Il blog di Luigi Accattoli Posts

Oggi siamo stati a Efeso: alla zona archeologica che e’ la piu’ grande del Mediterraneo, alla Basilica di San Giovanni e alla Casa di Maria. Collegarmi a internet e’ una scommessa e anche un costo. Non ci riesco per intere giornate. Non controllo la posta e quasi non leggo i vostri commenti. Stupito dalla grandezza e dallo splendore della Efeso romana, vi faccio dono di una frase del nostro biblista Giavini: “Gesu’ andava per i villaggi, Paolo invece cercava le grandi citta’”. Quel teatro smagliante sotto il sole del mezzogiorno di oggi e cio’ che in esso grido’ un giorno la folla contro l’apostolo secondo il vivo racconto di Luca: “Gli efesini si precipitarono in massa nel teatro” – Atti 19. E Gesu’ che dice a Paolo, una notte, in Corinto: “Parla e non temere perche’ io ho un popolo numeroso in questa citta’”. Un bacio a tutti dalla nave che mi sta portando a Creta.

Nella mattinata abbiamo visitato l’areopago, dove abbiamo letto il capitolo 17 degli Atti degli Apostoli e il pomeriggio siamo andati a Corinto dove nell’agorà abbiamo ascoltato una lectio del biblista ambrosiano Giovanni Giavini sui primi due capitoli della Prima lettera di Paolo ai Corinti. In mezzo c’è stato il tempo di salire sull’Acropoli e di salutare il Partenone per conto di Fiorenza e di tutti. In particolare ho posto attenzione al cavallo che nitrisce da un angolo del frontone posteriore. Di questa giornata passata alla vampa del sole porto con me anche la vista del canale scavato nel tufo dell’istmo di Corinto e l’Acrocorinto superbo che domina la zona degli scavi. In particolare saluto chi mi difende fuori casa come Savigni e ognuno di voi che interloquisce con me nonostante la mia lontananza. A tutti dedico il commento di Giavini al passo di Paolo che nel capo 2 della Prima ai Corinti narra della “trepidazione” con cui si era presentato a loro sapendosi portatore del solo messaggio di Cristo crocifisso: “A chi va sostenendo che il cristianesimo sia una religione come un’altra possiamo contrapporre questa affermazione di Paolo, che non ha l’eguale nella storia dell’umanita’: di un credo che si basa su un uomo crocifisso che si e’ accreditato come Dio risorgendo dai morti”.

La Crociera Ambrosiana “Il Mediterraneo di Paolo” alla quale partecipo è organizzata dalla Duomo Viaggi e ha 157 partecipanti che viaggiano insieme ad altri 3500 crocieristi con la nave Navigator of the Seas della Royal Caribbean: una specie di Luna Park navigante con piscine e pattinaggio su ghiaccio, saune, ristoranti, cinema ed eventi come “la gara delle spanciate” amatissima dagli hobbit obesi – un contesto che non aiuta la concentrazione dei “pellegrini” ma ne fa una conquista quotidiana, come sarebbe quella di leggere Leopardi tra le grida della Pescheria di Venezia. Siamo partiti da Civitavecchia ieri pomeriggio e rientreremo a Civitavecchia la mattina di domenica 5 luglio. Mentre scrivo questo post la Navigator  attraversa lo stretto di Messina e mi viene alla mente il passo degli Atti dove Luca narra di come egli vi arrivasse con Paolo, proveniente da Malta, facendo sosta a Siracusa e da lì “costeggiando” la Sicilia. Viaggiavano su una nave di Alessandria recante l’insegna dei Dioscuri. In precedenza, dalla Licia al naufragio nelle vicinanze di Malta, Paolo aveva viaggiato su un’altra nave di Alessandria sulla quale si trovavano “complessivamente” 276 persone. Il dettagliato racconto di Luca ci informa sulle tempeste che travagliarono quel viaggio, nonchè sulle lotte tra equipaggio, passeggeri e soldati che lo resero via via più drammatico fino al naufragio. Insomma sulla nave di Alessandria non c’era miglior pace che sulla Navigator of the Seas.

Da oggi a domenica prossima sono in crociera nel Mediterraneo sulle orme dell’apostolo Paolo. Ho sempre preso in giro chi partiva per le crociere e ora tocca a me! Ho una mezza giustificazione nel fatto che alla gita si unisce il lavoro: nei tre giorni di sola navigazione ho l’incarico di tenere tre conversazioni con i croceristi sui viaggi in Terra Santa, Grecia e Turchia dei papi Montini, Wojtyla e Ratzinger. Chi volesse saperne di piu’ dia un’occhiata alla pagina CONFERENZE E DIBATTITI elencata sotto la mia foto. Mi colleghero’ a internet quando potro’, forse una sola volta al giorno. I visitatori avranno pazienza. L’appuntamento piu’ importante della crociera – dal mio punto di osservazione – e’ con Atene, dove Paolo arriva nel capitolo 17 degli Atti e dove noi saremo il 1° luglio all’alba. Faremo escursioni anche a Taormina, Cortinto, Efeso e nell’isola di Creta ma io su tutto privilegio Atene dove sono stato solo una volta e per poche ore ma dove mi pare di aver vissuto a lungo: almeno tutto il tempo che ho passato a scuola sui libri di greco e poi – nelle letture delle ferie – su Tucidide e Polibio, Esopo, Aristofane. Quelle ore e’ come le avessi vissute per le vie di Atene. A domani, miei bloggers!

Apprezzo il manifesto “Liberi per vivere” fin dalle serene parole di apertura: “L’uomo è per la vita”. Lo vedo come un passo riuscito verso l’espressione di un sentire comune. Tenere gli occhi e il cuore aperti sul mistero e sul dono della vita mi appare come una vocazione umana centrale in quest’epoca segnata da un’acuta sensibilità per il diritto dei viventi ma anche dalla tendenza a distinguere tra vita e vita: quella felice e quella sofferente, quella autonoma e quella dipendente dal seno materno o dalla cura altrui. – E’ l’attacco del mio contributo alla Newsletter dell’Associazione Scienza e vita in merito al manifesto LIBERI PER VIVERE. Per leggerlo tutto: http://www.scienzaevita.org/newsletter_ultimo_numero.php?newsletter=&arg=2

Buongiorno. Sono povera ma felice. Aiutatemi. Grazie“: è scritto su un cartone appoggiato a un carrellino della spesa, con sopra un ombrello caso mai piovesse. Lei è nera, ha gli occhiali, avrà quarant’anni e balla e canta. Io sono felice di vederla. L’osservo sulla destra del bel palazzo delle Poste a piazza Bologna, a Roma: sulla destra per chi guarda la facciata. Mi dicono i figli che staziona lì da un paio d’anni ma io la vedo solo ora. Canta una nenia che non intendo, forse uno spiritual. Le chiedo chi sia e da dove venga, ma non ci intendiamo nè in italiano nè in inglese. Lei va per suo conto e racconta qualcosa che provo a rendere così: “Sì, io sono cristiana, ma Dio è grande ed è lassù mentre io sono piccola e sto quaggiù”. Fa molti cenni verso l’alto e verso il basso per incoraggiarmi a intendere il suo cantico – perchè continua a dondolarsi e a neniare mentre parla con me. Indica infine un livello minimo, della statura di un gatto: “Io qui, solo qui”.

Chi insegna qualsiasi materia in ogni tipo di scuola e ha ragazzi musulmani in classe, racconti qui la sua esperienza o mandi un’e-mail con l’indirizzo che trova sotto la mia foto. Mi sono appassionato all’argomento (vedi post precedente) e vorrei approfondirlo in vista di un articolo per la rivista IL REGNO. Chi non ha questa esperienza ma conosce colleghi che l’hanno, trasmetta questo messaggio. Grazie.

Hamed è un ragazzino musulmano molto affezionato all’insegnante che così saluta a fine anno: “Maestra Anna, io ti voglio bene e mi dispiace che tu vai all’inferno!” Ma che dici Hamed, è la risposta della maestra: io spero che ci ritroviamo tutti in Paradiso. “No maestra – fa Hamed severo – tu non sei musulmana e perciò vai all’inferno”. In un’altra classe elementare succede invece che Filippo, buonissimo bimbo, va in pianto dalla maestra e si sfoga così: “Mohamoud ha detto che io vado all’inferno perchè sono cristiano!” Sono due casi che mi sono stati proposti lunedì durante l’incontro con gli insegnanti di religione che ho avuto a Bologna: vedi la mia relazione intitolata PARLARE DELL’ISLAM IN PRESENZA DI ISLAMICI nella pagina CONFERENZE E DIBATTITI elencata sotto la mia foto. Nei primi quattro commenti, la risposta che ho dato alle due interpellanze che mi sono state fatte su chi vada all’inferno e perchè.

Per molto tempo ho taciuto, / ho fatto silenzio, mi sono contenuto; / ora griderò come una partoriente, / mi affannerò e sbufferò insieme“: così nel Cantico da Isaia 42 che si leggeva stamane nelle lodi del Rito Romano, lunedì della quarta settimana. Toccava al “coro secondo” – quelli “alla mia destra”, aveva detto il prete – leggere quella strofe, e io ero tra loro, alla Giornata degli insegnanti di religione di Bologna, con i quali mi trovo per una conferenza. Ho pronunciato con trasporto quelle parole e gli ho detto: non vedo l’ora di sentirti gridare.

“Durante il passaggio del piccolo corteo alcuni ignari soldati tedeschi scattarono sull’attenti”: belli questi disciplinatissimi guerrieri ariani che salutano l’accompagnamento al cimitero di una donna ebrea morta ad Assisi nel monastero delle clarisse di San Quirico – dov’era rifugiata come finta monaca – durante l’occupazione tedesca. Più bello ancora il fascistissimo podestà di Assisi che per rassicurare gli ebrei che si sono messi sotto la sua protezione telefona in loro presenza al Comando tedesco, chiede se in zona ci siano dei “porci ebrei” e tira “un grosso respiro di sollievo” alla “risposta negativa”. Anche il lettore respira leggendo il racconto autobiografico di Mirjam Viterbi Ben Horin, che allora era bambina, salvata con la famiglia ad Assisi da un’organizzazione clandestina che faceva capo al vescovo Placido Nicolini. [Segue nel primo commento]