Se Athenagoras e Benelli rifiutano il ricovero
Io vedo che nella giusta battaglia contro l’eutanasia oggi si corre il rischio di affermare troppo dimenticando che la nostra cultura ha sempre riconosciuto il diritto di ognuno al rifiuto dell’ospedalizzazione o di una particolare cura. Quel diritto che è garantito dalla nostra Costituzione – articolo 32: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario” – è stato esercitato anche in tempi recenti da grandi figure del mondo cristiano: segnalo il patriarca Athenagoras che non vuole essere portato a Vienna per le giuste cure, il cardinale Benelli che rifiuta il ricovero in ospedale e Aurelia Origlia (terziaria domenicana torinese morta nel 1993 per la quale è in corso il processo di canonizzazione) che colpita da tumore sceglie di curarsi con la medicina omeopatica. Il cardinale Giovanni Benelli arcivescovo di Firenze muore il 26 ottobre 1982, a una settimana da un grave infarto dopo il quale impone ai collaboratori e ai medici il silenzio sulle proprie condizioni di salute, rifiuta il ricovero in ospedale e si fa promettere che lo lasceranno morire in casa. La stessa scelta era stata compiuta dieci anni prima da Athenagoras (1886-1972), patriarca di Costantinopoli: a 86 anni cade dalle scale e si rompe il femore, rifiuta di andare a curarsi lontano, chiede di essere lasciato solo nella stanzetta del piccolo ospedale dove l’hanno portato e solo muore nella notte tra il 6 e il 7 luglio del 1972. Invito i visitatori del blog che conoscono storie simili a segnalarle: conviene riflettere – in mezzo al dibattito sul fine vita (vedi post precedente) – su come in passato si affrontava la morte, con libertà di scelta sull’alimentazione, le cure e i ricoveri, quando le posizioni non erano irrigidite dalla disputa sull’eutanasia.