In attesa che il papa in vacanza dica o faccia qualcosa da raccontare, i giornalisti vanno guardando e annasando qua e là: ieri l’abbazia di Novacella, oggi il palazzo dei Principi Vescovi di Bressanone. E mi piace raccontare due segni luterani che hanno calamitato il mio occhio: due unghiate della storia niente male per capire gli incubi dai quali siamo appena usciti. Nella Biblioteca dell’Abbazia si conservano 76 mila volumi e manoscritti e incunaboli di forte rarirà. Tra i pezzi unici c’è un Antico Testamento tradotto dall’originale ebraico da Martin Lutero: Das Alte Testament vorsetzung von Martin Luther, Worms 1541. Così dice la targhetta, ma nel volume, aperto alla prima pagina, il nome Martin Luther è abraso, grattato, non leggiile: è la damnatio nominis dello scomunicato. Il volume era utile ai canonici regolari di Sant’Agostino (ai quali era appartenuto Lutero) che in quest’abbazia svolgevano attività esegetica e teologica, ma il nome andava tolto. Un’unghiata – questa – subita da Lutero. Un’altra unghiata stavolta luterana fa gagliarda mostra di sè nel portale blindato del palazzo dei Principi Vescovi: vi sono strappi e buchi nelle lastre in ferro che ricoprono il legno di rovere, inferti dai forconi, dalle picche e dagli spiedi della sommossa contadina del 1525 fomentata dai predicatori della Riforma. La guida rossa del Touring dice che il palazzo fu occupato dai rivoltosi, ma lo storico Josef Gelmi, che ci ha guidato nella visita, ha chiarito che l’assalto fu respinto. Comunque i segni sono restati ben evidenti in quelle lastre. Domani ci torno per contarli. Nella mia testa fanno da contrappeso al nome di Lutero abraso dalla sua Bibbia: tu mi cancelli il nome e io ti forcono il portone. Una firma vale l’altra.