“Caro Luigi sono pienamente d’accordo con Te [vedi post precedente] nel sostenere che uno sviluppo integrale del Mezzogiorno richiede un chiaro giudizio della Chiesa Italiana nei confronti delle varie mafie come quello citato della Conferenza Episcopale Siciliana. Alla chiara coscienza della radicale incompatibilità tra mafia e vita cristiana e di conseguente rifiuto di ogni compromissione della comunità ecclesiale col fenomeno mafioso, la Chiesa non solo siciliana non può non sentirsi legata. Tanto più che questa coscienza è stata suggellata dalla splendida testimonianza del martirio di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia solo perché fedele al suo ministero“: così inizia un intervento nel nostro dibattito inviato dal vescovo di Piazza Armerina Michele Pennisi, che i visitatori del blog già conoscono: vedi nella pagina COLLABORAZIONE A RIVISTE il testo UN VESCOVO ALLE PRESE CON I MAFIOSI DEVOTI e vedi il post del 13 febbraio 2008: PENNISI: DIO CI LIBERI DAL PIZZO E DALLA MAFIA. Il resto del suo messaggio nel primo commento a questo post.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Ad Assisi la settimana scorsa l’assemblea dei vescovi ha discusso in seduta riservata la bozza di un documento sul Mezzogiorno che ha un paragrafo – il n. 9 – intitolato Una piaga profonda: la criminalità organizzata. Non conosco il contenuto perché la bozza non è stata data ai giornalisti, ma faccio una proposta alla commissione che la deve rivedere dopo le osservazioni dell’assemblea. Propongo che il documento faccia propria alla lettera questa affermazione contenuta nel paragrafo 12 della nota “Nuova evangelizzazione e pastorale” pubblicata nel 1994 dalla Conferenza episcopale siciliana: “La mafia appartiene, senza possibilità di eccezioni, al regno del peccato e fa dei suoi operatori altrettanti operai del maligno. Per questa ragione, tutti coloro che in qualsiasi modo deliberatamente fanno parte della mafia e ad essa aderiscono o pongono atti di connivenza con essa debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesù Cristo e, per conseguenza, di essere fuori dalla comunione della sua Chiesa”. E’ la parola più schietta che sia stata detta fino a oggi sulla mafia da un gruppo di vescovi ed è ora – io credo – che abbia il sostegno di tutti.
Il cardinale Ersilio Tonini ha proposto l’avvio della causa di canonizzazione per Benigno Zaccagnini, ricordandolo a vent’anni dalla morte (1912-1989): “Avevamo in mezzo a noi una creatura santa, dalla coscienza nitida, in ascolto della Parola di Dio“. In un post del 14 giugno avevo elencato OTTO SANTI ALLA COSTITUENTE: Alcide De Gasperi, Giuseppe Dossetti, Igino Giordani, Giorgio La Pira, Giuseppe Lazzati, Enrico Medi, Aldo Moro, Costantino Mortati. Ora aggiungo Zaccagnini, contento che il mio conto fosse arrotondato per difetto.
“Da sedici anni convivo con una emiplegia sinistra che considero ormai un’inseparabile amica. Guardando indietro ringrazio Dio che con quella prova mi ha guidato a scoprire il profumo della vita che forse altrimenti non avrei mai colto nella sua fragranza. Queste parole suonano strane ai miei genitori, che si sono visti portar via il ragazzo promettente che ero, ma io le canto con tutta la voce ben sapendo che senza quell’incidente alla vita non avrei saputo guardare con occhi limpidi perché preoccupato da altre cose. Per i ragazzi spensierati quale ero io ogni futilità è più importante della vita, quella vera“: è l’attacco di un racconto di vita che si può leggere nella pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto – lo trovi al capitolo 4 LA REAZIONE ALL’HANDICAP, intitolato Alessandro Ranieri: “La disabilità mi ha messo a nuovo”. Alessandro ha scritto il suo racconto in collaborazione con me e in risposta alle mie domande per quella “pagina”. Egli è il primo visitatore del blog che collabora a rendere efficace e praticabile la mia scommessa di raccogliere FATTI DI VANGELO nella blogsfera. Di ciò lo ringrazio e invito tutti i visitatori a fare altrettanto, con racconti propri e altrui, o con segnalazioni di fatti che potrebbero essere raccontati.
Ai visitatori romani segnalo che domani 15 NOVEMBRE a Roma alle ore 11.00 al Nuovo Sacher verrà proietato “Via della Croce”, un film documentario singolare e bellissimo della regista Serena Nono, realizzato con la collaborazione degli ospiti della “Casa dell’Ospitalità” di Venezia. Attori di strada interpretano la Via Crucis e narrano le proprie storie di “poveri cristi” per le calli e i campi di Venezia. Il biglietto sarà di tre euro e ci sarà un rinfresco. Saranno presenti la regista, il produttore e alcuni degli interpreti. Cinema Nuovo Sacher – Largo Ascianghi 1 – Trastevere, Roma – tel 06.5818116 (per invito) – www.viadellacroce.it – www.viadellacroce.org – Vedi anche, in questo mio blog, un post del 20 settembre 2009: “Via della Croce” dove i matti di Venezia recitano Gesù.
Forbes ogni anno ci dà la classifica degli uomini più potenti, come fosse fatto suo stabilirne l’esatta numerazione: il primo stavolta è Obama, il secondo il cinese Hu Jintao, il terzo Putin e fin qui siamo nel già visto. Ma l’undicesimo posto assegnato a Benedetto XVI e il dodicesimo a Berlusconi mi riempiono la mente di vespe ronzanti. Immagino l’ironico sorriso del papa teologo, meditante quel rigo di Luca 9 che dice: “Chi è il più piccolo tra tutti, questi è grande“. Vedo poi un sorriso dei migliori sulla faccia del nostro premier, contento tra tante amarezze di vedersi definire “pittoresco” dal magazine che – senza allusioni al conflitto di interessi – lo premia perchè riesce a essere “allo stesso tempo politico, monopolista dei media e proprietario della potenza calcistica Milan”. Egli è l’unico italiano sui 67 “signati”. Consoliamoci: senza la sua colorita personalità e i suoi pittoreschi elettori nessuno di noi figurerebbe nell’insaccato di Forbes.
Stefania Venturino – cara amica – ha realizzato un sito intitolato a Elena Bono, allo scopo di restituirle nella Rete una parte della visibilità che le è stata negata dall’industria culturale: www.elenabono.it. Invito i miei visitatori a visitarlo. Trovo bellissimo il volto di Elena con cui si apre il sito: ricorda Cristina Campo per i lineamenti ed Edith Stein per lo sguardo. In questo blog abbiamo parlato spesso di Elena e della sua poesia familiare e alta, libera dalle mode. Richiamavo il suo nome anche in un commento all’ultimo post, a proposito di Salomè che è tra le persone del dramma in tre atti LA TESTA DEL PROFETA (1965).
Il nuovo Rito delle Esequie – appena approvato dai vescovi ad Assisi – avrà anche “un formulario per quanti scelgono la cremazione”. Un’introduzione a questo “formulario” chiarirà che la Chiesa “pur preferendo la sepoltura tradizionale, non riprova tale pratica, se non quando è voluta in disprezzo della fede, cioè quando si intende con questo gesto affermare il nulla in cui verrebbe ricondotto l’essere umano”. Viene anche affermata l’intenzione di “contrastare la dispersione delle ceneri”. Parole sagge che a me ne richiamano altre lette con brividi nei libri di storia. Nel 1155 a Roma Arnaldo da Brescia viene processato come eretico, impiccato e arso e la cenere gettata nel Tevere “ne a furente plebe corpus eius venerationi haberetur”: per evitare che il popolo le venerasse come reliquie di un santo. Nel 1431 a Rouen Giovanna d’Arco fu bruciata viva che non aveva ancora compiuto i suoi umili 19 anni e al boia fu ordinato di “riunire le ceneri e tutto ciò che restava di lei e di gettarle nella Senna”. Nel 1498 a Firenze altri cristianissimi inquisitori bruciarono vivo Girolamo Savonarola in piazza della Signoria e “subitamente ordinarono che fussero prese, e ben raccattate tutte quelle ceneri, et ossa e gittate nel fiume Arno”. E chissà quanti altri fiumi sono stati così benedetti. Di questi tre mi accontento avendoli ricordati per dire la mia contrarietà alla dispersione delle ceneri.
C’è una piccola donna in Atti 12 che va alla porta, riconosce la voce di Pietro – che tutti sapevano in carcere – e “per la gioia” invece di aprirgli corre a darne l’annuncio mentre Cefa là fuori continua a bussare. Chi non ha negli occhi una ragazzina che per la gioia corre dalla parte sbagliata? E la prontezza della “servetta ebrea” della moglie di Naamàn il siro, malato di lebbra, nel Secondo libro dei Re? E la concentrazione della sorella di Mosè che in Esodo 2 osserva “da lontano” che cosa accadrà al cestello di papiro in cui la mamma ha sistemato il fratellino? Io vedo i suoi occhi che guizzano di qua e di là sull’acqua del Nilo. Cerco le somiglianze tra la nostra umanità più genuina – che traspare dai ragazzi – e quella che anima i libri della Scrittura. Esse mi aiutano a intuire il gesto di Gesù che si “mette vicino” un bambino per spiegare chi sia “il più grande”, o il suo cuore che non si trattiene quando gli portano un ragazzo che ha cinque pani e due pesci. Ci interesseremo anche a un giovanissimo nipote dell’apostolo Paolo che ha una parte breve ma brillante in Atti 23: è sveglio come i nostri ragazzi che partono con le borse Erasmus. – E’ l’attacco di un mio articolo sull’ultimo numero di Regno attualità: CERCO I MIEI FIGLI NELLA BIBBIA ED ESULTO QUANDO LI TROVO. Lo puoi leggere qui, nella pagina COLLABORAZIONE A RIVISTE elencata sotto la mia foto.
Io dall’inizio di gennaio e Marco Politi dall’inizio di questo mese non siamo più al Corsera e alla Repubblica, ma siamo in pensione e io collaboro a LIBERAL, Politi a IL FATTO QUOTIDIANO. Siamo passati con disinvoltura dai giornali più grandi ai più piccoli. Ci dev’essere un significato ma non so quale. – Nel primo post l’articolo con cui commento oggi su LIBERAL la buona accoglienza fatta dal papa agli anglicani.
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