Marta Ribul infermiera all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo compie 27 anni nel pieno dell’emergenza Covid: in un testo per il settimanale online “Sant’Alessandro” narra il suo passaggio da volontaria internazionale a volontaria in pandemia. Nei commenti alcuni paragrafi del suo racconto.
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Fra Andrea Dovio, segretario del ministro provinciale dell’Umbria, 44 anni, era medico prima di entrare in convento e medico torna in pandemia. Torinese di nascita, aveva fatto il medico all’ospedale “San Luigi” di Orbassano, non lontano da Torino. Frate a 32 anni, sacerdote a 42. Chiede il permesso ai superiori e riprende il camice all’Ospedale di Tortona, dove resta due mesi, da metà marzo a metà maggio. Nei commenti riporto le parole con cui – in due diverse interviste – ha motivato la decisione e narrato l’esperienza.
Leonardo Castellazzi, 52 anni, di Codogno, medico rianimatore, fa l’esperienza della malattia e passa quindici giorni al Sacco. Poi per due mesi da casa, risultando positivo a 12 tamponi, passa i pomeriggi al telefono con i parenti dei malati ricoverati in terapia intensiva. Accompagna in questo modo il lavoro dei colleghi e svolge – da volontario – il ruolo prezioso del collegamento tra i ricoverati e le famiglie. Nei commenti riporto parte delle risposte a un’intervista che gli fa “Il Cittadino” il 14 giugno 2020.

Nel primo commento lo scioglimento degli enigmi.
La parabola dei due figli, che è nel Vangelo che leggeremo domani a messa [Matteo 21, 28-32], propone una delle rovesciate più stordenti di Gesù: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”. Lo dice ai “capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo”. Chi sono oggi i pubblicani e chi sono gli anziani del popolo? Nel primo commento riporto il brano, nel secondo e nel terzo provo a tradurre nell’oggi le categorie sociali indicate da Gesù.
Don Giuseppe Branchesi, parroco a Macerata, 81 anni, muore di Covid il 20 aprile all’ospedale di Civitanova nove giorni dopo aver inviato ai parenti, da quello stesso ospedale, per telefonino, un testamento che si conclude con questo saluto: “Chiedo perdono a tutti, e tutti perdono”; e ancora: “Grazie a Dio. Grazie a tutti. Benedico tutti”. E’ un caso raro di un morente in terapia intensiva che ha avuto la possibilità di un commiato compiuto, nella piena consapevolezza del momento che stava vivendo. Nel primo commento una pagina del libro che su questo sacerdote ha pubblicato Maurizio Verdenelli con il titolo “Grazie fratello”: la pagina che informa sul testamento indirizzato ai familiari. Nel secondo una scheda sulle tante attività sociali di questo parroco.
Francesco stasera ha scardinalato Becciu. Un cardinale di Curia che rinuncia all’ufficio e anche al cardinalato. O piuttosto: che viene costretto alla rinuncia. Credo non ci siano precedenti, di sicuro non in tempi recenti. Ma se il fatto è inedito, la modalità d’urto invece due precedenti li ha: li richiamo nei commenti, dopo richiamato quello che si sa e si ipotizza.
Aggiornamenti al 5 settembre. Ai commenti 6, 7, 10, 11, 12, 13 alcuni miei aggiornamenti del giorno dopo.
Abukar Aweis Mohamed è un infermiere somalo di 48 anni, cittadino italiano da vent’anni, iscritto all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Firenze-Pistoia: è uno dei volontari che hanno risposto all’appello della Protezione civile. Ha lasciato a Signa, dove vive, la moglie e le due bambine ed è andato in soccorso dei colleghi delle terapie intensive della Val Camonica. Nei commenti parte del suo racconto affidato il 24 aprile al portale NurseTimes.
Samaritanus bonus – il buon samaritano – è il titolo di una lettera “sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita” pubblicata oggi dalla Congregazione per la Dottrina della fede con l’approvazione dal Papa: afferma che “inguaribile non è mai sinonimo di incurabile” e riafferma la condanna di ogni forma di eutanasia, di suicidio assistito, di accanimento terapeutico. Non vi sono elementi dottrinali nuovi ma il testo fornisce una dettagliata e vigile guida all’applicazione degli insegnamenti consolidati alle circostanze e ai casi più drammatici che hanno fatto notizia negli ultimi anni. Nei commenti riporto per intero il paragrafo 11, che mi pare il più nuovo, intitolato “Il discernimento pastorale verso chi chiede eutanasia o suicidio assistito”.
Tra le storie di pandemia ve ne sono che narrano di risvegliati che vedendo intorno medici “incappucciati” immaginano d’essere rapiti, tanto innaturale appare loro quella situazione: è il caso – tra gli altri – di Felice Perani, 57 anni, di Casnigo, Bergamo, ricoverato al Papa Giovanni XXIII di Bergamo e trasferito a una clinica dell’università di Lipsia, dove si risveglia tra persone coperte da scafandri. Nei commenti il suo racconto all’Eco di Bergamo, una scheda sulla sua vicenda, il rimando a un caso analogo che ho già narrato qui nel blog.
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