Il blog di Luigi Accattoli Posts

Ai visitatori romani o di passaggio a Roma: vi invito a venire domani, lunedì 23 febbraio, alle 19.45, alla parrocchia di Santa Maria ai Monti [via della Madonna dei Monti 41, all’incrocio con via dei Serpenti], dove presenterò il collega vaticanista Marco Politi (già alla “Repubblica”, ora al “Fatto Quotidiano”), che presenterà il suo libro FRANCESCO TRA I LUPI. IL SEGRETO DI UNA RIVOLUZIONE (Laterza editore). Politi e io siamo vecchi amici: ci conosciamo dal 1975. Abbiamo diverso sguardo sui fatti di Chiesa, lui da esterno io da interno, ma non abbiamo mai litigato e sempre ci siamo aiutati a capire.

Lo scheletro con lo schioppo che è nel Trionfo della Morte di Clusone mi è tornato agli occhi la settimana scorsa, quando a Barcelona scovai il demone che affida la bomba al terrorista: due aggiornamenti del trionfo della morte che mi pare abbiano qualcosa in comune, tipo la tempestività storica. Nel primo commento il richiamo della parabola di Gaudì, nel secondo e terzo un’interpretazione di quella di Clusone, nel quarto un’ottava dell’Ariosto che non c’entra nulla.

“L’ Italia deve smettere di lagnarsi e dev’essere più ottimista per il futuro”: lo sostiene Maarten van Aalderen, collega olandese a Roma dal 1990, nel libro “Il bello dell’Italia” (Albeggi Edizioni), che ha presentato ieri alla Stampa Estera. Il volume raccoglie gli apprezzamenti verso il nostro paese espressi da 25 corrispondenti della stampa estera, che fanno ammenda dei frequenti giudizi negativi che si trovano a esprimere, dal momento che “il giornalismo spesso si concentra sulle cattive notizie”. Tra le “unicità” narrate dai colleghi: il volontariato, la creatività, Eataly e il pieveloce Renzi. Nei primi commenti la sintesi dei nostri pregi descritti dal volume e narrati dall’Ansa.

Un’amica di nome Fabiana mi segnala questo motto di Pasquale Pirone – che non conosco – trovato in Rete: “Tutto passa, tutto va via, per cui se puoi scatta sempre una fotografia”. Suona male ma dice qualcosa della mania universale di scattare sempre, a me incomprensibile. Per via Cavour – che è qui sotto – folate di turisti fotografano dall’alba al tramonto. I tabelloni dei bus, le lastre del marciapiede: tutto. Poi si fermano in crocchio a controllare com’è venuto il tabellone romano.


Visitatori belli vi dedico questa immagine che viene dall’Egitto e che dice qualcosa del nostro tempo e della passione che siamo chiamati a vivere. Nel primo commento segnalo la fonte da cui la prendo, che è un nuovo sito che nasce con la Quaresima in cui oggi entriamo: chicercate.net

“Offriamo questa Messa per i nostri 21 fratelli copti, sgozzati per il solo motivo di essere cristiani. Preghiamo per loro, che il Signore come martiri li accolga, per le loro famiglie, per il mio fratello Tawadros, che soffre tanto. ‘Sii per me difesa, o Dio, rocca e fortezza che mi salva, perché tu sei mio baluardo e mio rifugio; guidami per amore del tuo nome'”: così stamane il Papa al Santa Marta, all’inizio della celebrazione.

“Oggi ho potuto leggere dell’esecuzione di quei ventuno o ventidue cristiani copti. Dicevano solamente: ‘Gesù aiutami!’. Sono stati assassinati per il solo fatto di essere cristiani. Il sangue dei nostri fratelli cristiani è una testimonianza che grida. Siano cattolici, ortodossi, copti, luterani non importa: sono cristiani! E il sangue è lo stesso. Il sangue confessa Cristo. Ricordando questi fratelli che sono morti per il solo fatto di confessare Cristo, chiedo di incoraggiarci l’un l’altro ad andare avanti con questo ecumenismo, che ci sta dando forza, l’ecumenismo del sangue. I martiri sono di tutti i cristiani”: così Francesco stamane incontrando il moderatore della Chiesa di Scozia. Nel primo commento la telefonata del Papa al Patriarca copto.

“Io non credo che quelli di Papa Francesco, che semplifica il linguaggio della comunicazione ecclesiastica e lo riconduce al Vangelo, siano errori comunicativi, come si usa dire: egli conosce l’apparato delle distinzioni che si sono accumulate nei secoli e la loro utilità in sede accademica, ma ritiene di doverne uscirne per parlare una lingua nuova, di annuncio diretto, da uomo a uomo, che non resti prigioniera del filtro culturale che lo farebbe arrivare al destinatario – quell’annuncio – come elemento di scuola e di erudizione”: è un passaggio della lectio che ho tenuto stamane all’Università Ramon Lullo di Barcelona su La Chiesa e la comunicazione al tempo di Papa Francesco..

Sono a Barcelona e ne ho approfittato per tornare alla Sagrada Familia dove ho fatto foto per voi. Questa delle vetrate al tramonto valga come prologo e altre ne trovate nei commenti.