Il blog di Luigi Accattoli Posts

Su Craxi la penso come Napolitano. “Aveva delle responsabilità, certamente. Ma è stato colpito in modo sproporzionato: ha fatto quello che facevano tutti, solo esponendosi di più e ha pagato anche per gli altri”: così scrivevo per la rivista Il Regno al momento della morte. Puoi leggere quel mio articolo di dieci anni addietro nella pagina COLLABORAZIONE A RIVISTE elencata sotto la mia foto, cliccando sull’ultimo titolo in basso.

Andavano una volta i cristiani “per divina ispirazione” in terra di Soria, cioè in Siria e in altri luoghi del vicino Oriente, ad “annunciare la Parola di Dio tra i saraceni” e spesso vi trovavano il martirio. Anche oggi vanno e anche oggi fioriscono i martiri. Ma una novità del nostro tempo è che oggi anche le donne partono per quella missione, fatte audaci dal sangue dei fratelli uomini. Nel capitolo 11 IL GENIO DELLA CARITA’ della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto si può leggere la storia di quattro trappiste italiane che da conque anni sono in Siria “per raccogliere l’eredità” dei sette martiri trappisti dell’Atlas uccisi nel 1996 in Algeria.

Due facce della visita di Benedetto alla sinagoga voglio subito segnalare: la ripetizione della richiesta di perdono per la corresponsabilità dei cristiani nella Shoah e una specie di compromesso tra il papa e il rabbino su Pio XII. Come a dire: per noi ebrei il suo “silenzio” va sottoposto a giudizio, ne prendiamo atto ma per noi cattolici conta in primis l’azione di soccorso. Di questo compromesso dirò domani. Qui riporto il paragrafo del discorso del papa che ritengo più rilevante, quello del pentimento: La Chiesa non ha mancato di deplorare le mancanze di suoi figli e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo (cfr Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, “Noi Ricordiamo: una riflessione sulla Shoah”, 16 marzo 1998). Possano queste piaghe essere sanate per sempre! Torna alla mente l’accorata preghiera al Muro del Tempio in Gerusalemme del Papa Giovanni Paolo II, il 26 marzo 2000, che risuona vera e sincera nel profondo del nostro cuore: “Dio dei nostri padri, tu hai scelto Abramo e la sua discendenza perché il tuo Nome sia portato ai popoli: noi siamo profondamente addolorati per il comportamento di quanti, nel corso della storia, li hanno fatti soffrire, essi che sono tuoi figli, e domandandotene perdono, vogliamo impegnarci a vivere una fraternità autentica con il popolo dell’Alleanza”. E’ la seconda volta che Benedetto fa sua l’invocazione del predecessore, ripronunciandola. L’aveva già ripronunciata il 12 febbario 2009, davanti a una delegazione ebraica.

C’era chi piangeva tra gli ebrei quando Wojtyla entrò nella sinagoga e a noi giornalisti maschi avevano dato la kippah da mettere in testa: sono le immagini più vive che conservo. Wojtyla e Toaff si abbracciarono due volte. Il papa chiamò “fratelli” quattro volte gli ebrei, che gli batterono le mani nove volte. La parola più importante di Giovanni Paolo fu quella con cui deplorò le “persecuzioni” che gli ebrei ebbero a subire nella storia da parte dei papi. – E’ l’attacco dell’articolo con cui rievoco sul Corsera di oggi la visita in sinagoga di Giovanni Paolo II il pomeriggio della domenica 13 aprile 1986. Il seguito nel primo commento.

– Sono contento che il papa vada alla sinagoga.
– Ma ci sono ebrei che protestano…
– Va bene lo stesso. Se non c’è un ebreo contro, non sembra vero.
– Stiamo cedendo all’antisemitismo?
– No: amo gli ebrei come me stesso.
– Che cos’è che ti fa contento?
– Che il papa – cioè un cristiano che può farlo a nome di tutti – pregherà con i fratelli maggiori.
– Questo ti sembra raro?
– No: avviene tutte le volte che un cristiano prega un salmo.
– Allora è un fatto senza rilevanza…
– E’ rilevante perchè il cristiano comune comunemente non si avvede di quel fatto. Ma se ne avvedrà domani vedendo che il papa prega un salmo nella sinagoga.

Ogni tanto gli amici kurdi ci dicono: “Ma voi che siete delle brave persone perché non diventate musulmani?” Questo ce lo dicono perché per loro si salvano solo i musulmani e loro ci vogliamo bene e vorrebbero che ci si ritrovasse in Paradiso tutti insieme. Rispondiamo: “Ma noi crediamo in un Dio che ci salva tutti!”: è un brano della conversazione che ho avuto ieri con Gabriella, Roberto e Costanza Ugolini, una famiglia di Firenze che vive da dieci anni nella Turchia dell’Est. La puoi leggere nel capitolo 10 Coppie in missione come Aquila e Priscilla della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto.

“Port-au-prince è totalmente devastata. Ovunque si sentono grida da sotto le macerie. La Cattedrale, l’Arcivescovado, tutte le grandi chiese, tutti i seminari sono ridotti a rovine. Il parroco della Cattedrale, che si è salvato, mi ha detto che l’Arcivescovo di Port-au-prince sarebbe morto insieme a centinaia di seminaristi e sacerdoti”: così il nunzio ad Haiti, Bernardito Auza, racconta al telefono la tragedia di Haiti a un redattore dell’Agenzia Fides. Nel primo commento il resto della telefonata. Sono stato ad Haiti con papa Wojtyla nel marzo del 1983 e quel tanto che ricordo aggiunge tormento alle immagini che vedo ora in televisione.

Mi sono innamorato di Norina Ventre, 85 anni, detta “Mamma Africa” per l’impegno che mette – da più di dieci anni – a sfamare i neri che lavorano nelle campagne di Rosarno. Ho visto l’intervista che le ha fatto il Tg1 delle 13,30 e l’ho ritrovata nelle foto della manifestazione contro il razzismo che si è tenuta nel paese calabrese ieri pomeriggio. Le sue parole riscattano l’anima cristiana di Rosarno: “Sono poveri ragazzi, venuti qui a spaccarsi la schiena nella raccolta; senza pane, senza coperte, senza un tetto e un fuoco che riscaldi: come possiamo dirci cristiani se non apriamo le porte a chi ha bisogno? Non voglio morire prima di vedere un centro di accoglienza in questa città”. Il suo casale di campagna dove organizzava tavolate domenicali per gli immigrati – “I miei ragazzi hanno tanta fame” – è stato assaltato dai concittadini che hanno dato la caccia ai neri: “Ricostruiremo tutto!” Anche oggi ha fatto le provviste di sempre: “Ce ne sono che stanno nascosti per la campagna e io andrò a cercarli”. Il suo amore ai ragazzi africani è totale: “Ho detto al parroco che quando muoio saranno loro a portarmi a spalla”.

Molti mi hanno scritto per chiedermi di dire qualcosa di don Leonardo Zega, il paolino direttore di Famiglia Cristiana dal 1980 al 1998), che è morto a 81 anni il 5 gennaio. Era mio conterraneo: nato a Sant’Angelo in Pontano, che non è lontano dalla mia Recanati. Lo frequentavo a motivo dei “fatti di Vangelo” di cui era piena la sua rivista e la posta dei suoi lettori. Gli chiedevo qualche indirizzo, i nomi completi delle persone che apparivano in quella posta solo con una sigla. Ogni telefonata era anche per me un “Colloquio col padre” come si intitolava la sua rubrica che faceva notizia senza toccare quasi mai la politica. Un consiglio ai colleghi di Famiglia Cristiana ripensando alla Famiglia Cristiana di don Leonardo che tanto dispiaceva all’ufficialità per la libertà di parola che rivendicava: state di più sui fatti di Vangelo e andate di meno in politica. Recuperate qualcosa della passione di quella stagione per la crescita di una vera opinione pubblica nella Chiesa.

Dall’8 dicembre il sito internet della Cei – http://www.chiesacattolica.it – che esiste dal 1996 ha una nuova faccia e una raddoppiata efficacia per rintracciare testi, persone e luoghi della Chiesa italiana. Sei interessato a sapere qualcosa su Rosarno, luogo caldo per la dignità dell’uomo in questi giorni? Vai alla home page e scendi lungo la colonna di sinistra fino alla voce DIOCESI E PARROCCHIE. Cliccando su di essa si evidenzia una carta d’Italia con segnate le regioni episcopali. Vai con il cursore sulla Calabria e poi sulla diocesi di Oppido Mamertina-Palmi e qui trovi il SITO DIOCESANO dove – volendo – puoi ascoltare l’intero dibattito che si è svolto in un convegno del 2-3 ottobre scorso sul tema oggi bollente La comunità cristiana di Oppido-Palmi di fronte alla sfida della ‘nrangheta. Tornando alla home page della diocesi puoi vedere che essa conta 66 parrocchie e tre sono di Rosarno e una di esse, quella di San Giovanni Battista, ha un sito suo e lo chiami come niente e lì trovi la LETTERA A GESù BAMBINO NELLA NOTTE DI NATALE firmata dal parroco don Pino Varrà, divenuto famoso in questi giorni, che ti offre una piena immersione nel dramma umano di quella città. Un simile monitoraggio lo puoi effettuare – da questo sito – sulle 227 diocesi e 26 mila parrocchie di tutta Italia: una meraviglia. Altre risorse del sito le segnalo nel primio commento a questo post.