Il blog di Luigi Accattoli Posts

Segnalo un nuovo blog di dibattito tra cristiani intitolato al Vino Nuovo e nel quale sono anch’io. Auguro buon vento alla ciurma scriatella che l’ha messo in piedi e gli dedico un aforisma: con il vino nuovo ci si ubriaca facile ma quello vecchio produce dipendenza.

Per due giorni dopo la nascita dei cuccioli (vedi post del 18 maggio) Lucciola non permetteva a nessuno di avvicinarsi alla cuccia. Circondava con le zampe i neonati, stando sdraiata su un fianco e ringhiava se poco poco un gatto o un piccione si azzardavano ad arrivare alla distanza di tre metri. Cacciava via con il ringhio anche la sua mamma Luna, che girava sempre all’intorno e moriva dalla voglia di vedere i cuccioli. Al terzo giorno Luna li ha potuti vedere, ma brevemente e sempre tra le braccia di Lucciola, che la controllava severamente. Al quarto giorno Lucciola ha deciso di sgranchirsi con un po’ di stretching e un paio di corse all’interno del recinto della fattoria, lasciando i piccoli in custodia a Luna che finalmente ha potuto fare la nonna, sdraiarsi accanto a loro e prenderli tra le zampe.

“Sei la mia stella” e sotto “Lucifero” come fosse una firma: è scritto sull’asfalto di Via Ernesto Monaci, dietro le Poste di Piazza Bologna, a Roma. E vi è il disegno di una stella. Lucifero è la stella del mattino, portatrice di luce e dunque io attribuisco la scritta a un corteggiatore pratico di mitologia greca. Ma Lucifero è anche l’angelo caduto che diviene il principe dell’abisso: e che verrebbe a dire qui, questo nome che si rovescia da luce in tenebra, se non fosse l’appellativo di lei ma la firma di lui?

Sono una paladina della gioia e sono riuscita a non perderla neanche di fronte a un lutto gravissimo, la morte di un figlio bellissimo di 28 anni, avvenuta una decina di anni fa quasi all’uscita della A1 per Roma: Lorenzo (questo è il suo nome) è morto mentre prestava soccorso a un automobilista sulla corsia di emergenza: un camion ha sbandato e lo ha preso in pieno, agganciandolo e sbattendolo sull’autostrada. L’investitore è fuggito lasciandolo senza soccorso. L’enorme folla che è accorsa ai funerali è stata per noi una grande manifestazione di affetto: sì, Lorenzo conosceva tanta gente, anche a noi sconosciuta, soprattutto i barboni della stazione Ostiense. Alle molte persone che mi hanno chiesto perché non mi disperavo e non urlavo, la mia risposta è stata: «Perché ho la serenità nel cuore e mi consola il sapere Lorenzo nella braccia del Padre”: così Teodora Ciampa, romana, scrive in una lettera ad Avvenire pubblicata il 9 maggio 2010 a p. 35. Sulla testimonianza di serenità e di speranza che oggi come sempre vengono dai cristiani che vivono grandi prove, vedi il testo Afflitti ma sempre lieti nel capitolo 16 “Qui è perfetta letizia” della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto.

Ero ieri a Macerata a un dibattito sul mondo giovanile con don Antonio Mazzi (Exodus) e Domenico Simeone (Università di Macerata): SONO GIOVANI ERRANTI? I GIOVANI MACERATESI TRA VALORI, ILLUSIONI E DELUSIONI. Sono presenti seicento ragazzi delle scuole medie superiori della provincia. “Se vedete un compagno che si droga ditelo ai genitori e farete il suo bene” afferma il coordinatore del convegno Giuseppe Bommarito, promotore dell’Associazione CON NICOLA, OLTRE IL DESERTO DI INDIFFERENZA [Nicola è un ragazzo vittima di overdose]. Un’insegnante chiede un parere a don Mazzi che risponde: “No: quella di ‘fare la spia’ è l’ultima risorsa. La prima è quella di andare da lui e di parlargli e di aiutarlo dandogli compagnia e amicizia. Ma non ci andate da soli: mettetevi insieme, fate un gruppo e andate a convincerlo in quattro. Da soli non salverete nessuno. Se sarete un gruppo ce la farete”. Io sto con don Mazzi.

Gran trambusto nella vecchia fattoria: Lucciola, la bastardina del contadino cacciatore, ha fatto cinque bastardini. “Te lo dicevo io di non andare in giro che poi restavi gravida” la sgridava la contadina – esperta di parti – ogni volta che la sentiva guaire. “Ma è possibile che la devi tormentare con questi ragionamenti?” la redarguiva il contadino cacciatore accarezzando la cagnolina. A ogni guaito una carezza, a ogni carezza un cucciolo: “Quando una bestia si sgrava, gli fai compagnia e stai zitto”.

“Il vero nemico da temere e da combattere è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa. Noi cristiani non abbiamo paura del mondo anche se dobbiamo guardarci dalle sue seduzioni. Dobbiamo invece temere il peccato e per questo essere fortemente radicati in Dio, solidali nel bene, nell’amore, nel servizio (…). Le prove, che il Signore permette, ci spingano a maggiore radicalità e coerenza”: così il papa dalla finestra a mezzogiorno, ringraziando per la solidarietà che gli manifestava la folla venuta da tutta Italia su invito delle associazioni ecclesiali. Abbiamo un papa che vede nella notte, come la civetta dei monaci. La notte era quella del peccato della pedofilia e degli altri abusi sessuali – dei preti e di tutti – al quale si accompagnava l’accusa del mondo, in parte malevola. La comunità cattolica – sensibile agli attacchi esterni – era tentata di concentrare le energie contro quell’accusa, non vedendo più la causa del buio. Ma Benedetto non l’ha persa di vista e la sta mostrando a tutti.

Incredibile Marcial Maciel Degollado che tradotto significa Marziale e Scannato. Trascinatore di ragazzi e abusatore dei trascinati. Piazzista del sacro e consumatore di droghe. Ingordo di corpi, di sermoni e di dollari.  Amante poligamo. Padre sconoscente. Schiavizzatore di donne. Capace di ogni parte in commedia e sempre con risultato. Niente in comune con noi miserelli che preghiamo e pecchiamo con la stessa neghittosità. Anche per il nome sarebbe piaciuto a Dante e a Shakespeare?.

“Nulla imponiamo, ma sempre proponiamo, come Pietro ci raccomanda in una delle sue lettere: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,15). E tutti, alla fine, ce la domandano, anche coloro che sembrano non domandarla”: così papa Benedetto stamane, nell’omelia di Porto. Sulla base della mia esperienza, essendo sempre vissuto in Babilonia (così chiamo gli ambienti della Repubblica e del Corriere della Sera), confermo che alla fine tutti la domandano, quella ragione: “Ma tu ci credi davvero? Dio c’è realmente?” Un collega che mi appariva ateo, o almeno indifferente, poco tempo prima che un tumore lo stroncasse ebbe a dirmi: “Prega tu a nome mio, perchè ultimamente io sono un poco arrabbiato con Cristo e vedo invece che tu hai pazienza con lui”.

“Bisogna annunziare di nuovo con vigore e gioia l’evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del cristianesimo, fulcro e sostegno della nostra fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza via qualsiasi paura e indecisione, qualsiasi dubbio e calcolo umano”: così Benedetto nell’omelia di martedì a Lisbona durante la messa al Terreiro do Paço. “La risurrezione è da tempo il fulcro della mia vita e ho molta voglia di discuterne con lei”: il cardinale Martini a Scalfari nella conversazione pubblicata oggi dalla Repubblica. Altre consonanze sulla “gioia”: il papa parlava in quell’omelia della “gioia vera e duratura” che si trova “seguendo Gesù”; il cardinale descrive a Scalfari “la scoperta della gioia e del gaudio” da parte di chi accetta di inoltrarsi in un “percorso di penitenza che dura tutta la vita” e che porta infine a un’esistenza “nuova e diversa”. Il papa tratta della “morte” di Cristo e il cardinale del Golgota. Ambedue del peccato che scandalizza e della penitenza che rigenera. L’uno nel Santuario, l’altro nel Portico dei Gentili.