Il blog di Luigi Accattoli Posts

Appreso che Benedetto XVI non figurava tra i cento più influenti di Time il portavoce vaticano ebbe a dichiarare venerdì 2 maggio: “Mi fa molto piacere che il Papa non ci sia”. Propongo un premio al padre Lombardi.

Sento lamenti – anche in questo blog – contro i telefonini, internet e le telecamere onnipresenti e non resisto alla tentazione di dire che invece io ne sono contento e mi dispiace essere avanti con gli anni e non poter vedere a lungo i grandi passi nella comunicazione che si annunciano all’orizzonte. Trovo buono ogni potenziamento dei contatti tra gli umani. Alla giornata mondiale della gioventù di Denver 1993 non avevamo ancora i telefonini e io ero là come inviato e c’erano nel campo della veglia i miei due figli più grandi, li cercai per ore e non li trovai. Alla giornata di Toronto 2002 c’erano i due figli di mezzo, li rintracciai grazie a Tim e fu grande vegliare con loro. Dico i ritrovamenti innocenti per tacere quelli importanti. La possibilità di mandare una parola a chi ne ha bisogno è impagabile. Andare per il mondo tenendosi in contatto è un modo di dare sale alle giornate.

L’uso onnipresente dei telefonini non mi disturba, favorisce anzi l’osservazione degli usi umani in cui forse consiste il giornalismo. “Siamo ancora a Settebagni e penso che arriveremo con un quarto d’ora di ritardo” dice un viaggiatore professionale su treno ad alta velocità in arrivo a Roma. “Sto camminando per via Cavour” sento dire da una ventenne indaffarata che mi sfiora alla fermata dell’84. E poi sullo stesso bus un quindicenne: “Tranquilla mamma, ti dico che siamo a via dei Fori Imperiali”. “Eccoci a piazza Venezia” annuncia poco oltre una donna con bimbi. E sono sempre parole rispondenti al vero. L’umanità è sincera più che non si pensi.

“Ma che stupidi sono stati a mettere questa cancellata con le lance sopra”: così una donna verace si sfoga alla vista della novità, mentre attraversa la piazza romana di Santa Maria Maggiore. “Vanno a spendere soldi per tenere la gente lontana dalla chiesa” dice ancora. Vent’anni fa era stata messa la cancellata ai bordi della magnifica scalinata dell’abside e ora quest’altra davanti al sagrato. Quanto mi piaceva portare i bambini a giocare su quella scalinata, o sedere sui gradini a leggere il giornale. C’è da immaginare che aumentando la ressa dei poveri del mondo transenneranno anche le fiancate. Qui dico che non è giusto.

Schifani non schifare l’avversario

Fini non finire nel sacrario

Ali Alemanno

Tremonti perché non alzi il viso

E ci dai un’idea per il riso?

Ho votato Rutelli e ho pure scommesso che avrebbe vinto ma non piango per la sconfitta. Che qualcosa non andasse nell’amministrazione di Roma lo sapevo e non mi dispiace che si provi a mutare passo. Mi assegno anzi il compito di rendere comprensibile il passaggio a chi lo vede come una iattura. La parte più sveglia di me – diciamo quella femminile – si era ribellata d’istinto all’annuncio della candidatura Rutelli: “Si torna indietro, non ci posso credere”. Ma il cronista del Grande Giubileo, uomo di mondo, aveva avuto la meglio: “E’ un personaggio credibile, ha fatto bene a suo tempo, è anche cresciuto come figura cristiana”. Un secondo scatto la donna che è in me l’aveva avuto in occasione del confronto televisivo con Alemanno, quando il cronista del Giubileo diceva “ha ragione Rutelli, Roma in questi anni è migliorata” e lei, la mia parte femminile, replicava: “E’ vero per il centro e non per le periferie”. Ma io sono un uomo di carattere, avevo votato due volte Rutelli e due volte Veltroni, che conosco ambedue di persona e dunque ho messo a tacere la mia anima libera lasciandole la parte dello scherzo e scherzando domenica ho buttato là il motto “Papa tedesco e sindaco Alemanno” (vedi post del 27 aprile) che ora sta facendo fortuna. Mi dispiace per la figura cristiana di Rutelli a cui tengo ma non mi dispiace che una grande famiglia com’è quella della città di Roma metta alla prova tutte le energie di cui dispone, comprese quelle umorali e generazionali. E’ bene sui tempi lunghi che il potere si sblocchi e ognuno possa dare il suo apporto.

Benedetto impone le mani ai nuovi presbiteri e prolunga il gesto per un tempo insolito. Persona che è con me commenta: “Mamma che lungo! Quello se ne ricorderà per tutta la vita. Gli rintronerà la testa chissà per quanto”.

– Si diceva che papa Wojtyla avesse simpatia per Rutelli ma credo che ora il vento sia cambiato…   – Da che cosa lo vedi?   – Papa tedesco, sindaco Alemanno! 

Il Corriere della Sera di ieri aveva a pagina 25 questo bellissimo titolo: “Può morire se sente un profumo. La donna allergica al mondo”. Si parla di Antonella Ciliberti, 34 anni, di Crocetta di Montello, Treviso, affetta da sensibilità chimica acuta, costretta a una vita decontaminata e chiusa al vento, ai fiori, a ogni turbamento dell’odorato. Ma ciò che mi interessa è l’efficacia del titolo che ne hanno tratto i miei colleghi titolisti, facendone una notizia fantastica alla Borges. Mi è tornato alla memoria quello che considero il migliore titolo mai letto sul mio giornale, che è del 24 gennaio 1979: “Addio, Dalì Dalì Dalissimo”, dominante una delle mitiche “terze pagine” del Corsera d’antan, nella quale Renato Barilli e Carlo Bo ricordavano il genialissimo Dalì in occasione della morte. Come già detto qui in più occasioni (vedi post del 6 agosto 2006 e dell’11 dicembre 2007), la bellezza è frequente e anche nei titoli dei giornali. Essendo uno degli sfoghi abituali dei lettori lamentarsi dei titoli, mi propongo di lenire il lamento proponendo – quando capita – l’uno o l’altro dei titoli migliori.

Avendo affermato a suo tempo (vedi post del 4 marzo) che “avrei lasciato in pace Padre Pio”, visto il risultato dell’ostensione avvenuta oggi a San Giovanni Rotondo aggiungo che quello che abbiamo visto non è il corpo del santo di Pietrelcina come già non vedemmo papa Giovanni quando fu portato dalle Grotte alla Basilica vaticana. Forse la scelta della maschera di silicone è stata più felice che non quella del rimodellamento in cera realizzato per papa Giovanni: la quantità di cera che fu allora necessaria per coprire il danno del tempo produsse infatti un volto gigante, che non solo non risponde al vero ma neanche allude a esso. Il silicone invece rispetta le dimensioni e dunque rimanda al vero come lo farebbe una scultura, o una foto. Ma quello che vediamo non è il corpo: solo sappiamo che le ossa e qualche lacerto muscolare sono sotto quel saio e sotto quella maschera. Se si volesse davvero il contatto visivo con i corpi santi, li si dovrebbe esporre come li ha ridotti il tempo. Così infatti si faceva in antico ma non essendo questo possibile oggi – personalmente non me lo auguro – ritengo che la scelta migliore sia di custodire i corpi nelle tombe senza presumere di poterli portare alla vista. Quella presunzione produce dei falsi. Come già detto al post indicato, mi rendo conto che questa mia opinione nulla alza a petto dell’emozione delle folle che già accorrono laggiù. Ma sono convinto che anche le opinioni minoritarie vadano espresse, con il garbo necessario, perché si sappia che nel sentimento dei contemporanei c’è anche quello di qualcuno che ama cercare la memoria di Padre Pio nelle foto e nei cinque volumi delle sue lettere e non apprezza che si dia a credere di poterlo “vedere” in quella teca.