Il blog di Luigi Accattoli Posts

Leggo di un bambino di 11 anni che si è impiccato – nel vicentino – perchè i compagni ridevano delle sue orecchie a sventola. Non so passare oltre ma non so che dire. Allora faccio questo: lo chiamo Luca (sui giornali il nome non c’era), mi fermo nel lavoro, scendo in strada e faccio il giro dell’isolato portandolo con me. Dopo un lungo silenzio gli dico che sono così belli i ragazzi con le orecchie a sventola.

“Un sacerdote di Novara mi ha riferito che il tema ‘Gesù’ è molto dibattuto sui blog dai ragazzi. Il loro approccio però è impostato da libri distruttivi oggi molto diffusi e non dal testo di Benedetto XVI su ‘Gesù di Nazaret’. Quale sarà tra dieci anni l’idea di Cristo se queste idee dovessero avere la meglio? Io non mi intendo di Internet, ma specialmente le giovani suore dovrebbero entrare nei blog per correggere le opinioni dei ragazzi e mostrare loro il vero Gesù”: l’ha detto il cardinale Ruini mercoledì scorso all’assemblea dell’Unione Superiori Maggiori d’Italia (USMI). Se qualcuno dei visitatori sa del dibattito su Gesù nei blog dei ragazzi me ne dà un’idea? 

I numeri del papa a Napoli (vedi post del 20 ottobre) sono usciti tutti e tre: il 15 – il papa – sulla ruota di Napoli, il 72 – la piazza – sulla ruota di Venezia, il 15 e il 32 – Napoli – sono usciti sulla ruota nazionale. In quella passeggiata in via Chiaia ero con il collega Giuseppe Rusconi della rivista “Consulente Re” che – rientrato a Roma – ha raccontato scherzando alla segretaria di redazione quel suggerimento del tabacchino per le puntate, lei ha giocato i tre numeri e ha fatto ambo. Altrettanto è capitato a due visitatori del blog che me ne hanno informato per telefono: non loro – i bloggers pare non giochino come non giocano i giornalisti – ma loro amici e parenti hanno fatto buone vincite. Diremo che papa Ratzinger sta dando i numeri (vedi commento n. 12 al post del 20 ottobre)? No di certo ma pare che qualcosa si agiti se metti un papa tedesco nella smorfia napoletana.

Ho passato quattro giorni a Napoli per il papa e la Comunità di Sant’Egidio alloggiando al Grande Hotel Vesuvio in una camera con vista su Castel dell’Ovo. Giorni volati nella solita fretta dei giornalisti e di tutti ma il mattino e la sera c’era quella veduta che mi è parsa degna della Minas Tirith del “Signore degli anelli”. Mi sono chiesto se quanto vediamo ci possa migliorare. Ho risposto di sì e quasi mi sono spaventato per i debiti accumulati lungo una professione che mi ha fatto passare da una meraviglia all’altra.

“Un istante con te vale più di una vita da solo”: letto su un muro di Rampe Paggeria, Napoli. Lo trovo esagerato ma non so deplorare chi va sopra le righe.

Nella città insanguinata Benedetto bacia il sangue di San Gennaro.

Il giornalista a volte soffre per non poter narrare il più importante: mi capita oggi per quanto ha detto il monaco buddista birmano U Uttara al Teatro San Carlo di Napoli ad apertura del meeting interreligioso “Per un mondo senza violenza” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Riporto qui alcune delle sue giuste parole, che a motivo della fitta giornata rischiano di non entrare nelle cronache: “I monaci buddisti del mio paese, tormentato da povertà, repressione e corruzione, sono usciti per via allo scopo di chiedere al regime di mettere fine a questi mali. Hanno fatto la loro richiesta pacificamente, esprimendo gentilezza e amore per ogni creatura. La repressione armata li ha colpiti in maniera terribile insieme agli studenti e ai cittadini che protestavano con loro. Tanti di noi sono stati imprigionati e non sappiamo dove siano stati portati. Abbiamo avuto dei morti, sappiamo che tanti di noi sono stati torturati. Aiutateci pregando con noi per la fine della repressione e il ritorno al rispetto dei diritti umani nel nostro paese. Grazie. Anche noi preghiamo per la pace di ogni creatura”. Al monaco saggio e mite che ha parlato così, avvolto nel suo vestito rosso, il mio più forte abbraccio.

“Il papa a Napoli 15 – 32 – 72”: così un cartello allo sportello del lotto, in una tabaccheria di via Chiaia. Chiedo come si calamitano i tre numeri e il tabacchino me lo dice con il sussiego suggerito dall’insolita circostanza: “15 il papa, 32 Napoli, 72 la piazza. Li volete giocare? Il papa porta fortuna”. Non gioco ma mi auguro – con lui – che Benedetto porti fortuna a Napoli (vedi post del 7 novembre 2006). Al tassista che mi porta all’albergo chiedo se il presidente Prodi – che sarà qui domani a ricevere il papa – corra il rischio d’essere fischiato dalla folla. “No – mi risponde con molte ‘o’ – gli battono le mani per l’indulto, per tutti i figli che erano carcerati e sono tornati a casa e noi ce li abbiamo tra i piedi”. Chissà se al papa diranno che la sua visita i napoletani se la sono giocata al lotto e se Prodi saprà mai la ragione della buona accoglienza – se buona sarà.

Tra i graffiti del Ponte Milvio (vedi post del 3 ottobre) ho trovato questo, dedicato a uno o a una che non c’è più: “Mai mi scorderò di te. X sempre tu sarai la stella che da lassù da guida mi farà…”. Mi incanta l’idea che qualcuno, immagino giovane, affidi la memoria dell’amato all’affollato muro degli innamorati. Mi abbaglia di tenerezza.

Incompetente in cineprese pongo un quesito a chi ne sa di più: come si interpretano le riprese del video con Stenico e il ragazzo che l’ha filmato, stante il fatto che in quelle immagini il ragazzo è visibile per intero e a più riprese (vedi post del 13 e 15 ottobre)? Come è stato realizzato il video pirata? Le immagini della piazza, dell’automobile, dell’ascensore e dell’ingresso nello studio sono rispondenti a quanto detto dai responsabili del programma “Exit” de “La 7”: il ragazzo ha filmato Stenico e altri due preti con una microcamera nascosta nello zainetto. Ma quando il ragazzo è sul divano ed è mostrato in campo lungo, mentre il prete appare di scorcio in primo piano? In quel momento da dove e a opera di chi avviene la ripresa? Forse il ragazzo ha posato lo zainetto su un tavolo, o una mensola, o una libreria avendo l’inimmaginabile agio di poter posizionare correttamente la telecamera che va avanti da sola ed è semovente, se l’inquadratura un momento va sul televisore, un momento sull’angolo del divano e un terzo momento sull’intero divano? Ma se anche così fosse, come si spiegano le immagini finali nelle quali si vede il prete seduto che “tocca” e complimenta il ragazzo in piedi davanti a lui, subito dopo che lo si è visto con lo zaino in spalla, che si prepara a uscire? In quella coda del video la telecamera da dove occhieggia? Se era fuori dallo zaino, posta su un qualunque sostegno, come ha fatto poi il ragazzo a recuperarla senza che il prete se ne avvedesse? Sono domande a chi ne sa di più, compreso il ragazzo che non vorrà farsi vivo, “La 7” che si è presa la responsabilità di distruggere persone a essa sconosciute e Tommaso Stenico, che potrebbe avere un interesse difensivo a chiarire ciò che al riguardante appare incomprensibile.