Oggi voto per Paolo Gentiloni candidato sindaco a Roma per il Centro Sinistra: è il più preparato tra i votabili di questa tornata. – Rientro ora [tre ore dopo la pubblicazione del post] dal voto, che ho “dato” con moglie e figlia secondo il tesserino elettorale al chiosco della Madonna dei Monti, piazzato a fianco dell’edicola e davanti alla Chiesa degli Ucraini. Ho poi accompagnato un amico al seggio di via Galileo Galilei e in ambedue i punti c’era buon flusso e una decina di persone in conversazione sull’imu, gli ospedali, i tram, i taxi. Ieri mi ero consultato con Giovanni Bachelet e Stefano Ceccanti e ambedue mi avevano indicato Gentiloni. “Come collaboratore di Rutelli sindaco conosce da quel dì l’amministrazione di Roma” diceva Ceccanti. “Siccome poi Rutelli si è suicidato politicamente ora Gentiloni è senza padrini e dunque è più libero di fare le sue scelte” aggiungeva Bachelet. Ecco a che servono le Primarie: a conoscere le persone, a discutere della città.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
“Satana picchia dove c’è più salvezza, dove c’è più trasmissione della vita, e la donna, quale punto di riferimento esistenziale, è sempre stata la più colpita nella storia“: parole del cardinale Bergoglio nel volume “Il cielo e la terra”, tradotto da Mondadori, nel quale dialoga per 200 pagine con Abraham Skorka, rettore del Seminario rabbinico di Buenos Aires. Gli dedico un bicchiere di Vino Nuovo. delle donne testimoni del Risorto il Papa aveva parlato mercoledì: nei primi tre commenti riporto un paragrafo della catechesi.
Nella curia di Buenos Aires lavora un uomo umile, da 30 anni lavora; padre di otto figli. Prima di uscire, prima di andare a fare le cose che fa, sempre dice: ‘Gesù!’. E io, una volta, gli ho chiesto: ‘Ma perché sempre dici ‘Gesù’?’. ‘Quando io dico ‘Gesù’ – mi ha detto questo uomo umile – mi sento forte, mi sento di poter lavorare, e io so che Lui è al mio fianco, che Lui mi custodisce’. Quest’uomo non ha studiato teologia, ha soltanto la grazia del Battesimo e la forza dello Spirito. E questa testimonianza a me ha fatto tanto bene: ci ricorda – in questo mondo che ci offre tanti salvatori – che solo il nome di Gesù salva. – Così il Papa nell’omelia mattutina nella cappella del Santa Marta. Ci abitueremo alla semplicità narrativa di Papa Francesco.
Aggiornamento a due ore dalla pubblicazione del post: nel terzo commento un comunicato della Congregazione per la Dottrina della Fede che merita di essere letto.
Basta con il Partito democratico ingessato e tristissimo della sconfitta elettorale: sto con Renzi, trovo giusto abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Sono necessarie nuove primarie da intendere come “sala gessi”: tolto il gesso monumentale che l’avvolge, questo partito forse tornerà a respirare.
“Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale” cantavi tanti anni fa, caro Enzo. Ebbene ora ci siamo al tuo funerale e siamo in tanti, e siamo tutti. Ma nella canzone precisavi il motivo, la curiosità: “per veder se la gente poi piange davvero”. E anche questo te lo possiamo garantire: la gente ti voleva bene, ti vuole bene, perché non si può non voler bene a chi con la sua arte ha dato voce a quelli che la voce non ce l’hanno, ai tanti anonimi sconfitti della storia, da quel Soldato Nencini meridionale ma di stanza ad Alessandria, “perché c’è più nebbia”, a quello che faceva il palo della banda dell’ortica sordo e cieco arrabbiato con i complici per un bottino che – secondo lui – gli consegnavano a cento lire alla volta. Le riascolteremo a lungo le tue canzoni, caro Enzo, non solo per ricordarti, ma piuttosto per diventare più umani, più autentici. – E’ l’avvio dell’omelia di don Roberto Davanzo, direttore della Caritas ambrosiana, per le esequie di Enzo Jannacci. Più avanti don Roberto accenna al “fascino proveniente da quel Gesù che tanto aveva attratto Enzo in questi ultimi anni”. Non so nulla di questa attrazione e mi piacerebbe conoscerla. Sono grato a Jannacci per la vita che è nelle sue canzoni e nel primo commento riporto un’impressione di un amico che ha partecipato alla celebrazione di ieri.
Nel mese di marzo il blog ha avuto 23.263 visitatori diversi: è la massima affluenza nei sette anni di attività, una vera esagerazione. Erano 13 mila nel marzo del 2008 e 17 mila nel marzo del 2010. Il primo post l’avevo scritto nel marzo del 2006 e non c’era per qualche settimana nessun visitatore. Ringrazio tutti dell’attenzione. Il balzo oltre i 20 mila è dovuto alle vicende papali. Ringrazio anche quelle.
Il sito “Pontifex” – incoraggiato dalla propria denominazione – il 30 marzo scrive perentorio: “E’ vescovo di Roma ma anche Papa e dunque capo della cattolicità e questo farebbe bene a non dimenticarlo. Il populismo, il pauperismo e la demagogia lasciano il tempo che trovano”. – E’ la chiusa rilassante di un mio antologico articolo sulle critiche a Papa Bergoglio che iniziano a circolare nella Rete, pubblicato oggi dal “Corriere della sera”. Avvio con esso una rassegna degli aforismi lanciati a girandola verso Francesco da tipi che si considerano più cattolici del Papa e che provo a chiamare – in via sperimentale – Furbi e Orbi: denominazione suggerita dalle critiche alle benedizioni Urbi et Orbi del Papa nuovo.
Un visitatore con un commento del 27 marzo al post Bergoglio: “La Chiesa esca da sé e vada verso le periferie” afferma qui nel blog che “il cardinale Martini dimenticava il diavolo”: non è vero. Darò qui e nei primi commenti un’idea dell’ampiezza e della forza del magistero di Martini su questo tema. Il testo principe è intitolato Il combattimento spirituale ed occupa 43 pagine del volume Ritrovare se stessi (Centro Ambrosiano – Edizioni Piemme 1996, pp. 143-186). Nei primi otto commenti riporterò brani probanti di questo testo. In altri due commenti fornisco indicazioni per chi voglia leggere altro, tra i testi del cardinale.
Auguro la buona Pasqua ai visitatori prima di uscire per andare alla Veglia in parrocchia. Scrivo davanti al televisore mentre seguo la diretta dalla Basilica Vaticana dove Papa Bergoglio celebra la sua prima Pasqua. Contento di lui, contento di voi.
Papa Francesco in questo momento è prostrato nella Basilica Vaticana in adorazione della Croce. Nell’omelia il padre Cantalamessa lo invita a riformare l’edificio della Chiesa: lungo i secoli, dice, in risposta «alle esigenze del momento» si sono costruiti tramezzi, scalinate, stanze e stanzette ma «arriva il momento quando ci si accorge che tutti questi adattamenti non rispondono più alle esigenze attuali, anzi sono di ostacolo, e allora bisogna avere il coraggio di abbatterli e riportare l’edificio alla semplicità e linearità delle origini». “Abbattere i bastioni” insomma, come scriveva Von Batlhasar nel 1952. Ora il Papa lascia la Basilica percorrendo con il suo passo pencolante, a capo inclinato, con la mitria in testa, la navata centrale. Come un uomo di fatica.
Aggiornamento al 30 marzo: qui un mio articolo sul Papa nuovo che non annuncia riforme ma forse le prepara.
47 Commenti