Il blog di Luigi Accattoli Posts

Nella confusione del proscenio io ripeto l’idea abbozzata il 23 novembre: E’ meglio che Monti resti chi è e dov’è. Rispetto ad allora c’è il fatto nuovo della sfiducia venuto da Berlusconi – con l’Angelino Alfano che ha subito commentato: meraviglioso! – e della “fiducia” echeggiata dal Ppe: ma mi paiono inezie, con l’aggiunta comica del riberlusca che dice: gli lascio il posto. Sgombrando il campo dalle inezie e dalle comiche, i fondamentali sono quelli di allora: centrosinistra in vantaggio ma solo nei sondaggi, coalizione di centro imprevedibile come ogni nascituro (e chissà se nascerà), centrodestra nel caos ma con rilanci di vecchie cotiche (le più vispe sono Storace, Albertini, La Russa, la Santanchè) che qualcosa possono fruttare. Dunque una votazione politica a esito incerto. Se Monti resta Monti e vince bene il centrosinistra, Supermario sale al Colle al primo scrutinio. Se l’esito sarà bilanciato, asimmetrico, incoerente, Supermario potrà rifare il governo tecnico. Ma se si schiera e non vince? Né l’uno né l’altro, o magari il Quirinale sì ma vedremo se e vedremo come. Solo un folle preferisce la via delle incognite a quella delle certezze.

«Saronno Giovani non ha intenzione di modificare nulla all’interno delle scuole, ma di cambiare a livello cittadino il modo in cui i ragazzi si riuniscono e danno sfogo alle proprie passioni. Una nostra peculiarità è quella di essere moderati e lontani da qualsiasi estremismo. Nel mostro programma non mancano idee per operare nel sociale»: sono parole di presentazione dell’associazione che puoi leggere nel sito saronnogiovani.it. Il sito mi è stato segnalato da Francesco Iacobini che ha chiesto a uno dei fondatori, Umberto Volontè, un articolo che pubblico nel primo commento. Mi pare che questi ragazzi facciano sul serio, invito i visitatori a interagire con loro e a porre domande. Nel post del 13 dicembre suggerivo di far parlare i giovani impegnati nella vita pubblica e anche questo che viene dai giovani di Saronno è un modo di fare politica, cioè di stare nella città, ovvero nella polis.

La trasferta nelle Marche – vedi post precedente – mi ha permesso di ritrovare una lontana nipote di nome Rossella sposata a un uomo di nome Carlo che hanno nove figli, la prima dei quali ha 12 anni e l’ultimo qualche settimana. Dedico ai visitatori i loro nomi splendenti a simbolo dei nove giorni che porteranno al Natale: Anna Rachele Maria Giuseppe Pietro Michele Davide Gioele Giovanni. La prozia che mi elencava i nomi, ricontandoli tre volte per non sbagliare la sequenza, mi ha salutato dicendo: “Io sento che arriveranno a dieci”.

Lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’albergo (Luca 2). Ieri sera presentavo a Macerata il libro del papa L’infanzia di Gesù e l’intervistatrice – Francesca Cipolloni, bella e brava – mi ha chiesto di commentare le pagine sulla magiatoia. Ne sono stato felice perché ho competenza in materia: so che cosa siano le fasce e la mangiatoia. Si è continuato ad avvolgere i bimbi nelle fasce fino alla metà abbondante del secolo scorso. Anch’io sono stato avvolto e conosco le mangiatoie: per anni ho aiutato i fratelli più grandi a rifornirle. Tra i miei primi ricordi c’è quello del bambolotto tutto fasciato con la testolina e le manine che spuntano fuori come nelle figurazioni più antiche del presepe. Bimbi nella mangiatoia non ne ho visti, ma nelle stalle sì e anche posati per cambiarli o per un sonnellino in una mangiatoia mobile o altro cesto che lì si trovasse. Ricordo una zia che si chiamava Giulia allattare un figlio che si chiama Egidio durante una delle veglie nella sua grande stalla. Egidio oggi è oltre i sessanta e dunque era il 1948-49. Io ero interessatissimo a vedere bene quello che facevano la zia e il cuginetto ma c’era un fratello più grande che mi diceva di non guardare. Scene di presepio vivente si potevano cogliere nell’Italia contadina fino a pochi decenni addietro. – Ieri ho raccontato questo e altro. Chi voglia continuare con la mia fantasia memorante veda qui nel blog il testo intitolato Ogni Bimbo nasce a Betlemme. – Un saluto a tutti dalla campagna tra Recanati e Osimo dove sono ospite di uno dei fratelli nella casa con la stalla della mia infanzia.

Il primo week-end dopo la maratona delle primarie lo ha trascorso nel monastero di Bose. « È un posto fondamentale, avevo bisogno di staccare: fare un po’ di silenzio per ripartire». Ecco, questo già racconta molto di lui. Tommaso Giuntella, 28 anni, uno dei tre moschettieri arruolati da Pier Luigi Bersani per accompagnarlo nella corsa verso la candidatura a Palazzo Chigi. Figlio di Paolo Giuntella (intellettuale e giornalista, uno dei volti più popolari e eretici del Tg1) e di Laura Rozza, ex parlamentare della Rete, ora insegnante di scuola media. Cresciuto a pane, cattolicesimo e musica folk. – E’ l’attacco di un’intervista di PUBBLICO a Tommaso Giuntella, mio caro amico. La puoi leggere qui: la segnalo come provocazione a chi non voterebbe per il Pd perchè inserisca nel nostro dibattito voci di altri ragazzi che fanno altre scelte. Per una volta lasciamo parlare i giovani. Che intendo per giovani? Che abbiano meno di trent’anni, d’accordo?

Aggiornamento al 15 dicembre. Ieri ero in viaggio per Macerata – da dove ora vi saluto – e non ho avuto modo di collegarmi fino a ora: chiedo scusa ai commenti che sono entrati in ritardo perché di nuovi visitatori o perché portatori di più di un link.

Sono tornato nella mia Bologna felice di goderla al femminile come già nel post del 22 ottobre: Dal platano di piazza Malpighi alla Salaborsabebè. Ero lassù per un dibattito dei MARTEDI’ DI SAN DOMENICO su Evangelizzazione e mass-media con l’arcivescovo Claudio Celli e stamane, prima di andare al treno, ho fatto un salto alla Cappella Ghisilardi, sulla sinistra della facciata di San Domenico, magnifico ambiente sognato da un Baldassarre Peruzzi (1481-1536) in grande forma, che qui svolge in chiave scenografica l’epica michelangiolesca conosciuta in Roma. Vi erano attivissime due donne ad allestire una”Fiera del Bianco” natalizia in soccorso a una di Finale Emilia che ha avuto il negozio abbattuto dalle scosse e che ha trasferito qui il suo magazzino. Faceva freddo a Bologna, -4 nella notte, ma li stavo bene tra donne che si davano da fare per soccorrere una sorella mettendo in mostra i suoi vestiti. Salutate le provvide ho avuto il tempo di passare alla Salaborsabebè timoroso di trovarla sguarnita per il freddo e invece era affollata, alle 10,30, da una quarantina di donne e di bambini. C’erano anche due nonni e due mamme cinesi. L’altra volta cantavano, oggi agitavano sonagliere. Io incantato come allora. Se capitate a Bologna andate a quella meraviglia, non si paga niente e non c’è di meglio in città.

«Walter quando si parlava della morte voleva che il suo funerale fosse una festa, perché sarebbe stato il momento dell’incontro con Gesù. Per questo, dopo la sepoltura, vi invitiamo a fare festa a Villa Brea dove lavorava»: parole
di Marcella moglie di Walter Beccaria, responsabile di una cooperativa di servizi a Chieri, Torino, morto di infarto il 21 novembre a 56 anni. Ho esultato a leggere in Tracce.it quelle parole e le ho festeggiate con un bicchiere di Vino Nuovo.

Non si può mandare in malora i sacrifici di un anno, che sono ricaduti spesso sulle fasce più fragili. Ciò che lascia sbigottiti è l’irresponsabilità di quanti pensano a sistemarsi mentre la casa sta ancora bruciando“: sono parole del cardinale Bagnasco al “Corriere della Sera” chiarissimamente indirizzate al riberlusca. Ecco il link al testo integrale dell’intervista. Su quanto avevano detto del riberlusca Avvenire e Tg2000 vedi il post del 7 dicembre: le loro parole aiutano a intendere in testo e contesto quelle del cardinale.

Aggiornamento a martedì 11 dicembre. Sull’intervista del cardinale Bagnasco al Corsera e sugli editoriali di Avvenire e del Tg2000 LIBERAL pubblica oggi un mio pugnace articolo con il titolo: La Chiesa si è schierata col professore.

Di nuovo e sempre grandi baruffe nel blog. Considero questa turbolenza come un dato di natura: come la bellezza dei fimmini, o la vitalità dei masculi. Ma qualcosa mi sono imparato – si dice a Roma – in sette anni di gestione del sito. Ed eccomi a introdurre una regola che qui mai fu mentovata: appena uno dice “questo è il mio ultimo commento” io lo depenno. Così diamo credito alle parole. Evitiamo la ridondanza del patetico. Se poi quel tapino ci ripensa, mi manda un’e-mail e io lo reintroduco. Altro punto che dev’essere chiaro: chi offende con parole tipo “cafone coglione canaglia” è un pirla. E chi si offende per simili flatus avuti da suoi confrati è anch’egli un pirla. Chi prima offende e poi si offende è pirla due volte. Quindi non facciamo drammi se capita e ricapita: di pirla è pieno il mondo. I più pirla di tutti sono infine quelli che firmandosi con pseudonimo pretendono di insegnare i “modi” a chi si firma per esteso: tipo quello che stando nascosto dice “vigliacco” a chi parla nominandosi. Infine un richiamo al principio di realtà: il blog è frequentato da 13-17 mila visitatori diversi al mese, le quattro decine di visitatori che lasciano commenti sono un’inezia in rapporto alla moltitudine. E’ a quella che io bado, i pirlanti con moto se ne facciano una ragione.

Festa di neve oggi sull’Appennino. Ieri ero a Rozzano, Torre di Mordor, vedi il post precedente. Stamane i miei ospiti mi hanno portato da Rozzano ad Abbiategrasso dove dovevo infilarmi nella Metro 2 per la Centrale. E l’ho fatto con l’abituale disinvoltura e ho calcolato il tempo a ogni fermata, correndo infine come un cervo su per per le rampe della Centrale e ho visto il mio treno dileguarsi sinuosamente mentre io piegato in due cercavo il fiato. Sono arrivato a Roma – complice la neve sull’Appennino – con quasi due ore di ritardo, ma nessuno mi attendeva con ansia, tutto era sotto controllo, il telefonino teneva aggiornata la famiglia. Con mia sorpresa non ho dovuto rifare il biglietto: al Club Freccia Oro mi hanno detto che era valido quello che esibivo con tremore e mi hanno trovato un posto in un treno gemello di un’ora dopo. Tutta la Lombardia bianca come una tovaglia, con su alberi e arbusti di cristallo. Giunti a Bologna per una complicazione che non ho capito la mia Freccia non ha fatto la linea veloce ma quella “storica”, la mia preferita, perché ti squaderna gratuitamente lo scenario delle montagne, mentre la direttissima è quasi per intero in galleria. Felice come un bambino a vedere la nevicata sulle montagne. Ve la dedico con grande altruismo.