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“Una donna piange 47 volte all’anno, mentre un uomo solamente sette”: l’ho letto tre settimane addietro su Avvenire in uno speciale dell’inserto domenicale Agorà intitolato “Il segreto delle lacrime”. Lo dedico con un bacio alle donne del blog e l’accompagno con questa battuta di papa Wojtyla: “Appartiene al genio della donna anche il piangere”. Lo disse l’8 maggio 1994 dalla finestra del Gemelli. Nel film di Sidney Lumet Un’estranea tra noi (1992), ci sono queste due battute di una fidanzata, simili a quella del papa: “Dio conta le lacrime delle donne” e “Le donne capiscono il mondo meglio degli uomini e per questo piangono più spesso”. Il titolo del post riassume tutti questi spunti con riferimento a Luca 6, 21.

E’ bella la vita ora ke il mondo mi ha dato te”: scritto sul parapetto del Lungotevere Vaticano davanti a Castel Sant’Angelo. Il mondo? Gli Dei, Dio, il destino, la sorte, il fato, la vita – oppure la realtà, l’universo, le stelle, il mondo: il mondo!  (Segue nel primo commento)

Continua a girare nella Rete – che è la prateria di tutte le bufale – la leggenda di Padre Pio che rifiuta il nuovo messale e continua a celebrare in latino perché “acerrimo oppositore del Concilio”. Questa bufala è venuta a scornare più volte nel mio blog e dunque ho deciso di prenderla per le corna e ora do conto del risultato della “verifica” condotta con l’aiuto di Stefano Campanella portavoce del santuario di San Giovanni Rotondo e di fr. Luciano Lotti, custode dell’Archivio di Padre Pio. All’obiezione che Padre Pio non poteva rifiutare il nuovo messale, perché promulgato sei mesi dopo la sua morte, i guardiani della bufala rispondono affermando che in previsione del nuovo rito il Padre scrisse a Paolo VI per chiedergli di esserne dispensato e di poter continuare a celebrare con il vecchio messale e aggiungono che la “dispensa” gli fu portata dal cardinale Bacci, con il quale il Padre avrebbe sfogato la sua contrarietà al Vaticano II con le parole «Per pietà, mettete fine rapidamente al Concilio». Nulla di ciò è nelle fonti. Il cardinale Bacci va a San Giovanni Rotondo ma non è latore della “dispensa” che il Padre chiederà dieci mesi dopo quella visita. La richiesta è motivata non dalla contrarietà alle innovazioni ma dalla debolezza della vista che gli impedisce di leggere i nuovi testi mentre i vecchi li conosce a memoria. Nei documenti non c’è traccia del presunto atteggiamento di contrarietà al Concilio, vi sono anzi elementi di accoglienza, comprese le novità liturgiche. (Segue nel primo commento)

Questa è la settimana giusta per interrogarsi sul domani di Papa Benedetto, dal momento che egli ora sosta per una settimana dall’incessante attività pubblica essendo impegnato negli Esercizi della Quaresima, predicati in Vaticano dal cardinale Francis Arinze. Il suo domani è sovraffollato: sta preparando il viaggio in Terra Santa, riscrive daccapo l’enciclica sulla dottrina sociale, è impegnatissimo nel recupero dei lefebvriani. Si tratta di tre imprese coraggiose che affronta in solitaria con l’audacia di un papa solista. Vedi lo sviluppo di questa analisi in un mio articolo che appare oggi sul quotidiano Liberal: http://www.liberal.it/primapagina/accattoli_2009-03-03.aspx

“A Bruges, in Fiandra, ricordo del Beato Carlo il Buono, martire, che, principe di Danimarca e in seguito conte di Fiandra, visse custodendo la giustizia e difendendo i poveri, finché venne ucciso da uomini d’arme che egli aveva cercato di pacificare”: così alla data di oggi il nuovo Martyrologium Romanum. La biografia offerta dall’ottimo sito http://www.santiebeati.it/dettaglio/92287 riferisce che il beato Carlo “stabilì che tutti i condannati a morte dovessero confessarsi e ricevere la comunione il giorno precedente all’esecuzione della pena”. Immagino che egli sia stato il primo a dettare quella norma e che essa si sia poi diffusa nell’intera cristianità e sia durata fino alla Roma papalina del 1870 e fino alla Spagna e al Portogallo della metà degli anni settanta del secolo scorso e anche oltre qua e là in America Latina. Calcolo ammirato la consolazione e le bestemmie che quella disposizione avrà provocato nei secoli e forse ancora provoca da qualche parte.

Solo io e te / tutto il resto è superfluo / oggi più che mmmai!!!: scritta a grandi caratteri sull’asfalto di via degli Orti di Trastevere, davanti alla sede nazionale delle Acli. Piazzata in modo che la ragazza o il ragazzo (e con lei/lui tutto il condominio) la veda dalla finestra, affacciandosi la mattina. Mi è stata segnalata da un visitatore discreto del blog, Alessandro Iapino, che si dice incuriosito dalla finale “oggi più che mai”: che sarà successo? Hanno vinto alla lotteria? Lei è incinta? Hanno rotto con le due famiglie?

Si è appena affacciato nella Rete il blog di Giuseppe De Carli, responsabile di Rai Vaticano, che ha scelto la doppia testata “Rai Vaticano – Rai Religioni” e ha lanciato l’inchiesta Dite la vostra sull’informazione religiosa in tv e in radiohttp://raivaticano.blog.rai.it/. Invito i visitatori a visitarlo e intanto pongo una seconda domanda per la mia indagine sui blog (vedi post del 14 febbraio: Chiedo aiuto per una ricerca sui blog a ringhio): come si spiega che tra i visitatori dei blog a tematica cristiana gli amanti della tradizione sono più numerosi di quanto non lo siano tra i frequentatori delle conferenze e dei convegni che si tengono nelle associazioni, nelle parrocchie e nelle diocesi d’Italia? Parlo sulla base dell’esperienza: da più di trent’anni tengo incontri in tutta Italia – come si può vedere dagli appuntamenti che segnalo nella pagina “Conferenze e dibattiti” elencata sotto la mia foto – e stimo di aver avuto nell’insieme sì e no una “domanda” su dieci ispirata al tema della tradizione mentre esso è vivacemente presente tra i ” commenti” di questo blog, alla pari – direi – con il tema dell’aggiornamento. Perchè l’attaccamento alla vecchia liturgia si esprime di più nella Rete che nelle sale della comunità? Perchè nella realtà è dominante la sollecitazione a nuove forme di esercizio del Primato del Vescovo di Roma in modo che possa essere accettato da tutte le Chiese, mentre nella Rete domina la preoccupazione che nulla si perda delle modalità tradizionali di quell’esercizio? Perchè nelle parrocchie si domanda come accogliere gli omosessuali senza dimenticare la condanna biblica dell’omosessualita mentre nei blog questa è considerata una questione secondaria e prevale l’urgenza di riaffermare il monito biblico?

“Il Santo Padre e il mio Superiore, il Vescovo Bernard Fellay, mi hanno chiesto di riconsiderare le dichiarazioni da me rilasciate alla televisione svedese quattro mesi fa, per il fatto che le loro conseguenze sono state così gravi. Tenendo conto di queste conseguenze, posso affermare in tutta sincerità che mi rammarico di aver espresso quelle dichiarazioni, e che se avessi saputo in anticipo il danno e il dolore che avrebbero arrecato, soprattutto alla Chiesa, ma anche ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime che hanno subito ingiustizie sotto il Terzo Reich, non le avrei rilasciate. Ho espresso alla televisione svedese solo un’opinione (…”Io penso”…”Io penso”…) di un non-storico, un’opinione formatasi 20 anni fa sulla base delle prove allora disponibili, e da allora raramente espressa in pubblico. Gli eventi delle ultime settimane e il consiglio dei superiori della Fraternità San Pio X mi hanno convinto di essere responsabile della pena che ne è derivata. Chiedo perdono davanti a Dio a tutte le anime che si sono onestamente scandalizzate per ciò che ho detto. Come ha affermato il Santo Padre, ogni atto di violenza ingiusta contro un uomo ferisce tutta l’umanità. +Richard Williamson, Londra 26 February 2009 – E’ inevitabile che gli scandali avvengano, l’importante è trarne – se possibile – un insegnamento. Stavolta a mio parere è stato possibile. Immagino che domani si possa avere un vantaggio anche dalla ritrattazione delle ripetute affermazioni dello stesso Williams e del confratello vescovo lefebvriano Tissier de Mallerais sul Concilio, sulla riforma liturgica di Paolo VI e sulle eresie di cui sarebbe responsabile il teologo Joseph Ratzinger. Vedi post dal 24 gennaio al 4 febbraio.

Ho preso le ceneri stamattina alle nove nella Cappella Giulia di Santa Maria Maggiore e le ho ricevute con la formula tradizionale: “Ricòrdati che sei polvere e in polvere tornerai”. Il prete ha raccomandato il digiuno e l’astinenza, ma subito dopo al market mentre compravo il pane ho visto l’abbondante offerta di “chiacchiere” e bignè e mi son detto che la medievale “contesa tra il carnevale e la quaresima” oggi è destinata a svolgersi tutta all’interno delle persone, dato che sulla scena pubblica il carnevale ha vinto su tutta la linea. Questo rientro in sé del resto non dovrebbe contristare il cristiano che in chiesa ha appena ascoltato dal Vangelo di Matteo il monito: “Quando digiunate non assumete aria malinconica”. Ho trovato una conferma a questi pensieri a fine mattinata, uscendo dalla metro a Lepanto e avviandomi per via Marcantonio Colonna, quando ho letto sulla sinistra tre scritte a simbolica contesa tra carnevale e quaresima: “La vita è bella” diceva la prima, “Ma purtroppo c’è la fine del mondo” contraddiceva la seconda, “Vaffanculo stronzo” protestava la terza.

Passarono due belle ragazze che erano venute al nostro convoglio. Io ero senza giacca per quel tepore serale e avevo la manica della camicia che lasciava quasi completamente scoperta la spalla per un grande strappo. Si fermarono di fronte a noi. Indicarono lo strappo della mia camicia e, sorridendo, chiesero di poterlo riparare. Così parlammo: erano due con cittadine (…) Salvatore disse che aveva lo stomaco vuoto. Io dissi che era una bella scoperta. E cominciai a parlare di pane bianco, di riso coi fegatini, di polli, di vitello arrosto, di frutta, di panettoni  magari. Tutti mi pregarono di tacere. La ragazza più alta si alzò e andò a portare la camicia – così disse – nella baracca. Quando si risedette tra noi, aveva una fetta di pane. Era la sua razione del giorno. Eravamo tutti silenziosi. La ragazza chiese se avevamo un temperino. Naturalmente non l’avevamo. Alle nostre obiezioni disse che quel giorno non aveva fame e spezzò il pane con le mani in cinque parti. Mangiammo in silenzio. ‘Perché siete silenziosi?’ Disse la ragazza più piccola”: E’ un brano del libro di Carla Liliana Martini di cui ho parlato al post precedente (pp. 62-64). Questo passo rappresenta a mio avviso il top cristiano del volumetto.  Siamo nel “Campo di smistamento n.39” di Linz, a venti chilometri da Mauthausen. La voce narrante è di Andrea, che sposerà Teresa, sorella di Carla Liliana, conosciuta nel lager: quella che indica come “la ragazza più piccola”. Siamo verso la fine dell’estate del 1944.