Gli Accattoli sono tanti nelle campagne tra Recanati e Osimo. Nonno Luigi e nonna Rosa avevano sette figli, tre maschi (Giuseppe, Enrico, Giulio) e quattro femmine (Laura, Filomena, Palmina, Giulia) e tutti si sposarono ed ebbero figli e figlie e oggi ci siamo ritrovati per la prima volta quasi tutti, in una tavolata presso un ristorante di Campocavallo di Osimo. Eravamo venticinque tra cugini e cognati. Alcuni più frettolosi nel frattempo se ne sono andati, altri sono malandati: io in questa tavolata ero uno dei più giovani! Abbiamo calcolato che se fossero venuti i nostri figli e i nipoti saremmo arrivati al centinaio e oltre. L’iniziativa è venuta da una tra noi che si chiama Marina ed è un bello spirito, anzi uno spiritaccio e l’ha messa così: “Prima di morire voglio rivedere tutti i cugini”. Mi sono subito detto d’accordo, perché questi raduni vengono meglio se si fanno “prima” di quell’altra faccenda. Battutacce a parte, è stata una simpatica occasione, utile a percepire la forza della stirpe. Il ceppo era contadino, ma ognuno – con la crisi dell’agricoltura – si è inventato una nuova professione e oggi quasi tutti abbiamo lasciato i campi: chi lavora nelle costruzioni, chi ha aperto un supermercato, chi commercia in vini, chi ha un’impresa di trasporti o per il movimento terra. Uno è emigrato in Argentina e ora è rientrato. Io sono l’unico che lavora con le parole e vive lontano. Che cari questi miei parenti burloni e laboriosi. Per fortuna nessuno legge il Corriere della Sera e perciò con loro non ho da sostenere dispute. Mi conoscono per quello che ero quando facevamo la lotta nei fienili e dicono che ero bravo. Ci capiamo abbracciandoci.