Tra le similitudini che legano la nostra situazione di Chiesa con quella dell’Amazzonia – sulle quali vado insistendo: vedi il post di ieri – c’è anche il ruolo guida di fatto svolto da laici, in forte maggioranza donne, senza mandato o con una investitura che appare spesso insufficiente. Nei commenti riporto gli spunti forniti nel briefing di ieri da due vescovi amazzonici e da uno italiano (Ambrogio Spreafico, del quale trattava il post di ieri).
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Il Sinodo dell’Amazzonia che si sta svolgendo in Vaticano non è lontano da noi e ho segnalato più volte qui nel blog questa vicinanza con il motto L’Amazzonia siamo noi. Ne do ora un nuovo riscontro narrando un’assemblea della diocesi di Frosinone su “Il Creato: armonia di differenze” che si è fatta il 21 e 22 settembre, ad apertura della quale ho intervistato il vescovo Spreafico sulla responsabilità dei cristiani nei confronti della terra e dei poveri. Quell’assemblea, come chiarisco nei commenti, era segnata da un forte richiamo al Sinodo dell’Amazzonia, che vi era presente almeno a due titoli.
- Non dico tanto ma dieci centimetri in più. Se mamma me li dava allora sì che svoltavo.
- Non te credo. Altezza è mezza bellezza. Ma bella non basta, t’ho dico io.
- Hai ragione. Non bastava l’altezza ma dovevo venire anche meno sveglia. La svegliezza te frega.
Domenico Giani, comandante della Gendarmeria vaticana, lascia l’incarico, forse vittima di vendette e tranelli. Se ne va “amareggiato”. Il Papa accetta le sue dimissioni sicuramente amareggiato. E amaro è lo spettacolo del perdurante veleno Vaticano. Nei commenti qualche link e il mio saluto a Giani.
Quando John Henry Newman decise di abbandonare la Chiesa d’Inghilterra, dopo il suo ultimo sermone, con il quale si era accomiatato dalla comunità anglicana di Littlemore, lasciò in lacrime quell’assemblea. Quel discorso era intitolato “La partenza degli amici”. Mentre ricordiamo la vita di questo grande britannico, grande ecclesiastico e, come possiamo dire ora, grande santo, che supera le divisioni tra tradizioni, è certamente giusto rendere grazie per l’amicizia che, malgrado la separazione, non solo ha resistito ma si è anche rafforzata. E’ un brano del testo con cui il Principe Carlo saluta oggi, sull’Osservatore Romano, la canonizzazione del cardinale Newman che sarà celebrata domani da Francesco. Nel primo commento un altro brano notevole del ritratto del nuovo santo tracciato dal Principe di Galles.
Ho tenuto oggi pomeriggio una relazione al convegno “In carcere con umanità”, nella Casa Circondariale di Matera: convegno legato al Premio Castelli e come quello organizzato dalla Società di San Vincenzo de Paoli: vedi i post di ieri e dell’altro ieri. Nella relazione intitolata L’esperienza dell’incontro restituisce dignità ho detto il mio favore alla sentenza della Corte Europea dei diritti umani che obbliga l’Italia a rivedere le norme sull’ergastolo ostativo. Nei primi commenti il passaggio della relazione che accenna all’argomento.
Il riconoscimento d’umanità talora sorprende, affiorando nelle situazioni anche meno propizie, come potrebbe sembrare quella del carcere; e può capitare che sia proprio la prova del carcere a favorire quel riconoscimento: l’attestano molti tra i lavori che abbiamo ricevuto per questa edizione del premio: è un passaggio della presentazione che farò domani – nel carcere di Matera – dell’edizione 2019 del Premio Castelli [vedi il post di ieri]. La presentazione può essere letta qui, alla data di domani della pagina “Conferenze e dibattiti”, elencata sotto la mia foto.
Visitatoti belli, da domani a domenica sono a Matera per il Premio Castelli. Da otto anni sono il presidente della giuria di questo Premio «letterario» per detenuti che ha dietro la Società di San Vincenzo de’ Paoli. Nei commenti qualche ragguaglio su questo appuntamento annuale con il carcere.
“Questo sinodo è come una mensa che Dio ha imbandito per i suoi poveri e ci chiede di servire a questa mensa”: così ieri il cardinale Caludio Hummes, brasiliano, ha concluso la sua relazione d’apertura al Sinodo dell’Amazzonia. Nei commenti cinque impegni dell’alleanza con i poveri proposta dal cardinale.
Propongo oggi il monito rivolto ieri dal Papa ai sinodali perchè cerchino con “slancio missionario” e con “prudenza audace” i “nuovi cammini” necessari alla Chiesa dell’Amazzonia. Domani mi occuperò della relazione d’apertura tenuta oggi dal cardinale Hummes. Vado con un giorno di ritardo, dovuto a impegni distraenti, ma prometto ai visitatori che presterò buona attenzione a questo Sinodo, del quale mi sono già occupato studiandone lo “strumento di lavoro” e dando un’occhiata alla composizione dell’assemblea. L’audacia chiesta da Francesco va interpretata sia come invito a prendere sul serio le necessità di quella Chiesa sia come risposta a quanti hanno svolto da giugno a oggi (cioè dalla pubblicazione dello “strumento”) un fuoco di sbarramento contro ogni proposta di novità. Il Papa ieri ha detto che l’innovazione va saggiata senza precipitazione ma anche senza spavento. – Nei commenti riporto quattro brani dell’omelia di apertura dell’assemblea.
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