Il nuovo decreto del Governo sul Coronavirus – adottato ieri sera – conferma le limitazioni alle attività religiose e all’apertura dei luoghi di culto già in precedenza adottate per la zona rossa e per le regioni e le province più colpite. Nel riassumere le decisioni, un comunicato della Cei afferma che per le zone più colpite “sono escluse durante la settimana le Messe feriali”. Nei commenti riporto l’intero comunicato e alla fine svolgo una mia interpretazione sul sacrificio comportato dalla rinuncia alle messe: è doveroso rispettare le indicazioni delle autorità, perchè il rischio è grande, ma si dovrà fare di tutto – anche mostrando capacità di rispetto delle direttive che vengono date – per ottenere che l’autorizzazione alle messe torni al più presto.
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Si vota al centro di Roma per eleggere il deputato che prenderà il posto di Paolo Gentiloni, che ha lasciato Montecitorio dopo la nomina a commissario europeo agli Affari Economici. Una conta di nessuna importanza ma forse utile a intendere come soffia il vento. Sono andato al seggio verso mezzogiorno, di ritorno dalla messa e l’affluenza era modesta, ma c’erano persone sia davanti sia dietro di me. Ho votato il candidato del Centrosinistra, che è il ministro Roberto Gualtieri, del Pd, sostenuto anche da Italia Viva, Sinistra Italiana, Articolo Uno, Psi, Demos. Antagonisti reali: Maurizio Leo, di Fratelli d’Italia, sostenuto da tutto il Centrodestra; Rossella Rendina del Movimento Cinque Stelle. Tre le curiosità sul vento: se Gualtieri avrà una buona riuscita come già Gentiloni (fu eletto nel 2018 con il 42%), se il Centrodestra sale o scende, che succede ai Cinquestelle oggi positivi a tutti i virus.
Aggiornamento al 2 marzo. Votano pochi – stravince Gualtieri.

Oggi in San Giovanni in Laterano ho vissuto due momenti di folla cristiana. Eravamo presenti in 1340 – molti i giovani – per l’assemblea diocesana delle équipes pastorali. Al termine il cardinale Vicario Angelo De Donatis ci ha informati che sarebbe seguita una celebrazione con l’elezione dei catecumeni: più di ottanta adulti che nella Veglia di Pasqua riceveranno il battesimo. Dunque non dobbiamo fare altro che chiamare il fuoco: la legna non manca.
Amici belli, il gruppo di lettori della Bibbia che si riunisce a casa mia con il nome di “Pizza e Vangelo” si rivede lunedì 2 marzo per leggere dal secondo capitolo del Vangelo di Marco la chiamata di Levi l’esattore (Matteo) e il pranzo a casa sua dove Gesù siede a tavola “con i pubblicani e i peccatori”: un insegnamento che scuoteva e scuote i benpensanti ma che in verità dovrebbe incoraggiarci, dal momento che abitualmente noi tutti – io credo – ci sentiamo così poco in regola. Nei commenti la scheda di introduzione alla lectio inviata ai partecipanti, il testo che leggeremo, l’invito a partecipare rivolto ai visitatori romani o a chi passi di qua: ci arrivano tutte le strade.
Nello scatenamento delle emozioni, la Chiesa conserva una relativa sobrietà di parole e di atteggiamenti: ieri in mattinata Francesco ha tenuto come ogni mercoledì l’udienza generale e in essa ha detto la sua “vicinanza” ai malati ma senza pronunciare una parola di più rispetto a quelle necessarie. Domenica aveva mantenuto l’appuntamento di Bari e ieri pomeriggio ha celebrato le Ceneri in Santa Sabina. Per sabato a San Giovanni è confermata una mega consultazione dei gruppi pastorali parrocchiali della diocesi di Roma. – E’ l’attacco di un mio articolo pubblicato oggi dal “Quotidiano del Sud”. Lo riporto nei primi tre commenti.
«La benedizione di Dio ispiri la prudenza senza allarmismi, il senso del limite senza rassegnazione”: così l’arcivescovo di Milano Mario Delpini nel “pensiero di benedizione” che ha rivolto alla sua gente lunedì. Lo riporto per intero nei primi commenti, ringraziandolo per l’aiuto che me ne è venuto a pensare da cristiano l’emergenza che stiamo vivendo.

“Ecco la rivoluzione di Gesù, la più grande della storia: dal nemico da odiare al nemico da amare. Se siamo di Gesù, questo è il cammino! Non ce n’è un altro”: così ha parlato domenica il Papa a Bari nell’omelia della messa, dopo l’incontro con i vescovi del Mediterraneo, del quale ho riferito nel post precedente. Riporto nei commenti i passaggi dell’omelia che fanno più luce. Li metto staccati l’uno dall’altro per invitare i visitatori a leggerli lentamente. Li commento con una foto della precedente visita di Francesco a Bari, quella del 7 luglio 2018, quando vi andò a incontrare i patriarchi e i vescovi del Medio Oriente. Ho scelto quella perché volevo la sua luce a commento delle parole del papa. Luce di luglio sulla pietra di Puglia.
Il monito più forte è contro il commercio delle armi: “La grande ipocrisia”. Altrettanto acceso è l’appello per la Siria che non finisce mai di morire: “un’immane tragedia che si consuma sull’altra sponda di questo mare”. Infine un’affermazione tutta controcorrente sulla fortuna di vivere ai bordi del Mediterraneo”: “il mare del meticciato”. Il Papa in visita a Bari, dove ieri ha incontrato i vescovi dei venti paesi mediterranei, ha avuto parole audaci, che rovesciano le convinzioni consolidate e i motti delle propagande. Di tutte le propagande: ha indicato come due risorse le migrazioni e la convivenza con l’Islam, citando Isaia ha invocato un futuro di resurrezione per il mare nostrum “che è già diventato cimitero”. – E’ l’attacco di un mio articolo pubblicato oggi dal “Quotidiano del Sud”, che riporto nei primi quattro commenti.
“Sospeso il Carnevale di Venezia – chiuso il Duomo di Milano”: dai titoli del Tg1 delle 20.00.
Francesco nell’esortazione “Querìda Amazonìa” ricorre all’arte della parola di sedici poeti e scrittori per narrare l’Amazzonia e aiutarci a intendere che il suo destino confina con il nostro. Ho già dedicato tre post alle loro voci ed ecco le ultime tre. Il mio grazie agli autori e al Papa che li ha voluti nel suo testo.
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