“Pippo [don Giuseppe Dossetti] è partito per Roma. L’abbiamo portato alla stazione. Solo, nero, magro, con una borsa non sua dove insieme a preziose scartoffie sua madre aveva cacciato un pacchetto di Pavesini[ …] Pino [Giuseppe Alberigo] dice che la lotta è il suo [di Dossetti] elemento naturale, come l’acqua per i pesci, ma non toglie che mi abbia fatto una gran pena e insieme abbia sentito la commozione profonda di essere dalla sua banda in questa strepitosa avventura del Concilio”: così Angelina Alberigo nel suo diario del Concilio. Riporto quella godibile vignetta di Dossetti al treno per ricordare Angelina che è morta il 13 dicembre. La conoscevo, le volevo bene. Ho negli occhi la vivacità del suo sguardo e dell’umore. Nei primi commenti indico la fonte della citazione e ringrazio chi me l’ha segnalata.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Un gruppo nazistello romano detto Militia negli anni 2010-2011 scrisse sui muri – anche nel mio rione – oltraggi sfusi e minacce di morte agli ebrei. Due giorni addietro il Tribunale di Roma li ha condannato a svariati mesi di carcere e a un risarcimento simbolico di 7.128,00 euro da versare alla Comunità Ebraica: 7.128 furono le vittime della Shoah italiana. La Comunità ha destinato il risarcimento “al reparto oncologico del Policlinico Gemelli”. Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di questioni ma segnalo la spiritosa tracciabilità di quei meschinelli settemila: dal nazistello all’ebreuccio al malatuccio.
“La morte non è la fine perché il destino dell’uomo è nell’eternità. Non c’è istante di vita che non abbia un significato. Figurati l’ultimo degli istanti! È la summa di tutta la tua vita. Sono sereno. Non ho rifiuto di niente”: parole di Ermanno Olmi confidate al collega Gian Antonio Stella che le ha riferite in una lunga conversazione con il regista pubblicata dal Corsera il 10 gennaio. Olmi racconta a Stella anche il suo matrimonio con Loredana, celebrato da padre Nazareno Fabretti; e l’amore di lei che ora l’assiste nella malattia: “E’ stata una straordinaria fortuna”. Un bicchiere di Vino Nuovo per Gian Antonio ed Ermanno valorosi nella buona e nella cattiva.
Oggi pomeriggio alle 17,00 sarò a TV2000 per una venduta d’insieme del viaggio papale nello Sri Lanka e nelle Filippine. Appena mi sarà possibile inserirò – qui nei commenti – alcuni brani della conversazione di Francesco con i colleghi sull’aereo che ieri lo riportava a Roma.
“Una folla di poveri per il Papa dei poveri: la sterminata moltitudine di Manila aiuta a intendere qualcosa di Francesco e del destino della sua Chiesa”: è il maldestro attacco di un mio supponente articolo pubblicato oggi dal “Corsera” alle pagine 1 e 3 con il titolo “La nuova frontiera del cristianesimo”.
“Colpisce la dimensione di questo movimento di popolo verso il Papa: sembra che sia la più numerosa presenza a una Eucaristia nella storia, si è parlato di 6 o 7 milioni di persone. Questo dice l’affetto del popolo per il Papa, che attrae per il modo di presentarsi, per il fatto di essere la guida di una Chiesa che è tuttora, qui nelle Filippine, molto viva, vivace e sentita dal popolo come un riferimento fondamentale per la sua vita spirituale, ma anche per la sua vita sociale. Il Papa è stato anche lui colpito da questa attenzione: il Papa dà, ma il Papa riceve”: parole del saggio Federico Lombardi a commento dell’ultima giornata del Papa nelle Filippine. Nei primi commenti alcune parole del Papa da tenere in serbo.

Eccomi con Zoro in Piazzetta – cuore del Rione Monti – alla festa di oggi pomeriggio per Giorgio Napolitano che torna a vivere tra noi. Sono stato anche intervistato, come monticiano doc, da qualche collega: “Dimmi due battute sul Rione e il Presidente”. Ma Napolitano non sono riuscito ad avvicinarlo: l’ho visto appena tra una testa e l’altra, mentre sotto il tendone di un bar gli offrivano torta e spumante. Aveva intorno il maresciallo, il macellaio e il parroco. “Grazie per quello che ha fatto per l’Italia”, gli ha detto don Francesco e Napolitano: “Grazie a lei signor parroco di essere venuto a salutarmi”.
“Prima di buttarsi a polemizzare su questo detto bergogliano conviene richiamare due antefatti: la posizione vaticana consolidata sulle vignette contro Maometto, elaborata dalla Segreteria di Stato sotto Papa Benedetto e che Francesco ha richiamato quasi alla lettera; la libertà di linguaggio del Papa argentino, anzi il gusto creativo per quella libertà, che spesso determina la fortuna delle sue omelie o delle sue interviste”: è un passo pieno di punte del mio commento alle parole del Papa in aereo [vedi post di ieri] pubblicato oggi dal “Corriere della Sera” alle pagine 1 e 28 con l’ottimo titolo Quell’invito a non deridere la fede degli altri.
“Uccidere in nome di Dio è un’aberrazione. Credo che questo sia la cosa principale sulla libertà di religione: si deve fare con libertà, senza offendere, ma senza imporre ed uccidere. La libertà di espressione: ognuno non solo ha la libertà, il diritto, ha anche l’obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune, ma senza offendere. Perché è vero che non si può reagire violentemente, ma se il dott. Gasbarri, grande amico, mi dice una parolaccia contro la mia mamma, gli arriva un pugno! E’ normale! Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri”: parole dette oggi dal Papa in aereo durante il volo dallo Sri Lanka alle Filippine. Nei primi commenti riporto domanda e risposta: sono parole di straordinaria schiettezza, da conoscere per intero. Le ho commentate con un articolo per il “Corsera” che linkerò domani.
Un grazie grande così a Napolitano che lascia il Quirinale e torna alla casa di via dei Serpenti, nel cuore del Rione Monti, dove sono anch’io. Sabato pomeriggio saremo in piazzetta per la festa che stiamo preparando. Nel primo commento il telegramma del Papa.
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