Il blog di Luigi Accattoli Posts

Francesco alle 11.00 celebra a Santo Spirito in Sassia, cioè nel Santuario romano della Divina Misericordia: è la sua prima uscita per una celebrazione da quando vigono le regole della quarantena. Lo seguirò in televisione: lo danno sia Rai1 sia TV2000. Credo che questo gesto del Papa abbia – già prima di sentirne le parole – un significato forte: che l’uscita celebrativa è possibile, sia per il celebrante sia per i destinatari della celebrazione. Poi toccherà alle autorità civili, alla Cei, ai singoli vescovi e sacerdoti e fedeli indicarne e rispettarne le modalità di sicurezza. Francesco dà un’indicazione d’urgenza e di possibilità. Nel primo commento metto l’orazione voluta dal Papa per l’avvio e la conclusione della preghiera dei fedeli, con riferimento all’apparizione del Risorto che – nel Vangelo di Giovanni: lettura del giorno – raggiunge i discepoli “mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano”. A seguire altri momenti della celebrazione.

Domani la Santa Messa sarà celebrata nella parrocchia di Santo Spirito in Sassia, alle 11. E lunedì riprenderemo qui, alle 7. La Messa è finita, andiamo in pace. Così stamane Francesco al termine della celebrazione a Santa Marta. Che gli piacesse fare il Papa con lo stile del parroco l’aveva detto e mostrato più volte, ma gli “avvisi” a fine messa fino a oggi erano mancati. Nei commenti tre richiami a sue battute sul Papa in modalità di parroco e una mia noticina.

Il virus costringe alla distanza e a relazioni virtuali: viralizza le comunità. E che ne è della Chiesa, delle liturgie in diretta streaming, o televisiva? “Questa non è la Chiesa” ha risposto deciso Francesco nell’omelia di stamane: “Questa è la Chiesa di una situazione difficile, che il Signore permette, ma l’ideale della Chiesa è sempre con il popolo e con i sacramenti”. E “Chiesa, sacramenti, popolo di Dio sono concreti”, non possono essere virtuali, non possiamo finire viralizzati. Nei commenti riporto brani dell’omelia e li raccordo con l’annunciata prima celebrazione che Francesco farà dopodomani fuori del Vaticano, nella chiesa romana di Santo Spirito in Sassia.


Con questa foto ricordo il 93mo compleanno di Papa Benedetto, che cade oggi, e gli mando un bacio di figlio. L’immagine gira in Instagram. Non ne conosco l’autore ma a me pare autentica. Secondo una didascalia che prendo dall’Instagram di Lucio Brunelli essa risalirebbe ad alcuni anni addietro: diciamo, al Benedetto dei primi tempi dopo la rinuncia. Lo ritrae con gli amati gatti davanti alla Grotta di Lourdes che è nei Giardini Vaticani. – Nel primo commento alcune parole dell’arcivescovo Georg Gänswein su questo compleanno, riferite da Vatican News.

L’Annuario Pontificio 2020 innova sui titoli del Papa: Francesco viene presentato con il solo appellativo di Vescovo di Roma mentre gli altri sette titoli – tra i quali “Vicario di Cristo” – sono posti in calce alla pagina sotto la dicitura “Titoli storici”. Nei commenti metto il dettaglio della notizia, la reazione di protesta dei tradizionalisti e la mia opinione che rimanda a un suggerimento della Commissione Teologica Internazionale – sessione del 1970.

“Forse è il momento di pensare a un salario universale che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete, conseguendo l’obiettivo umano e cristiano che nessun lavoratore sia senza diritti”: così Francesco in una lettera inviata il giorno di Pasqua ai Movimenti popolari, nella quale si rivolge ai “lavoratori dell’economia informale, indipendente o popolare”, che non hanno “uno stipendio stabile per resistere alle difficoltà di questo momento”. Nei commenti alcuni passaggi della lettera riportati da Vatican News.

“Che bello essere cristiani che consolano, che portano i pesi degli altri, che incoraggiano: annunciatori di vita in tempo di morte”: è un passaggio dell’omelia di Francesco nella Veglia pasquale: nei commenti ne riporto tre brani e aggiungo qualche dettaglio del rito in tempo di pandemia.

“Oggi, in questo momento, penso al Signore crocifisso e alle tante storie dei crocifissi della storia, a quelli di oggi, di questa pandemia: medici, infermieri, infermiere, suore, sacerdoti… morti al fronte, come soldati, che hanno dato la vita per amore, resistenti come Maria sotto le croci loro, delle loro comunità, negli ospedali, curando gli ammalati. Anche oggi ci sono crocifissi e crocifisse che muoiono per amore e questo pensiero mi viene, in questo momento”: così Francesco ha parlato ieri in una telefonata alla conduttrice della rubrica di Rai 1 Lorena Bianchetti. Nei commenti il resto della telefonata e altre informazioni sul Venerdì Santo.