Il blog di Luigi Accattoli Posts

“Fosse per me rimarrei fidanzata con tutti i miei ex”: così l’attrice Gabriella Pession a IO DONNA di oggi. Quando si dice la fedeltà.

A partire dal rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre del 1943 e nei giorni successivi, monasteri e orfanotrofi, tenuti da ordini religiosi, hanno aperto le porte agli ebrei e abbiamo motivo di pensare che ciò avvenisse sotto la supervisione dei più alti vertici del Vaticano, che erano quindi informati di questi gesti. Sarebbe pertanto un errore dichiarare che la Chiesa cattolica, il Vaticano o il Papa stesso si opponessero alle azioni volte a salvare gli ebrei. È vero piuttosto il contrario: hanno prestato aiuto ogni qualvolta hanno potuto“: così ha parlato ieri l’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede consegnando la medaglia di “giusto fra le Nazioni” alla memoria di don Gaetano Piccinini, prete romano. Nei primi commenti il resto del discorso e la mia esultanza.

“Ho capito che nella vita bisogna accontentarsi ma io non ci riesco”: così Vasco Rossi in televisione. Io invece da sempre pratico l’arte di accontentarmi, ma in verità neanche io mi accontento. Anzi: nessuno si accontenta mai. L’uomo questo incontentabile. Non gli basta una vita. [Segue nel primo commento]

Hanno dato Ungaretti tra le tracce di italiano alla maturità: Lucca, dalla raccolta L’allegria. Una poesia del 1919, felicissima nel darci l’intreccio della vita tra l’Egitto dell’infanzia, la Toscana dove ora è tornato e quella mitica dei racconti della mamma, nonchè il domani senza patria: “In queste mura non ci si sta che di passaggio. / Qui la meta è partire”. Tutti siamo stati in Egitto da piccoli e siamo arrivati un giorno in un posto nominato dalla mamma. Ho tanto amato i compiti in classe di italiano quando ne fu il tempo e tanto mi piacque e piace Ungaretti che davvero “La mia infanzia ne fu tutta meravigliata”, come dice il verso che ha più luce tra i 19 di questa poesia. Ed è così che ho deciso di fare anch’io oggi la prova di italiano, per vicinanza ai ragazzi della maturità. [Nel primo commento l’intera poesia].

“Voglio ringraziare chi da ventisei anni mi ha assicurato con professionalità e intelligenza la libertà di tante esperienze e la sicurezza di un quotidiano ordinato: Adzinda Fortes, la capoverdiana che considero ormai il mio angelo custode”: così leggo alle pagine 21-22 di Passare la mano. Memorie di una donna del Novecento incompiuto (ed.Viella) di Paola Gaiotti de Biase, amica di mille imprese (83 anni, già parlamentare europea e poi italiana, prima Dc e poi Pds). Offro un bicchiere di Vino Nuovo a Paola e ad Adzinda e all’intreccio di vite che le ha fatte amiche – perchè davvero esso “possa essere segno di una solidarietà fra gli umani che vada oltre le attuali disuguaglianze e disparità e ci faccia ritrovare fratelli e sorelle”.

Alla mostra del Guariento (vedi post del 17 giugno) ho trovato questa dolcissima figurazione della Trinità di un contemporaneo che si denomina graziosamente Nicoletto Semitecolo (Venezia, notizie dal 1953 al 1370), con la didascalia: Trinità. Tempera su tavola, cm 53,5×60,5; proveniente da Padova, Cattedrale, Sacrestia dei Canonici – Padova Museo diocesano – inv. Fay0877. La dedico ai visitatori, nella domenica della Trinità, segnalando la divina e umana tenerezza che qui unisce il Padre al Figlio, le cui mani appaiono sovrapposte, insieme crocifisse e insieme risanate.

Ho recensito per il Corsera il volume di Piergiorgio Odifreddi CARO PAPA TI SCRIVO (Mondadori 2011) ed egli mi ha ringraziato avendo trovato di tono laico la mia lettura del suo volume, tono che non si aspettava essendo il mio cognome un anagramma di CATTOLICA. L’ho ringraziato del ringraziamento ed ecco una risonanza senza veli a questi salamelecchi professional-mondani.

A Padova, dal Guariento, in grande festa. Ho contato gli angeli che sono stati invitati alla mostra e sono 57. Gli ho chiesto di portare un saluto ai miei visitatori.

Ti ho sempre considerato un segno, fin dal primo momento. Un segno attraverso il quale il Signore cercava di allontanarmi dagli errori, di darmi un’altra possibilità”: così Daniela Dichiara parla al figlio Stefano – colpito da tetraparesi spastica distonica – nel volumetto di Jessica Dichiara intitolato Racconto di te. I primi diciotto anni vissuti da un ragazzo speciale (Edizioni Simple, Macerata 2010): gli dedico un bicchiere di Vino Nuovo.

«Spero si ponga fine alla guerra e ai bombardamenti in Libia: solo con un governo, qualunque esso sia, si può gestire il fenomeno immigrazione, altrimenti continueremo ad avere immigrati, immigrati, immigrati»: parole del ministro Maroni che ricorda che «il Parlamento Usa ha detto al presidente Obama “basta spendere soldi in Libia”: il governo italiano e i governi europei dovrebbero fare la stessa cosa». «Tutti i servizi segreti – ha spiegato Maroni – non riescono a trovare Gheddafi mentre lui gioca tranquillamente a scacchi: c’è qualcosa che non funziona e noi siamo gli unici a subire impatti negativi da questo: sono già infatti oltre 20.000 i profughi arrivati dalla Libia». Già in altra occasione sulla guerra e ancor prima sui migranti avevo detto che mi ritrovavo nelle parole di Maroni e oggi ancora. Leggi tutto.