Il blog di Luigi Accattoli Posts

Papa Bergoglio a patrono del suo sogno di una Chiesa “samaritana e povera” non mette solo Francesco d’Assisi, del quale ha preso il nome, ma anche Celestino V, il Papa della rinuncia che nei quattro mesi in cui regnò diede esempio di “povertà, misericordia e spogliamento”: ne ha parlato sabato a Isernia, con parole che aggiungono un elemento significativo alla figura di Papa che va abbozzando. – E’ l’attacco di un mio sagace articolo pubblicato oggi dal “Corriere della Sera” con il titolo “Il richiamo a Celestino V: Scelse la povertà”.

Ringrazio per questo incontro e, per favore, pregate per me, perché gli occhi del mio cuore vedano sempre con chiarezza la strada dell’amore misericordioso e Dio mi conceda il coraggio di seguire questa strada per il bene dei minori. Gesù esce da un giudizio ingiusto, da un interrogatorio crudele e guarda gli occhi di Pietro e Pietro piange. Noi chiediamo che ci guardi, che ci lasciamo guardare, e possiamo piangere, e che ci dia la grazia della vergogna, perché come Pietro, quaranta giorni dopo, possiamo rispondergli: «sai che ti amiamo» e ascoltare la sua voce: «torna al tuo cammino e pascola le mie pecore» — e aggiungo — «e non permettere che alcun lupo entri nel gregge». – E’ la conclusione dell’omelia di Papa Francesco nella messa di stamane al Santa Marta con sei vittime di abusi da parte di uomini di Chiesa. Nei primi commenti altre parole del Papa.

“Non serve a nulla condividere una moneta se non condividi un destino”: così Matteo Renzi ieri e Pie’ allo Sciliar (Bolzano). E ancora: «Sull’identità per tenere insieme un popolo consegnerò all’Europa un libretto di Chesterton “Il Napoleone di Notting Hill”, se non mi buttano fuori prima. Racconta la storia di un sindaco pazzo – tema sul quale sono sensibile – che si batte per la sua comunità e insegna che anche un luogo insignificante è poetico se riflette l’identità che tiene insieme un popolo». Io, si sa, sto con il sindaco pazzo del quale riporto nei primi commenti altri tre detti notabili.

Buongiorno visitatori belli: oggi sono a TV2000 per il Papa in Molise. Sarò in studio per tutte le dirette da Campobasso, Castelpetroso e Isernia, tra le 09.00 e le 18.30. Il Papa delle periferie in una delle periferie d’Italia, ospite – tra gli altri – del vescovo Bregantini, responsabile Cei per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace, al quale chiese di scrivere le meditazioni per la Via Crucis di quest’anno al Colosseo. Aggiornerò nei commenti con le parole del Papa.

“Non siamo le costole di nessuno”: altro motto della solidarietà femminina che leggo sul muretto che accompagna l’uscita Garbatella della Metro B, stavolta a destra di chi sia diretto alla Circonvallazione Ostiense. Uno della mia età mi vede che trascrivo il motto e mi fa, allargando le braccia, un poco complice e un poco rinunciante: “Dice che non so’ le costole”.

“Quando non ho voglia di fare qualcosa, incontrare qualcuno, dico che sto male” sono parole attribuite al cardinale Bergoglio e qui echeggiate nei commenti di visitatori di ottima intenzione. Ho scorso libri, fatto telefonate, interpellato il collega che è all’origine del detto e posso affermare che si tratta di un apocrifo. E’ valsa la pena indagare? No, ma io sono un secchione e cerco in automatico. E’ servita a qualcosa la ricerca? A pochissimo: ad avere la riprova su chi vada dietro ai siti più inventivi.

“Dio cane” è scritto sul tronco di un nero pino del parco di via delle Camelie a Santa Marinella. Provo a immaginare che non gli dispiaccia quella dura bestemmia tracciata da qualcuno che non ha altre parole per pensarlo.

La Rete è scimmia della vita e la vita imita la Rete. Motti che mi sono venuti vedendo stamane a piazza Venezia il vigile sul suo podio fare gesti leggeri con le dita, più che con le mani, per fermare automobili e persone, o per invitarle ad andare. Con le dita come su un telefonino multimediale, mentre una volta il pizzardone aveva i gesti di un meccanico all’officina.

Gli addetti ai lavori si chiedono che male abbia Papa Francesco per disdire un impegno al quale l’attendono in migliaia, mentre la gente dice: ‘Lo vedremo la prossima volta’. I romani hanno intuito che l’uomo tiene a conservare un minimo di libertà nell’assillante programma delle giornate e se è stanco non esce e se gli fanno male le scarpe ortopediche non va in processione. ‘Ma come mai non lo dice con anticipo?’: perché spera sempre di poter andare, proprio come uno di noi che dice ‘se posso arrivo’. Le folle romane non hanno difficoltà a intendere questa ‘grammatica della semplicità’, come lui la chiama”: mio esercizio a corpo libero su Francesco che disdice appuntamenti, pubblicato dal “Corriere Roma” con il titolo La semplicità del Papa. Se posso arrivo.

“Lo sfruttamento dei bambini mi fa soffrire. Anche in Argentina è la stessa cosa […]. Una volta mi avvertirono che su una strada di Buenos Aires c’erano ragazzine prostitute di 12 anni. Mi sono informato ed effettivamente era così. Mi ha fatto male. Ma ancora di più vedere che si fermavano auto di grossa cilindrata guidate da anziani. Potevano essere i loro nonni. Facevano salire la bambina e la pagavano 15 pesos che poi servivano per comprare gli scarti della droga, il “pacco”. Per me sono pedofili queste persone che fanno questo alle bambine. Succede anche a Roma. La Città eterna, che dovrebbe essere un faro nel mondo, è specchio del degrado morale della società”: così il papa in un’intervista al Messaggero. Nei primi tre commenti altri passi sensibili dell’intervista.