«Un’altra strada era possibile: che cosa cambierei nella società e nella mia vita» era la formulazione del tema del concorso, che è risultata particolarmente coinvolgente per i 123 detenuti che hanno mandato uno o più lavori nei quali, noi della giuria (siamo nove) abbiamo trovato espresse – più che in altre annate – vivaci note soggettive, sia di tipo emozionale, sia argomentative. Di questa soggettività narrante voglio qui riferire, convinto che in essa si esprima al vivo la tribolata ricerca di ascolto che è propria degli uomini, delle donne e dei ragazzi che popolano le carceri. E’ un passaggio di un rendiconto dell’ultima edizione del “Premio Castelli” che ho scritto per la rivista “Il Regno”. Nel primo commento il link e una nota sul Premio.
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