
Oggi in San Giovanni in Laterano ho vissuto due momenti di folla cristiana. Eravamo presenti in 1340 – molti i giovani – per l’assemblea diocesana delle équipes pastorali. Al termine il cardinale Vicario Angelo De Donatis ci ha informati che sarebbe seguita una celebrazione con l’elezione dei catecumeni: più di ottanta adulti che nella Veglia di Pasqua riceveranno il battesimo. Dunque non dobbiamo fare altro che chiamare il fuoco: la legna non manca.
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Amici belli, il gruppo di lettori della Bibbia che si riunisce a casa mia con il nome di “Pizza e Vangelo” si rivede lunedì 2 marzo per leggere dal secondo capitolo del Vangelo di Marco la chiamata di Levi l’esattore (Matteo) e il pranzo a casa sua dove Gesù siede a tavola “con i pubblicani e i peccatori”: un insegnamento che scuoteva e scuote i benpensanti ma che in verità dovrebbe incoraggiarci, dal momento che abitualmente noi tutti – io credo – ci sentiamo così poco in regola. Nei commenti la scheda di introduzione alla lectio inviata ai partecipanti, il testo che leggeremo, l’invito a partecipare rivolto ai visitatori romani o a chi passi di qua: ci arrivano tutte le strade.
Nello scatenamento delle emozioni, la Chiesa conserva una relativa sobrietà di parole e di atteggiamenti: ieri in mattinata Francesco ha tenuto come ogni mercoledì l’udienza generale e in essa ha detto la sua “vicinanza” ai malati ma senza pronunciare una parola di più rispetto a quelle necessarie. Domenica aveva mantenuto l’appuntamento di Bari e ieri pomeriggio ha celebrato le Ceneri in Santa Sabina. Per sabato a San Giovanni è confermata una mega consultazione dei gruppi pastorali parrocchiali della diocesi di Roma. – E’ l’attacco di un mio articolo pubblicato oggi dal “Quotidiano del Sud”. Lo riporto nei primi tre commenti.
«La benedizione di Dio ispiri la prudenza senza allarmismi, il senso del limite senza rassegnazione”: così l’arcivescovo di Milano Mario Delpini nel “pensiero di benedizione” che ha rivolto alla sua gente lunedì. Lo riporto per intero nei primi commenti, ringraziandolo per l’aiuto che me ne è venuto a pensare da cristiano l’emergenza che stiamo vivendo.

“Ecco la rivoluzione di Gesù, la più grande della storia: dal nemico da odiare al nemico da amare. Se siamo di Gesù, questo è il cammino! Non ce n’è un altro”: così ha parlato domenica il Papa a Bari nell’omelia della messa, dopo l’incontro con i vescovi del Mediterraneo, del quale ho riferito nel post precedente. Riporto nei commenti i passaggi dell’omelia che fanno più luce. Li metto staccati l’uno dall’altro per invitare i visitatori a leggerli lentamente. Li commento con una foto della precedente visita di Francesco a Bari, quella del 7 luglio 2018, quando vi andò a incontrare i patriarchi e i vescovi del Medio Oriente. Ho scelto quella perché volevo la sua luce a commento delle parole del papa. Luce di luglio sulla pietra di Puglia.
Il monito più forte è contro il commercio delle armi: “La grande ipocrisia”. Altrettanto acceso è l’appello per la Siria che non finisce mai di morire: “un’immane tragedia che si consuma sull’altra sponda di questo mare”. Infine un’affermazione tutta controcorrente sulla fortuna di vivere ai bordi del Mediterraneo”: “il mare del meticciato”. Il Papa in visita a Bari, dove ieri ha incontrato i vescovi dei venti paesi mediterranei, ha avuto parole audaci, che rovesciano le convinzioni consolidate e i motti delle propagande. Di tutte le propagande: ha indicato come due risorse le migrazioni e la convivenza con l’Islam, citando Isaia ha invocato un futuro di resurrezione per il mare nostrum “che è già diventato cimitero”. – E’ l’attacco di un mio articolo pubblicato oggi dal “Quotidiano del Sud”, che riporto nei primi quattro commenti.
“Sospeso il Carnevale di Venezia – chiuso il Duomo di Milano”: dai titoli del Tg1 delle 20.00.
Francesco nell’esortazione “Querìda Amazonìa” ricorre all’arte della parola di sedici poeti e scrittori per narrare l’Amazzonia e aiutarci a intendere che il suo destino confina con il nostro. Ho già dedicato tre post alle loro voci ed ecco le ultime tre. Il mio grazie agli autori e al Papa che li ha voluti nel suo testo.

Eccomi al Divino Amore, alla tomba dei coniugi “beati insieme” Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi. Scatta la foto don Giampaolo Centofanti che dal 3 febbraio commenta qui nel blog il Vangelo del giorno. Lo potete vedere in mia compagnia in una foto che riporto nel primo commento.
“L’acqua abbaglia nel gran Rio delle Amazzoni” scrive Papa Francesco al paragrafo 44 di “Querida Amazonìa” e nel 43: “In Amazzonia l’acqua è la regina, i fiumi e i ruscelli sono come vene, e ogni forma di vita origina da essa”. Nel 45: “Il Rio delle Amazzoni è la colonna vertebrale che armonizza e unisce”. Jorge Mario Bergoglio conosce i grandi fiumi della sua Argentina: la memoria del Rio della Plata l’aiuta a intendere qualcosa dell’acqua regina dell’Amazzonia. Ma sente che la sua parola, pur mossa, non è bastante e allora ricorre ai poeti e agli scrittori “innamorati della immensa bellezza del Rio delle Amazzoni”, i quali – ci dice – al paragrafo 46 – “hanno cercato di esprimere quanto il fiume faceva loro percepire, e la vita che dona al suo paesaggio, in una danza di delfini, anaconda, alberi e canoe”. Ecco altri quattro autori – oltre agli otto che ho riportato nei post precedenti – chiamati da Francesco a narrare il grande abbaglio del re dei fiumi. Nei commenti riporto i loro brani che il Papa ha inserito nella sua esortazione.
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