Il blog di Luigi Accattoli Posts

Voto del Senato sul Senato: finalmente una riforma. Ero giovane quando iniziò la cabala delle riforme. Confido che ora si facciano. Che tenerezza Augusto Minzolini e Corradino Mineo, valorosi colleghi che trovano affrettato l’iter: sarà che sono giovani.

Manzoni 12. “Aveva così poco da lodarsi dell’andamento ordinario delle cose, che si trovava inclinato ad approvare ciò che lo mutasse in qualunque maniera”: così il Manzoni nel capo 11 dei “Promessi Sposi” dice di Renzo appena entrato in Milano, che prova un “sentimento di piacere” nel vedere che quella era una “città sollevata” in un “giorno di conquista”. Cioè di esproprio proletario, si sarebbe detto in tempi più recenti. Un Renzo che mi somiglia ai cinquestelle. Nel primo commento riporto un branetto di poco precedente dove mi pare di somigliare – io – a Gervaso. Il tumultuoso capitolo termina con le parole “il vortice attrasse lo spettatore”, che fanno da prologo al capo 12, quello dell’assalto ai forni e al vicario.

Bellezza dell’agosto e dei santi che festeggia. Con la poetessa greca Praxilla di Sicione e con il traduttore Salvatore Quasimodo lodo “la luce bellissima del sole / e le stelle splendenti e il sembiante della luna / e i cocomeri maturi e le mele e le pere“. Con gli amici che incontro alla Madonna dei Monti lodo le meraviglie del suo calendario: Alfonso Maria de’ Liguori il 1°, Jean-Marie Baptiste Vianney il 4, Domingo de Guzman l’8, Edith Stein il 9, Lorenzo martire romano il 10, Chiara d’Assisi l’11, Maximilian Kolbe il 14, Bernard de Clairvaux il 20, Giuseppe Sarto il 21, Luigi dei francesi il 25, Monica e Augustinus il 27 e il 28.

Manzoni 11. “È una delle facoltà singolari e incomunicabili della religione cristiana, il poter indirizzare e consolare chiunque, in qualsivoglia congiuntura, a qualsivoglia termine, ricorra ad essa”: è l’avvio della pagina dei “Promessi Sposi” – capo 10, storia di Gertrude – che più risuona nelle mie giornate. Nei primi commenti altre poche righe dell’utile pagina.

“Compassione, condivisione, Eucaristia: questo è il cammino che Gesù ci indica nel Vangelo di oggi. Un cammino che ci porta ad affrontare con fraternità i bisogni di questo mondo, ma che ci conduce oltre questo mondo, perché parte da Dio Padre e ritorna a Lui”: così ha parlato Francesco ora ora all’Angelus. “Il prodigio dei pani – ha detto ancora – preannuncia l’Eucaristia. Lo si vede nel gesto di Gesù che «recitò la benedizione» prima di spezzare i pani e distribuirli. E’ lo stesso gesto che Gesù farà nell’Ultima Cena, quando istituirà il memoriale perpetuo del suo Sacrificio redentore. Nell’Eucaristia Gesù non dona un pane, ma il pane di vita eterna, dona Sé stesso, offrendosi al Padre per amore nostro. Ma noi dobbiamo andare all’Eucaristia con quei sentimenti di Gesù, cioè la compassione e quella volontà di condividere. Chi va all’Eucaristia senza avere compassione dei bisognosi e senza condividere, non si trova bene con Gesù”.

“Esistono in alcune province del regno semplici associazioni di fatto che, sotto la denominazione di pentecostali o pentecostieri o neumatici o tremolanti, attendono a pratiche di culto in riunioni generalmente presiedute da ‘anziani’”: è l’attacco della Circolare Buffarini Guidi del 9 aprile 1935 sulle “Associazioni pentecostali”, con la quale il regime fascista ne decretava lo scioglimento. Il Papa in visita ai pentecostali di Caserta il 28 luglio ha chiesto perdono per la parte avuta dai cattolici in quella persecuzione. Qui segnalo la curiosità dei nomi che la circolare dava ai pentecostali. Nei primi commenti qualche dettaglio sui nomi e sui fatti.

Manzoni 10. Infelice, poveretta, misera, sventurata, sciagurata sono i nomi che il Manzoni dà a Gertrude, la Monaca di Monza, nei capitoli 9 e 10 della sua storia e nel 20 nel quale quella storia si riaffaccia. Alcuni di questi nomi tornano a più riprese, inframmezzati agli altri, ma quella nella quale li ho riportati è la successione con cui compaiono la prima volta. Segnalo la progressione degli appellativi e del giudizio che comportano. Il Manzoni è un autore morale quant’altro mai e quei cinque aggettivi gli bastano per dire l’intera vicenda morale – e possiamo dire umana – di Gertrude. Essa è infelice povera e misera, cioè incolpevole, fino a che vive in solitudine la sua miseria; diviene sventurata quando la nasconde all’esaminatore e quando l’intreccia a quella di Egidio; finisce sciagurata quando acconsente ai delitti ai quali quell’intreccio la conduce. La sciagura è più della sventura. Nei primi commenti darò le ricorrenze dei diversi aggettivi e segnalerò quelli ancora più severi con i quali il Manzoni condanna Egidio.

Messa sul prato la sera d’estate. Una verde mantide salta tra il coro e i chierichetti. Un papà che insegna scienze naturali la protegge con una sedia dai piedi dei ragazzi e dice alle mamme: “E’ innocua, è una mantide religiosa che è venuta a messa”.