
Noè sarebbe io. Il diluvio: la pandemia. La finestra dell’Arca è impersonata da una finestretta di un casotto che è sul terrazzo del mio condominio. Nel primo commento Noè che mi somiglia. Nel secondo la faccenda del corvo.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Lunedì 4 maggio è arrivato nelle librerie tedesche un lavoro di Peter Seewald intitolato «Benedetto XVI. Una vita»: oltre mille pagine di biografia con un’intervista in appendice. Insoddisfatto dalle anticipazioni dei media, procedenti per frasi staccate, mi sono fatto mandare dalla Germania il testo dell’intervista e ho tradotto di persona le risposte a sei domande che riporto nei commenti. Metto a questo estratto un mio titolo che riassume quanto Benedetto argomenta con esemplare dettaglio sul fatto e sul titolo del Papa emerito. Nel volume l’intervista è così intitolata: “L’amicizia personale con Papa Francesco non solo è rimasta ma è cresciuta”. Credo che questo testo, che risale all’autunno del 2018, sgomberi il campo dalle speculazioni sulla compresenza dei due papi e sulla perdurante partecipazione dell’emerito al carisma petrino. Egli qui afferma con totale chiarezza che il suo rapporto con il successore è puramente spirituale e interiore, tale e quale quello di ogni vescovo emerito con il vescovo suo successore. – I titoletti sono miei.
“Ogni volta che qualcuno di noi è in cammino per andarsene da questo mondo, il Signore verrà e ci prenderà per mano e ci porterà dove è lui”: sono parole del Papa nell’omelia di ieri. Un’omelia che va al cuore del Vangelo che è parola di vita eterna. Nei commenti riporto i passaggi più vivi che dedico – come altre volte qui nel blog – a chi dubita della predicazione papale e teme che in essa manchi la vita eterna.
Tornano le messe, anzi: torneranno tra dieci giorni, lunedì 18 maggio. Con il numero chiuso dei partecipanti, mascherine per tutti, comunione senza contatto, confessione distanziata. Senza coro, acqua santa, scambio della pace, raccolta delle offerte tra i banchi. Con gel igienizzante all’ingresso. Si riparte di lunedì perché nei giorni feriali la frequenza alle messe è bassa e intanto si vede come va. – Nei commenti il dettaglio dell’accordo firmato stamane a Palazzo Chigi. Qui il testo integrale.
Della Quaresima di quarantena il papa ha fatto una scuola di preghiera: l’ho seguita traendone conforto e qui provo a dire gli insegnamenti che ne ho ricavato. Per primo metto l’invito ad ampliare la «preghiera universale della Chiesa» alla dimensione del mondo, accogliendo la provocazione dei giorni e portando in preghiera ogni necessità. Per secondo la chiamata da parte del papa gesuita, già maestro di esercizi ignaziani, all’audacia nell’invocazione. Per terzo, la dimostrazione di come si possa guidare la Chiesa con la preghiera. – E’ l’attacco di un mio articolo pubblicato dalla rivista il “Regno” con il titolo Arriva la pandemia e il Papa guida la Chiesa con la preghiera. Nel primo commento la conclusione dell’articolo.
Nell’omelia di ieri mattina Francesco di nuovo ha ricordato la docente di storia del Cristianesimo Maria Grazia Mara che molto gli era e gli è cara: “Qui a Roma c’era una signora, una brava donna, una professoressa, la professoressa [Maria Grazia] Mara, che quando era in difficoltà per tante cose, e c’erano dei partiti, diceva: “Ma Cristo è morto per tutti: andiamo avanti!”. – Nel primo commento l’intero passaggio dell’omelia papale, nel secondo una mia noticina, da ex alunno di Maria Grazia.
A tre settimane dalla Risurrezione del Signore, la Chiesa oggi nella quarta domenica di Pasqua celebra la domenica del Buon Pastore, Gesù Buon Pastore. Questo mi fa pensare a tanti pastori che nel mondo danno la vita per i fedeli, anche in questa pandemia, tanti, più di 100 qui in Italia sono venuti a mancare. Penso anche ad altri pastori che curano il bene della gente, i medici. Si parla dei medici, di quello che fanno ma dobbiamo renderci conto che, soltanto in Italia, 154 medici sono venuti a mancare, in atto di servizio. Che l’esempio di questi pastori preti e “pastori medici”, ci aiuti a prenderci cura del santo popolo fedele di Dio. – E’ la preghiera di Papa Francesco detta stamane prima della messa a Santa Marta. Nei commenti altre sette intenzioni papali degli ultimi giorni che ancora non avevo raccolto in questo blog. I titoletti sono miei. In coda un mio articolo pubblicato oggi dal “Quotidiano del Sud” sulla preghiera per i governanti che riporto nel primo commento.
Amici belli, il gruppo di lettori della Bibbia che si riunisce a casa mia con il nome di “Pizza e Vangelo” si rivedrà per la terza volta da remoto, via Zoom, lunedì 4 maggio per leggere la finale del Vangelo di Marco, che narra le apparizioni, il mandato missionario e l’ascensione di Gesù risorto. Nelle prime due serate da remoto, il 6 e il 20 aprile, abbiamo avuto una ventina di collegamenti, per un totale di una trentina di partecipanti: tanti presenti negli incontri ravvicinati non li avevamo mai avuti. Nei commenti la scheda che ho inviato ai partecipanti e il brano che leggeremo.
«Nei giorni dell’isolamento, della difficoltà di assistenza nelle case, dell’impossibilità di accompagnare i nostri cari in chiesa e poi insieme al cimitero, è morta mia moglie dopo un lungo male. Era la notte tra mercoledì e Giovedì santo. Venerdì si è mossa la bara con la persona che più abbiamo amato, nel carro funebre seguito solo da me e dai figli. Davanti ai cancelli del camposanto, a distanza, stavano, appoggiati ai cipressi, i giovani nipoti, composti, con gli occhi accesi dalle lacrime». Così su “Famiglia Cristiana” Adriano Sansa, già presidente del Tribunale dei minori di Genova ed ex sindaco della città, racconta l’accompagnamento al cimitero della moglie Maria Carla. Nel primo commento il resto della narrazione.
“Avvenire” pubblica domani un’intervista al vescovo Stefano Russo, segretario Cei, che risponde anche a una domanda sul richiamo del Papa alla prudenza e a un’altra sulle trattative con il Governo in vista della ripresa delle celebrazioni con il popolo. In riferimento alle parole di Francesco, Russo dice che nella Chiesa vige “un’armonia polifonica” e che la Cei non coltiva velleità di “fuga in avanti” o di “irresponsabilità”. Sulle trattative conferma che si sta lavorando a un “protocollo” per le messe avendo a primo criterio la necessità di “preservare la salute di tutti”. Riporto nei primi commenti le due risposte e aggiungo una mia noterella.
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