Il blog di Luigi Accattoli Posts

Nel trigesimo dell’allarme della famiglia per la sua scomparsa in Turchia, mando un bacio a Pippa Bacca, la ragazza milanese che a 33 anni viaggiava in terre violente vestita da sposa in segno di “fiducia negli uomini”. L’ha uccisa uno di cui si era fidata. L’ha violentata e strangolata. Nella sua solare incoscienza voleva raggiungere Gerusalemme in autostop passando per la Bosnia, la Serbia, la Turchia, il Libano, i territori palestinesi. Cercava donne ostetriche alle quali “lavare i piedi”. Vestita di bianco, impersonava la sposa “generatrice di vita e di pace”. Onorava le levatrici “sorelle” delle spose. Bacio, bacio.

Appreso che Benedetto XVI non figurava tra i cento più influenti di Time il portavoce vaticano ebbe a dichiarare venerdì 2 maggio: “Mi fa molto piacere che il Papa non ci sia”. Propongo un premio al padre Lombardi.

Sento lamenti – anche in questo blog – contro i telefonini, internet e le telecamere onnipresenti e non resisto alla tentazione di dire che invece io ne sono contento e mi dispiace essere avanti con gli anni e non poter vedere a lungo i grandi passi nella comunicazione che si annunciano all’orizzonte. Trovo buono ogni potenziamento dei contatti tra gli umani. Alla giornata mondiale della gioventù di Denver 1993 non avevamo ancora i telefonini e io ero là come inviato e c’erano nel campo della veglia i miei due figli più grandi, li cercai per ore e non li trovai. Alla giornata di Toronto 2002 c’erano i due figli di mezzo, li rintracciai grazie a Tim e fu grande vegliare con loro. Dico i ritrovamenti innocenti per tacere quelli importanti. La possibilità di mandare una parola a chi ne ha bisogno è impagabile. Andare per il mondo tenendosi in contatto è un modo di dare sale alle giornate.

L’uso onnipresente dei telefonini non mi disturba, favorisce anzi l’osservazione degli usi umani in cui forse consiste il giornalismo. “Siamo ancora a Settebagni e penso che arriveremo con un quarto d’ora di ritardo” dice un viaggiatore professionale su treno ad alta velocità in arrivo a Roma. “Sto camminando per via Cavour” sento dire da una ventenne indaffarata che mi sfiora alla fermata dell’84. E poi sullo stesso bus un quindicenne: “Tranquilla mamma, ti dico che siamo a via dei Fori Imperiali”. “Eccoci a piazza Venezia” annuncia poco oltre una donna con bimbi. E sono sempre parole rispondenti al vero. L’umanità è sincera più che non si pensi.

“Ma che stupidi sono stati a mettere questa cancellata con le lance sopra”: così una donna verace si sfoga alla vista della novità, mentre attraversa la piazza romana di Santa Maria Maggiore. “Vanno a spendere soldi per tenere la gente lontana dalla chiesa” dice ancora. Vent’anni fa era stata messa la cancellata ai bordi della magnifica scalinata dell’abside e ora quest’altra davanti al sagrato. Quanto mi piaceva portare i bambini a giocare su quella scalinata, o sedere sui gradini a leggere il giornale. C’è da immaginare che aumentando la ressa dei poveri del mondo transenneranno anche le fiancate. Qui dico che non è giusto.

Schifani non schifare l’avversario

Fini non finire nel sacrario

Ali Alemanno

Tremonti perché non alzi il viso

E ci dai un’idea per il riso?

Ho votato Rutelli e ho pure scommesso che avrebbe vinto ma non piango per la sconfitta. Che qualcosa non andasse nell’amministrazione di Roma lo sapevo e non mi dispiace che si provi a mutare passo. Mi assegno anzi il compito di rendere comprensibile il passaggio a chi lo vede come una iattura. La parte più sveglia di me – diciamo quella femminile – si era ribellata d’istinto all’annuncio della candidatura Rutelli: “Si torna indietro, non ci posso credere”. Ma il cronista del Grande Giubileo, uomo di mondo, aveva avuto la meglio: “E’ un personaggio credibile, ha fatto bene a suo tempo, è anche cresciuto come figura cristiana”. Un secondo scatto la donna che è in me l’aveva avuto in occasione del confronto televisivo con Alemanno, quando il cronista del Giubileo diceva “ha ragione Rutelli, Roma in questi anni è migliorata” e lei, la mia parte femminile, replicava: “E’ vero per il centro e non per le periferie”. Ma io sono un uomo di carattere, avevo votato due volte Rutelli e due volte Veltroni, che conosco ambedue di persona e dunque ho messo a tacere la mia anima libera lasciandole la parte dello scherzo e scherzando domenica ho buttato là il motto “Papa tedesco e sindaco Alemanno” (vedi post del 27 aprile) che ora sta facendo fortuna. Mi dispiace per la figura cristiana di Rutelli a cui tengo ma non mi dispiace che una grande famiglia com’è quella della città di Roma metta alla prova tutte le energie di cui dispone, comprese quelle umorali e generazionali. E’ bene sui tempi lunghi che il potere si sblocchi e ognuno possa dare il suo apporto.

Benedetto impone le mani ai nuovi presbiteri e prolunga il gesto per un tempo insolito. Persona che è con me commenta: “Mamma che lungo! Quello se ne ricorderà per tutta la vita. Gli rintronerà la testa chissà per quanto”.

– Si diceva che papa Wojtyla avesse simpatia per Rutelli ma credo che ora il vento sia cambiato…   – Da che cosa lo vedi?   – Papa tedesco, sindaco Alemanno! 

Il Corriere della Sera di ieri aveva a pagina 25 questo bellissimo titolo: “Può morire se sente un profumo. La donna allergica al mondo”. Si parla di Antonella Ciliberti, 34 anni, di Crocetta di Montello, Treviso, affetta da sensibilità chimica acuta, costretta a una vita decontaminata e chiusa al vento, ai fiori, a ogni turbamento dell’odorato. Ma ciò che mi interessa è l’efficacia del titolo che ne hanno tratto i miei colleghi titolisti, facendone una notizia fantastica alla Borges. Mi è tornato alla memoria quello che considero il migliore titolo mai letto sul mio giornale, che è del 24 gennaio 1979: “Addio, Dalì Dalì Dalissimo”, dominante una delle mitiche “terze pagine” del Corsera d’antan, nella quale Renato Barilli e Carlo Bo ricordavano il genialissimo Dalì in occasione della morte. Come già detto qui in più occasioni (vedi post del 6 agosto 2006 e dell’11 dicembre 2007), la bellezza è frequente e anche nei titoli dei giornali. Essendo uno degli sfoghi abituali dei lettori lamentarsi dei titoli, mi propongo di lenire il lamento proponendo – quando capita – l’uno o l’altro dei titoli migliori.