Il blog di Luigi Accattoli Posts

Tra i testi da conoscere venuti ultimamente dal Vaticano ci sono: un vasto resoconto sullo stato delle finanze tracciato il 1° ottobre dal Padre Juan Antonio Guerrero Alves, Prefetto della Segreteria per l’Economia (SPE); e un analogo rendiconto della strategia di dialogo verso la Cina, fornito il 3 ottobre dal cardinale Parolin. Oggi qui richiamo il resoconto del padre Guerrero, un altro giorno proporrò il rendiconto di Parolin. Queste mie segnalazioni a freddo dei testi che contano seguono quella dell’altro ieri riguardante la lettera apostolica di Francesco “Scripturae Sacrae affectus”. E’ un metodo questo mio: staccarsi dalle diatribe correnti e cercare il pane che nutre.

Mariachiara Ferrari, 36 anni, prima di farsi suora – è francescana alcantarina – era un medico specializzato in medicina interna: rispondendo all’appello della protezione civile per un mese – dal 12 marzo a Pasqua – ha lasciato il convento di Maglie, Lecce, ed è tornata in ospedale, a Piacenza, a dare una mano ai colleghi. Nei commenti riporto alcuni paragrafi della conversazione che Mariachiara ha avuto con Filippo Passantini, pubblicata dal SIR il 6 luglio.

“La ricchezza della Scrittura è purtroppo da molti ignorata o minimizzata, perché a loro non sono state fornite le basi essenziali di conoscenza. Accanto quindi a un incremento degli studi ecclesiastici va promossa una formazione [biblica] estesa a tutti i cristiani, perché ciascuno diventi capace di aprire il libro sacro e di trarne i frutti inestimabili di sapienza, di speranza e di vita”: sono parole di Papa Francesco contenute nella LETTERA APOSTOLICA Scripturae Sacrae affectus pubblicata il 30 settembre NEL XVI CENTENARIO DELLA MORTE DI SAN GIROLAMO. A motivo delle tante emergenze vaticane delle ultime settimane, fino ad ora non ho potuto occuparmene. Di quella lettera, straordinariamente interessante, parlo qui ora con gratitudine. Nei commenti ne riporto alcuni passaggi e dico le ragioni della mia riconoscenza.

Stefano Banfi, 45 anni, è tornato infermiere in pandemia, dopo essere stato per otto anni vignaiolo: titolare e conduttore dal 2012 dell’azienda agricola “La Rocchetta” di Codevilla, Pavia. Il 20 marzo prende servizio nel reparto Covid-19 dell’ospedale di Voghera: a suo tempo, dopo il diploma in agraria, aveva fatto la scuola di infermieristica e aveva lavorato al Sacco di Milano, a Monza, a Lecco e in Svizzera. Nei commenti alcuni passaggi dell’intervista che ha dato a Oliviero Maggi della Provincia Pavese l’11 aprile 2020. Il 15 giugno quando l’intervista “Scarp de’ tenis” sarà ancora in ospedale.

Bloccato dalla pandemia mentre si preparava a partire missionario nello Zambia, don Giuseppe Morstabilini – prete ambrosiano da 16 anni – torna a fare l’infermiere che era prima di farsi prete. E lo fa nell’Ospedale di Busto Arsizio a partire dal 28 marzo. Nei commenti riporto alcuni paragrafi dell’intervista che ha dato al sito internet della Comunità parrocchiale Maria Madre della Chiesa di Bareggio [Milano] il 9 giugno 2020. E segnalo la storia di un altro prete infermiere tornato ora in ospedale: don Alessio Strapazzon di Belluno.

Festeggio la pubblicazione dell’enciclica “Fratelli tutti” riportandone alcuni brani di inquadramento, senza pretendere di entrare nei contenuti: è un documento lungo, di 287 paragrafi, e converrà studiarlo senza fretta. E’ stata anticipata ieri a noi giornalisti accreditati, ma non l’ho ancora letta per intero. Nei commenti metto i link al testo dell’enciclica e ai testi della presentazione, riporto le due preghiere conclusive (bella la seconda), il richiamo a Francesco d’Assisi che è nei primi paragrafi, l’indicazione dell’intento che ha guidato la redazione dell’enciclica che si presenta come la summa della predicazione sociale di Papa Bergoglio. Metto anche i titoli degli otto capitoli (fare attenzione al linguaggio in parte nuovo rispetto alla tradizione delle encicliche) e concludo con una mia idea sul magistero sociale di Francesco: idea che propongo come guida alla lettura di questo documento.

Renzo Delpero, 51 anni, operatore sanitario di una Casa di riposo, vive a Vermiglio, una delle zone del Trentino più colpite dalla pandemia. In una conversazione con Marco Mazzurana di Vita Trentina, pubblicata il 19 giugno 2020, narra il travaglio dei tamponi che tormenta la sua famiglia per un paio di mesi e loda parenti e conoscenti per la tanta solidarietà ricevuta. Nei commenti riporto alcuni paragrafi della sua narrazione.

Amici belli, il gruppo di lettori della Bibbia che si riunisce a casa mia con il nome di “Pizza e Vangelo” si rivedrà per la settima volta da remoto, via Zoom, lunedì 5 ottobre per leggere l’ultima delle cinque “dispute di Galilea”, che troviamo ad apertura del terzo capitolo del Vangelo di Marco: quella che prende spunto dalla guarigione di sabato, in sinagoga, di un uomo dalla mano inaridita. Ci eravamo lasciati a metà giugno con l’augurio di ritrovarci anche in presenza, pur mantenendo la modalità da remoto che aveva portato nuovi amici bellissimi ai nostri appuntamenti, ma le cose non sono andate così bene. Nei commenti trovate la scheda di introduzione al brano e l’invito a collegarsi che rivolgo a chi viene a conoscere “Pizza e Vangelo” da questo blog.

Aggiornamento al 16 ottobre 2020. Ecco la registrazione audio dell’incontro del 5 ottobre sulla guarigione in giorno di sabato di Marco 3, 1-6:

In vista dell’enciclica “Fratelli tutti” che Francesco firmerà ad Assisi dopodomani, “Il Sismografo” segnala la curiosità storica dell’ultima “enciclica di un Pontefice firmata fuori da ciò che oggi conosciamo come Città del Vaticano”, che sarebbe “Il Trionfo”, firmata da Pio VII a Cesena il 14 maggio 1814, cioè 206 anni fa. Ma noi vaticanisti siamo puntigliosi e a volte anche curiosi di storia del Papato: ed è in forza del puntiglio e della curiosità che segnalo come anche Pio IX ebbe a firmare almeno due encicliche da fuori le mura: una da Gaeta e l’altra da Napoli. Nel primo commento dirò quali encicliche vennero dal Regno delle due Sicilie e nel secondo ricorderò le circostanze di quella firmata da Papa Chiaramonti a Cesena, la sua città.

La colomba si posa titubante sulla groppa dell’amico elefante che le grida: andiamo insieme e a zanne basse contro la muraglia. Io non ho le zanne e alla muraglia vado con un rametto d’olivo, fa quella. Mentre la candida s’ingegna a staccare due rametti dall’olivo secolare, l’elefante è già partito. Nella polvere che si leva tutt’intorno la colomba non vede che mai ne sia delle zanne e della muraglia. – Applico la favola allo scontro, o dialogo dei sordi, che si è svolto oggi tra i due segretari di stato Parolin e Pompeo: nei commenti riporto vari elementi di quadro e di cronaca e concludo con una mia morale.