Undicesima scena. Si fa giorno ed entra il capo dei sequestratori, di nuovo con un giornale in mano. Mentre lo legge si ode la sua voce fuori campo che dice:
“C’è stato un altro combattimento e stavolta sono morti tre guerriglieri. Dio che fai uscire il vivo dal morto e il morto dal vivo perdona ai nostri vivi e ai nostri morti i passi che hanno compiuto credendo di allontanarsi da te per compiere opere di maledizione e benedici quelli che a te si sono avvicinati per compiere opere di benedizione”.
Quando ha finito passa il giornale al missionario, che lo legge a sua volta mentre fuori campo si ode la sua voce che dice:
“Quindici persone sono morte per me e tre contro di me. A quei quindici hanno tagliato la testa come a Giovanni il Battista. Questi tre li hanno riempiti di piombo dopo che probabilmente li avevano torturati. Qui è scritto che erano stati fatti prigionieri qualche ora prima della morte stabilita dall’autopsia. C’è un’inchiesta. E c’è la mia foto perché tutto ciò avviene a mio carico. Quelle teste i guerriglieri le hanno tagliate in nome del loro Dio. Questi altri la polizia li ha uccisi in nome dell’autorità dello stato che viene da Dio, come sta scritto nei libri. Il loro Dio, il nostro Dio! Non ne posso più, non so più chi prego. Dio Dio Dio…Hai dunque troppi figli che li lasci morire così? Giuro – Signore – che se mi tieni qui ancora un giorno divento ateo”.
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