Nella celebrazione di stamane Francesco ha rivolto due inviti ai cristiani: alla comunione spirituale e all’adorazione. Per la comunione spirituale ha indicato anche una formula che ha letto mentre i dieci presenti nella cappella facevano la comunione sacramentale. Dell’adorazione ha parlato nell’omelia in riferimento a San Giuseppe e ha poi guidato la breve adorazione della benedizione eucaristica con cui da lunedì conclude la messa. Nei commenti riporto le parole e i gesti con cui ha proposto la comunione spirituale e l’adorazione, nonché l’intenzione di giornata per la pandemia che oggi è stata per i carcerati. Nel quarto commento una mia nota di tre righe.
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“Ho chiesto al Signore di fermare l’epidemia: fermala con la tua mano. Ho pregato per questo”: così il Papa in un’intervista a Paolo Rodari di “Repubblica” risponde alla domanda su che cosa abbia domandato domenica pomeriggio nelle visite a Santa Maria Maggiore e a San Marcello al Corso. Nei commenti riporto un’altra risposta di Francesco a Rodari e i riferimenti all’epidemia nella messa del mattino a Santa Marta e nella catechesi del mercoledì che ha svolto dalla Biblioteca privata.

Domenica 15 dopo l’Angelus pregato dalla Biblioteca Francesco si è affacciato dalla finestra dello Studio e ha benedetto la piazza vuota, metafora dell’orbe. La foto dell’Osservatore Romano dice la metafora. Nei commenti interpreto quel segno di croce senza confini, metto le intenzioni di preghiera che Francesco ha proposto ieri e oggi all’inizio delle messe di Santa Marta, segnalo la novità di stamane: cioè la benedizione eucaristica al termine della messa.
“Chi si prende cura dei fratelli è Cristo che si prende cura di Cristo”: così parla il vescovo di Cremona Antonio Napolioni dei medici e degli infermieri che l’hanno curato in ospedale: dimesso oggi dopo dieci giorni di cura intensiva contro il Covid-19. Parole di vivo Vangelo che ho preso da un’intervista data dal vescovo al sito della diocesi. Nei commenti ne riporto alcuni passaggi. E chiudo con un saluto d’amico.
Aggiornamento al 9 settembre 2020. Al commento numero 10 trovi un aggiornamento sul vescovo Napolioni in pandemia.

Oggi pomeriggio il Papa è andato pellegrino alla Salus Populi Romani e al Cristo della chiesa di San Marcello al Corso, invocato dai romani nelle calamità: è andato a implorare la fine della pandemia per l’Italia e per il mondo. Qui lo vediamo che cammina – in simbolico pellegrinaggio – per via del Corso. Nei primi due commenti altre due foto. Nel terzo la notizia come l’ha data il portavoce. Nel quarto un mio commento.

Questa è la porta della chiesa della mia parrocchia, Santa Maria ai Monti, famosa per essere “sempre aperta” come dice un cartello sul pannello interno del portone, come appariva nella mattinata di venerdì, dopo il decreto del cardinale Vicario che annunciava la chiusura delle chiese e prima del secondo decreto che le riapriva. Nei commenti tratterò alcuni aspetti di questa parabola fattuale delle Chiese chiuse, delle liturgie in streaming, del digiuno eucaristico. Parto dall’inserire un fondo che ho scritto per il Corriere Roma.
“Le misure drastiche non sempre sono buone” ha detto ieri Francesco parlando della chiusura delle chiese chiesta dal Governo e attuata dal Vicariato di Roma. Con quelle sette parole, pronunciate nel giorno del compimento del settimo anno di Pontificato, Bergoglio ha confermato d’essere ancora un Papa scomodo, proprio come apparve fin dalla prima uscita sulla loggia di San Pietro. – E’ l’attacco di un mio scorciatissimo articolo sui sette anni bergogliani pubblicato oggi dal “Quotidiano del Sud”. Lo riporto per intero nei primi tre commenti e poi torno sulla questione delle chiese chiuse e riaperte.
Francesco, che oggi compie sette anni di Pontificato, ha detto stamane prima della messa a Santa Marta che “le misure drastiche non sempre sono buone”. Lo ha detto ai pastori che “devono accompagnare il popolo di Dio in questa crisi”: non è quindi una critica ai governanti ma un invito ai vescovi e ai sacerdoti perchè scelgano con “discernimento” il modo di adeguarsi alle direttive delle autorità. La parola di oggi richiama quella di martedì 10 che invitava i sacerdoti al coraggio di uscire per portare ai malati la “forza” della Parola di Dio e dell’Eucarestia. Nel compimento del settimo anno Francesco si conferma dunque come un Papa scomodo: sulla Cina, sull’Islam, sull’Amazzonia, sui migranti, sulla chiusura delle chiese e nelle chiese nei giorni del Covid-19. Nel primo commento il testo mattutino del Papa, sul quale poi tornerò nella lunga giornata dell’#iorestoincasa.
Continuiamo a pregare insieme, in questo momento di pandemia, per gli ammalati, per i familiari, per i genitori con i bambini a casa … ma soprattutto io vorrei chiedervi di pregare per le autorità: loro devono decidere e tante volte decidere su misure che non piacciono al popolo. Ma è per il nostro bene. E tante volte, l’autorità si sente sola, non capita. Preghiamo per i nostri governanti che devono prendere la decisione su queste misure: che si sentano accompagnati dalla preghiera del popolo. Così Francesco stamane prima della messa a Santa Marta.
Messa del mattino e udienza generale senza ospiti ma piene di presenze per invocazione. Prima della messa e all’omelia Francesco ha ricordato i malati del Covid-19, i carcerati in rivolta, i cristiani perseguitati, Asia Bibi. nei saluti dell’udienza ha di nuovo salutato i combattenti del virus, i siriani imprigionati tra Turchia e Grecia, gli italiani in quarantena, i detenuti di Padova che hanno scritto per lui la Via Crucis del Venerdì Santo. Nei commenti riporto con miei titoletti le intenzioni della preghiera universale del Vescovo di Roma. Concludo con una mia nota su Francesco maestro di preghiera.
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