e il rimando a un intervento di Ceccanti.
Radesh Lama, volto brunito, occhio simpatico, quarant’anni, ha un negozietto di articoli turistici nepalesi davanti a casa mia: borse, sacche, foulards, collane, piccole sculture di legno. Vivi colori, odore di sandalo sulla via. Gli porto una bottiglia di vino in segno di solidarietà e gli chiedo dei parenti che sono proprio a Kathmandu: “Ho lì un figlio, dodici anni, che era a scuola e non ha avuto danni. Una sorella è andata a prenderlo al garden dove tutti scolari erano con maestri”. Radesh desidera riabbracciare il figlio dopo il grande spavento e vorrebbe correre laggiù con la moglie, che ha “un negozio come questo in Belgio: ma ora non è possibile”. Lo abbraccio in segno di solidarietà e rifletto su come sia difficile essere padri e madri sul pianeta che trema.
“Voi in cattedra e gli altri in ascolto, e – ne sono sicuro – meravigliati per le ricchezze che sono offerte. Chi mai pensa che un senza dimora sia una persona da cui imparare? Chi pensa che possa essere un santo?”: così Francesco stasera in un videomessaggio agli ospiti delle case di accoglienza della Caritas romana, in occasione di un loro spettacolo al Teatro Brancaccio intitolato “Se non fosse per te”. Nei primi commenti altre parole del Papa.
Come narrato due post indietro, sabato 25 aprile sono stato tra coloro che hanno ricordato la liberazione: l’ho fatto a Montecassiano, minimo borgo del maceratese, a dieci chilometri dal luogo dove sono nato e l’ho fatto – io credo – in modo diverso dalle commemorazioni abituali. Si ricordava un prete che fu protagonista della carità nel soccorso ai perseguitati politici ma insieme ai preti uccisi dai tedeschi ho ricordato quelli uccisi dai partigiani perché proteggevano i fascisti dopo la ritirata dei tedeschi. E ho riproposto le parole di Giovanni Paolo II che in un messaggio pasquale definì martiri ed eroi coloro che resistettero all’oppressione in nome della dignità dell’uomo: “Questa fu la loro resistenza”. Chi fosse interessato qui può leggere la mia conferenza.
“Io sono il vostro ultimo parroco. Se non accettavo di venire qui io, che sono in età da pensione, la parrocchia sarebbe stata soppressa perché il vescovo non aveva nessuno da mandare. L’età media dei preti della nostra diocesi è di 68 anni”: così parlava oggi alle 11.00 don Paolo Sconocchini, parroco di San Carlo di Osimo. Bella chiesa moderna, vasti locali parrocchiali, una corale giovanissimi, famiglie con bimbi, tanti chierichetti e chierichette, bambini del catechismo che correvano in sacrestia dopo la messa a prendere dal simpatico don l’ostia non consacrata. Due volte la settimana don Paolo celebra un’affollata “Messa di guarigione”. Perchè una comunità viva non genera preti?
Sono a Montecassiano, borgo delle meraviglie nei pressi di Macerata, dove ho tenuto una conferenza oggi pomeriggio nel Palazzo dei Priori, per il settantesimo della liberazione, in memoria di un parroco protagonista della carità nei mesi dell’occupazione nazista. Un bel saluto a tutti.
Nel calendario delle nostre serate familiari di Pizza e Vangelo per lunedì 27 abbiamo in programma Atti 8, 26-40, che narra del diacono Filippo che battezza l’eunuco etiope ministro della regina Candace. In vista dell’appuntamento chiedo ai visitatori che ne sanno qualcosa: possiamo trovare in quell’episodio un qualche insegnamento per il nostro modo di guardare ai transessuali? L’eunuco non è un trans?
“Per una parrocchia il cambiamento dell’uscita missionaria è una grande trasformazione. Si tratta di uscire non soltanto dai confini di una pratica e di un ambiente, ma innanzitutto da un linguaggio, da una mentalità, da un metodo. Passare dal modello di Chiesa costituita della tradizione europea al modello della comunità missionaria. Da una Chiesa che segna i confini e rimpiange la vecchia società a matrice cristiana, a una comunità che cerca ogni via per farsi lievito in una società che non è più a dominante cristiana”: è un passaggio della conferenza che ho tenuto l’altro ieri a Mombretto di Mediglia, bassa milanese: La Chiesa in uscita di Papa Francesco nella realtà quotidiana di una parrocchia.
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