Il blog di Luigi Accattoli Posts

“Erano le 18.30 quando si è sparsa la voce. La gente gridava: ‘L’hanno ammazzato’. E’ stato tremendo. Tutto il quartiere urlava: ‘E’ opera di D’Aubuisson’. Volevo che la terra mi inghiottisse. Al funerale di Monsignore ho cercato di rendermi invisibile perché non mi riconoscessero. Ho provato tanta vergogna. Pian piano, però, ho capito che i fratelli non sono uguali. Ognuno prende la sua strada. Roberto è stato, in qualche modo, un prodotto del lavaggio di cervello fattogli alla Scuola delle Americhe. Negli anni successivi all’omicidio, ci siamo visti quattro o cinque volte. E ho evitato l’argomento Romero. Parlargli di Monsignore lo rendeva furioso. Che mio fratello sia responsabile della sua uccisione lo dicono l’Onu, i suoi appelli contro Monsignore, il suo estremismo, uno dei suoi stessi complici. Non ho alcun dubbio purtroppo”: così ha parlato all’Avvenire di ieri Marisa D’Aubuisson, sorella del maggiore Roberto D’Aubuisson, responsabile dell’uccisione dell’arcivescovo Romero. Nei primi commenti altri testi di Marisa.

“L’incontro con la fede e con la comunità cristiana è stato per me come una nuova nascita, che mi ha tolto dalla disperazione. Avevo tanta forza di volontà, ma nessuna possibilità ed ero da solo. Con la fede ho trovato una famiglia che mi ha sostenuto e ora anche la mia famiglia è interamente cristiana. Questo mi dà la forza di affrontare le mie difficoltà e una pace che finora non avevo conosciuto”: così un ragazzo invalido albanese mi racconta la sua storia.

Settimana di Passione, Giuda sta per tradire. Rivedo dopo mezzo secolo “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini e rileggo la recensione di Moravia sull’Espresso: “I silenzi sono la forza del film. I silenzi di Pasolini sono affidati all’organo che è più legato al silenzio: gli occhi. Gli occhi dei personaggi: il silenzio dell’Annunciazione, il silenzio che accompagna la morte di Erode, il silenzio degli apostoli che guardano Gesù e di Gesù che guarda gli apostoli, il silenzio di Giuda che sta per tradire, il silenzio di Gesù che sa di essere tradito”. Pasolini e Moravia mi hanno aiutato a leggere Matteo e più tardi a intuire Madre Teresa con i loro viaggi in India.

La giornata napoletana di Francesco è stata segnata dai dialetti: la “spuzza” del corrotto che sventola come una bandiera e il saluto napoletano “a Maronna v’accumpagne” che il Papa argentino ha ripetuto con buona pronuncia a ogni appuntamento. Il cardinale Sepe, cultore del dialetto napoletano, ha lodato anche per questo il Papa argentino che – ha detto – “ha un cuore napoletano” e il “naso fino”. E’ la conclusione di un mio articolino di maniera pubblicato oggi dal Corsera. Lo dedico ai visitatori che per loro motivi mostrano di aver esultato o sofferto per quanto avvenuto ieri tra le 08.15 e le 17.30 nella cara Partenope: a Maronna v’accumpagne.

“Quanta corruzione c’è nel mondo! E’ una parola brutta, se ci pensiamo un po’. Perché una cosa corrotta è una cosa sporca! Se noi troviamo un animale morto che si sta corrompendo, che è corrotto, è brutto e spuzza anche. La corruzione spuzza! La società corrotta spuzza! Un cristiano che lascia entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, spuzza!”: così Francesco stamane a Scampia, quartiere napoletano di tutte le devianze. Nel testo linkato l’editing vaticano gli fa dire che “la corruzione puzza”, ma Francesco ha detto “spuzza” ed è bene restituire alla parlata papale quella “s” di ribrezzo che c’era nell’italiano antico e che c’è in alcuni dialetti e sta a dire puzza rivoltante, fetore, fetenzia.

“Non si raggiungerà mai la giustizia uccidendo un essere umano”: scelgo questo motto a sintesi di una LETTERA DEL PAPA ALLA COMMISSIONE CONTRO LA PENA DI MORTE che a mio parere costituisce la parola più completa che sia venuta dai Papi su tale materia. Nei primi commenti alcuni passi del documento.

Sono favorevole alla costituzione dell’esercito europeo secondo la proposta del presidente Juncker. Ma ritengo che si debba fare qualcosa immediatamente, senza aspettare i tempi lunghi dell’esercito comunitario: costituire un coordinamento per interventi d’emergenza, di polizia internazionale, ogni volta che siano richiesti o possibili, nelle aree di crisi. Lo dico in riferimento all’Isis e a tutto l’islamismo terroristico. Lo dico da cittadino dell’Europa. Sostenere con ogni mezzo chi combatte sul terreno il terrorismo islamista, coinvolgere nell’impresa l’Arabia Saudita, l’Iran, la Turchia, la Russia. Essere pronti all’uso delle armi, qui e ovunque sia necessario.

Ero in viaggio quando è stata pubblicata, venerdì 13, l’intervista del Papa e Televisa. La recupero ora ma non per le battute sulla Curia come ultima corte d’Europa, sul Sinodo e le aspettative esagerate, sulla sensazione che il suo pontificato sarà breve: di questo tutti hanno parlato. Leggendo la fluviale intervista mi hanno colpito quattro pagliuzze trascurate dalle cronache del giorno e riguardanti l’idea di canonizzare i grandi evangelizzatori, il criterio di scelta di uno degli ultimi cardinali, la coltivazione di cattive amicizie, il suo parlare da parroco. A queste pagliuzze dedico alcuni commenti.

“Me la portavo sott’acqua tenendola per mano”: così Raffaele La Capria corteggia Ilaria Occhini, sposi da 54 anni. Quando l’amore sa resistere al tempo è un articolo della collega Elvira Serra che saluto. Una storia da festeggiare.


Mentre erano in campagna Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise: Cumque essent in agro consurrexit Cain adversus Abel fratrem suum et interfecit eum. Siamo nel capitolo 4 del Libro della Genesi e siamo anche nei mosaici della Cattedrale di Monreale. E io sono nei racconti di mia madre e della sua Bibbia apocrifa dove Caino era Caimme. Mi sono sempre chiesto perché e infine ho scoperto che il mosaico di Monreale dà ragione alla mia mamma. Nei primi commenti altre mie scatenate fantasie.