“I poveri non solo subiscono l’ingiustizia ma lottano anche contro di essa! Voi sentite che i poveri non aspettano più e vogliono essere protagonisti; si organizzano, studiano, lavorano, esigono e soprattutto praticano quella solidarietà tanto speciale che esiste fra quanti soffrono, tra i poveri, e che la nostra civiltà sembra aver dimenticato, o quantomeno ha molta voglia di dimenticare”: così oggi il Papa ai partecipanti all’incontro mondiale dei movimenti popolari. Nei primi commenti altre sue parole appassionate.
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Mando un bel saluto al sindaco appena eletto di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. Ragioni familiari care e dolenti mi legano a Reggio e a tanti reggini e reggine. Seguii con timore e tremore – informato da uno di loro che si chiamava Domenico Farias – la generosa sortita dalla malasorte tentata da Falcomatà padre negli anni del cambio del millennio. Italo Falcomatà morì velocemente e divenne un personaggio dei miei fatti di Vangelo. Mando gli angeli al figlio Giuseppe che ne rivendica il progetto. – Con l’occasione saluto gli infreddoliti grilli reggini che dal 28,4% delle politiche del 2013 sono scesi al 2,4%. Ci sarà un significato?
«Sono molto felice che l’Usus antiquus vive adesso in una piena pace della Chiesa, anche presso i giovani, appoggiato e celebrato da grandi cardinali. Spiritualmente sarò con voi. Il mio stato di “monaco in clausura” non mi permette una presenza anche esteriore. Esco dalla mia clausura solo in casi particolari, invitato personalmente dal Papa»: sono parole inviate da Benedetto al pellegrinaggio del “Summorum Pontificum”, pubblicate ieri. M’interessano per l’espressione “monaco in clausura”, avendola io usata a prefazione di un volume di testi benedettiani sul monachesimo pubblicato ora ora dall’Abbazia di Praglia. Nel primo commento l’incipit del mio scritto e il link al testo integrale. Un caloroso abbraccio a Papa Benedetto.
Aggiornamento al 27 ottobre. Ai commenti 5-7 parole dette oggi da Francesco su Benedetto “grande Papa”.

Ecco un pozzo della Certosa di Calci che credo unico tra gli unici: è sospeso per incantamento su un ponte che taglia a metà il primo piano del Chiostro della Foresteria, o Chiostro Priorale. Il pozzo vero e proprio, con altra vera in marmo, è al piano terra. Carrucola e lunga corda congiungevano il pozzo, la vera bassa e la vera alta, fino a quando il monaco foresterario poteva tirare a sé il secchio grondante tutt’intorno freschissima acqua. Avete mai visto un pozzo a due piani? O due pozzi in coppia? Battete le mani e leggete al primo commento l’elenco delle meraviglie di ieri e di oggi.
Grillo – dicevo – m’incuriosa perchè ha sèguito tra i giovani che somigliano ai miei figli. Ma io molto discuto con quell’età e su nessuno degli argomenti che Grillo viene sgrullando li trovo mai consenzienti: “rispedire” i clandestini, espellere chi dissente, cacciare Napolitano, tornare alla lira. Nei primi commenti due parole su ognuna di queste pirlate, anticipando l’idea che le guida: il Grillo che sgrilla ha seguito per l’opzione antisistema ma non per i temi che agita, dunque le sue prospettive elettorali non dipendono da quello che dice ma dal misto di paura e rabbia con cui andremo al voto.
“Ora papà sei da qualche parte abbracciato al mio rospetto, continua a tenerlo stretto e a proteggerlo”: parole dette a Lendinara da un uomo di nome Matteo al funerale del padre Danilo, suicida nell’Adigetto con in braccio il nipotino Davide portatore di una grave malattia genetica. Questo papà che chiama “rospetto” il figlio meschinello mi ricorda il grido del Signore al meschino suo popolo in Isaia 41, 14: “Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva di Israele”. Nel primo commento il saluto di Matteo al padre e nel secondo il fatto che l’ha provocato.
“Mirko ama solo una”: letto stamane sulla parete di una carrozza della Metro B in servizio alle 09.00, andando io con essa da Cavour a Garbatella. L’interpreto come scritto da lei con orgogliosa brevità: “Solo una”.
“Sono tanto contenta di essere stata alla messa il giorno di Pasqua. Ancora ne sono felice. Che bello che è stato vedere tutta quella gente buona nella chiesa. E’ sempre così bello quando andate a messa? Che fortunati che siete di poterci andare spesso. Ma ora sono fortunata anch’io perchè mi hanno promesso di venirmi a prendere e di portarmi alla chiesa per la festa della Madonna, l’8 dicembre. Poi di nuovo per Natale. Già sento che sarà bellissimo. Perché non facciamo insieme una preghiera? Diciamo il ‘Padre nostro’? Siete d’accordo?”: parole di di Miriam di Bilçe, piene di gratitudine e di meraviglia, che festeggio con un bicchiere di Vino Nuovo.
Provo a immaginare di che cosa staremmo ora a parlare se il Papa non avesse disposto la pubblicazione immediata della “Relatio Sinodi” e dei voti ottenuti dai singoli paragrafi: staremmo a dilaniarci sulle voci che darebbero per bocciate le “tesi” aperturiste e le altre che le direbbero approvate, sul fatto “sconcertante” che il Papa ha voluto che fossero pubblicate benché bocciate e la protesta di chi addurrebbe che comunque erano gradite a una larga maggioranza assoluta. Quanta tribolazione risparmiata! – E’ un branetto esclamativo del mio commento di giornata al Sinodo dei vescovi.
Sono a Vittorio Veneto per una conferenza sulle sfide della famiglia: ho letto agli uditori brani del messaggio del Sinodo che mi ero stampato in albergo e gli ospitanti mi hanno portato a mangiare polenta e costicine dal “Poeta Contadin” di Combai di Miane (Treviso), dove si teneva la Festa dei marroni. Ho conosciuto Diego Stefani, il poeta che gestisce il ristorante e ho mangiato benissimo. Nel primo commento una poesia di Diego da me letta manoscritta su una bacheca all’interno del ristorante e nel secondo una traduzione a cura dello stesso Diego. Ho pure scritto un articolino per il “Corsera” sulla polemica Marino-Cei che forse linkerò domani.
Aggiornamento al 19 ottobre. Ecco il link promesso nel post.
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