Volendo seguire con un minimo di attenzione le cinque giornate colombiane di Francesco è indispensabile dare un’occhiata al teatro della sua predicazione: sono stato in Colombia con Giovanni Paolo II nel luglio del 1986 e mi basta per intendere quanto sia lontana da noi quella realtà. La più antica guerriglia dell’America Latina, le spaventose disparità sociali, il narcotraffico più aggressivo. Provo a dire qualcosa nei commenti, a modo di richiamo a dati di fatto che possono aiutare a intendere la predicazione del Papa.
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Ieri in aereo, partendo per la Colombia, Francesco ha detto ai giornalisti che “questo viaggio è anche per aiutare la Colombia ad andare avanti nel suo cammino di pace”. Ed ha aggiunto che “nel volo sorvoleremo il Venezuela: e dunque, una preghiera anche per il Venezuela, perché vi si possa fare il dialogo e il Paese trovi una bella stabilità, mediante il dialogo con tutti”. Nei commenti alcuni passi dei discorsi tenuti oggi dal Papa a Bogotà: alle autorità, al popolo, ai vescovi, Celam.
Se ne va il cardinale Carlo Caffarra e io gli mando un bacio come a ogni fratello che va avanti e abbozzo nei commenti un ricordo personale. Ho scritto poche righe per il Corsera e le linkerò domani, quando saranno apparse sul glorioso quotidiano.
Aggiornamento al 7 settembre. Qui si può leggere il mio articolino pubblicato dal Corsera a pagina 23 con il titolo “Morto il cardinale Caffarra, tra i critici di Francesco”.

Per sapere che siano i Neofiti e le Mignotte vai al primo commento.
“Lina era nel Consiglio pastorale diocesano, aveva accolto nella sua famiglia numerosa figli disabili. E’ morta mentre andava a preparare un incontro di preghiera”: così il vescovo di Ischia Pietro Lagnese ha ricordato al funerale Lina Balestrieri, morta il 21 agosto 2017 con la Bibbia in mano, a pochi passi dal marito, all’ingresso di una chiesa di Casamicciola. Aveva 59 anni. Racconto la sua storia nella pagina del blog intitolata “Cerco fatti di vangelo”, al capitolo 12: “Madri e padri di vocazione”.
Come già fatto per altro argomento [post del 18 agosto La libertà dei Papi da Pio a Benedetto a Francesco] rispondo alle reazioni che ha provocato il post del 29 agosto La Chiesa non è più divisa di prima e Francesco contagia. Nei commenti le critiche e le risposte. Lo faccio sapendo che non riuscirò quasi mai a convincere. Ma con gratitudine per ogni obiettante.
“Desideriamo offrire un rendimento di grazie al benevolo Creatore per il magnifico dono del creato e impegnarci a custodirlo e preservarlo per il bene delle generazioni future”: sono le parole centrali del Messaggio congiunto di Papa Francesco e del Patriarca Ecumenico Bartolomeo in occasione della Giornata di Preghiera per la Cura del Creato pubblicato “dal Vaticano e dal Fanar” in sette lingue alle otto di stamane. Nei primi cinque commenti i cinque paragrafi del messaggio, nel sesto una mia noterella.
Bergoglio è il Papa che firma i documenti più lunghi: l’enciclica «Laudato si’» (2015) ha 40 mila parole contro le 29 mila della «Caritas in veritate» di Benedetto (2009). Ma è anche il Papa che invia i messaggi più brevi su Twitter dove ora ha 36 milioni di followers. Lieto dei due primati, chi è tenuto a leggerlo per lavoro indegnamente si augura che il Pontifex breviloquens (questa è l’intestazione della pagina Twitter) contagi il multiloquens.
«La Chiesa non è più divisa di prima, papa Francesco ha capacità contagiose» è il titolo di un’intervista che mi ha fatto ieri il sito Linkiesta. Nel primo commento metto il sommario dell’intervista fornito dal sito.
“Il vento nei capelli”: è una scritta a grandi pennellate rosse che ho letto su un muro al lato destro della strada che scende dal santuario di Montallegro a Rapallo. Non dice altro: che ottenga mai quel vento, come lo prendano i capelli. Ho immaginato che lo scrivente fosse di memoria breve e giunto alla fine di quella riga tanto impegnativa più non ricordasse il resto dell’antifona.
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