Potenza dell’immagine: il Papa alza l’Ostensorio davanti alla pioggia e alla piazza vuota e da lì benedice l’Urbe e l’Orbe. Forza delle parole antiche aggiornate ai mali d’oggi: “Dalle malattie, dalle epidemie e dalla paura del fratello salvaci, o Signore”. – E’ l’attacco di un articolo che ho appena scritto per il “Quotidiano del Sud”, seguendo in televisione la supplica del Papa. Lo riporto per intero nei primi commenti.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Oggi i nostri vescovi vanno nei cimiteri, da soli, a benedire i morti della pandemia. “Per affidare alla misericordia del Padre – dice un comunicato della Presidenza della Cei – tutti i defunti di questa pandemia e per esprimere la vicinanza della Chiesa a quanti sono nel pianto e nel dolore”. Nel primo commento il comunicato Cei, nel secondo l’appunto che ho preparato per una dichiarazione in video che mi ha chiesto l’emittente maceratese “EmmeTv”.
Il dramma della pandemia spinge a passi che fino a ieri parevano impossibili: vale per la sanità e per la finanza, per il digitale, per la solidarietà tra i popoli. Vale anche per la figura del Papa nel ruolo di portavoce della cristianità. Il Pater noster di ieri segna un passo su quella via: mai fino a oggi il Vescovo di Roma aveva parlato a nome di tutti i cristiani per sua sola decisione, senza consultazioni e con altrettanta vasta accettazione. Nei commenti analizzo queste facce, richiamo i precedenti, cito una parola di Papa Benedetto.
“In questo momento vogliamo implorare misericordia per l’umanità duramente provata dalla pandemia di coronavirus. E lo facciamo insieme, cristiani di ogni Chiesa e Comunità, di ogni età, lingua e nazione”: così il Papa a mezzogiorno ha avviato la preghiera del Padre nostro dalla Biblioteca dov’era solo e dove l’ha pronunciato in latino. Nei commenti l’intera introduzione papale, l’intenzione della preghiera per le suore dei malati che aveva proposto dalla cappella della Casa Santa Marta alle sette del mattino.
Nell’intenzione di preghiera per la giornata di oggi Francesco ha ricordato quanti “hanno preso il male perché erano al servizio degli ammalati” e di quel male sono morti, e di nuovo li ha chiamati eroi: aveva già accennato al loro martirio due volte, il 18 e il 20 marzo. Nel primo commento riporto l’intenzione, nel secondo il messaggio per la Rete mondiale di preghiera del Papa” diffuso oggi pomeriggio.
Fede, perseveranza e coraggio. In questi giorni, nei quali è necessario pregare, pregare di più, pensiamo se noi preghiamo così: con fede che il Signore può intervenire, con perseveranza e con coraggio. Il Signore non delude, non delude. Ci fa aspettare, prende il suo tempo, ma non delude. Fede, perseveranza e coraggio. – Così ha parlato Francesco a conclusione dell’omelia di stamane. Nei commenti il brano sul coraggio e l’intenzione di giornata.

Oggi all’Angelus, dopo la catechesi sul cieco nato [nella foto immagine di Marko Rupnik dalla Cappella Redemptoris Mater], Francesco ha invitato a due suppliche per la fine della pandemia: una preghiera dei cristiani di tutto il mondo per mercoledì 25 a mezzogiorno e una veglia che presiederà venerdì sera sul sagrato di San Pietro davanti alla piazza vuota. Sempre nel dopo-Angelus ha invitando a seguire le regole dettate dal governo “per il bene di tutti”. Nei commenti le parole del Papa con mie brevi annotazioni.
Oggi vorrei ricordare le famiglie che non possono uscire di casa. Forse l’unico orizzonte che hanno è il balcone. E lì dentro, la famiglia, con i bambini, i ragazzi, i genitori… Perché sappiano trovare il modo di comunicare bene tra loro, di costruire rapporti di amore nella famiglia, e sappiano vincere le angosce di questo tempo insieme, in famiglia. Preghiamo per la pace delle famiglie oggi, in questa crisi, e per la creatività. – E’ l’intenzione detta stamane dal Papa a inizio messa. Nel primo commento la fonte in video e testo. A seguire altre informazioni.
Guardo alle celebrazioni e ai messaggi del Papa in atteggiamento di gratitudine e di apprendimento. Oggi segnalo l’invito a pregare per quanti danno la vita per salvare quella degli altri, il suggerimento di parlare a Dio se non trovi il confessore, alcune parole dette ieri nel collegamento con il “Rosario per l’Italia”, altre che trovo nel colloquio pubblicato oggi da “La Stampa”.

Recluso da una settimana – “gli ultrasettantenni non escano di casa” – sono salito per sgranchirmi sul terrazzo condominiale dove non vado mai e ho scoperto che c’era un muretto crestato tutto da cattivissimi cocci di bottiglia e mi sono tornati i versi di Montale e vi ho letto un simbolo di questa Quaresima tagliente. Lo svolgimento della romanza prosegue nei primi commenti.
45 Commenti