“Davanti ai mali o ai problemi della Chiesa è inutile cercare soluzioni in conservatorismi e fondamentalismi, nella restaurazione di condotte e forme superate che neppure culturalmente hanno capacità di essere significative. La dottrina cristiana non è un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma è viva, sa inquietare, sa animare. Ha volto non rigido, ha corpo che si muove e si sviluppa, ha carne tenera: la dottrina cristiana si chiama Gesù Cristo”: così il Papa stamane in Santa Maria del Fiore. Nei commenti altre parole da conservare.
Il blog di Luigi Accattoli Posts
Nella mattinata di domani sono a TV2000 per il Papa a Firenze: ho riletto il dossier che ho raccolto negli anni, da quando fu programmato questo Convegno, e mi sono fatto l’idea che potrebbe venirne l’annuncio di un Sinodo della Chiesa italiana. Forse dallo stesso Francesco domani, oppure dalle conclusioni che saranno tirate venerdì dal cardinale Bagnasco. Penso che davvero il tempo sia maturo per la convocazione più impegnativa sul “che fare” dei cristiani d’Italia. Nei commenti due spunti “sinodali” venuti dai massimi responsabili del Convegno di Firenze.
“Voglio assicurarvi che questo triste fatto [furto e pubblicazione di documenti] non mi distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti voi”: parole dette dal Papa all’Angelus, in una sorta di appello a sostenere l’opera di pulizia e raddrizzamento delle attività economiche che va conducendo. Nei commenti l’intero appello e il richiamo a due precedenti a esso assimilabili.

La “Patience” di Balthus (1908-2001), posta a logo della mostra alle Scuderie del Quirinale e a Villa Medici, 24 ottobre-31 gennaio. La pazienza è giovane. Curva a interrogare le carte.
Sulle grida dei corvi per ora tengo il becco chiuso. Per fortuna il “Corsera” dopo un primo commento per la digital edition – che qui ho linkato il 3 novembre sotto il titolo “Che porta nel becco il corvo” – non mi ha chiesto altro. Ora leggo tristemente i due libri. Sono andato a prenderli alla Feltrinelli di via Orlando e per riprendermi ho poi fatto un giro lungo le muraglie delle Terme di Diocleziano, ora che hanno aperto un ingresso a esse sulla destra della facciata di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Quando li avrò letti ne parlerò: ma sono lento a leggere. Non ho mai sentito attrattiva per le “finanze vaticane”: la considero una pena della professione. Questa lettura la prendo come una penitenza in preparazione al Giubileo. E la svolgo tenendo il becco chiuso, spero fino alla fine della lettura, anche per non dire altre sciocchezze oltre a quelle che magari avrò già scritto. – Intanto arrivano parole incoraggianti da Francesco: le trovi nei primi due commenti.

Siamo in Sant’Ambrogio di Milano, “quello vecchio, là, fuori di mano”. Sulla colonna romana di granito è collocato il bizantino serpente di bronzo del “Libro dei Numeri”, al quale Gesù si paragona nel Vangelo di Giovanni, evocato da Francesco l’altro ieri nell’omelia per i vescovi e i cardinali morti nell’anno. Una leggenda milanese vuole che la fine del mondo avvenga quando il serpente scende dalla colonna: non pare stia per farlo. Nel primo commento la mia “didascalia d’autore” – come si dice in gergo – pubblicata ieri dal “Corsera” insieme alla foto a pagina 10 con il titolo L’immagine biblica del serpente ‘che ci salverà dalla morte’.
“Si spara mattina, mezzogiorno e sera; i nostri asserragliati dentro le case del compound, uniche costruzioni in muratura. Le linee telefoniche sono saltate, si parla solo attraverso il satellitare. E quando parli con i nostri, senti in sottofondo i colpi ripetuti e vicini dei kalashnikov. Non è facile rimanere lucidi e non lasciarsi prendere dall’ansia. Enrico, il nostro giovane amministrativo, mi rassicura sulla sua determinazione a restare, consapevole che anche la sola presenza fisica facilita il dialogo e la mediazione fra le parti; ma mi ricorda, un po’ scherzando e un po’ piangendo, che a breve si dovrebbe sposare con Chiara, la sua fidanzata, rimasta in Italia”: leggi l’intera lettera di don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm. Un abbraccio a lui e a tutti gli amici del Cuamm, sul campo e in Italia.
“Il nuovo corvo vaticano ha molti parenti tra i corvidi già noti ma solo uno gli somiglia davvero, o forse anzi nessuno, dal momento che stavolta a essere trafugate non sono solo carte riservate ma anche parole del Papa dette in incontri di lavoro. Sappiamo poco dell’inchiesta della Gendarmeria Vaticana e i documenti trafugati non sono ancora arrivati in libreria, ma è ragionevole azzardare l’idea di una mossa contro il Papa molto mirata e senza precedenti”: è l’attacco eccessivamente supponente di un “approfondimento” che ho appena scritto per la “Digital Edition” del Corsera.
Aggiornamento al 4 novembre. Il portavoce Lombardi ha svolto per Radio Vaticana una “riflessione” sul contenuto dei volumi che stanno per arrivare in libreria: chi ha intenzione di leggerli, la tenga presente. Mi pare istruttiva.

Queste sono le Muse del Teatro dell’Opera con le quali ogni giorno m’intrattengo. Indaffarate come ragazze a una festa di laurea. Poco mi badano.
Il fornaio passa verso le 12 col suo furgone bianco e dà una strombazzata a ogni casa, mentre parcheggia sull’aia. Fornito il cestino alla contadina, dà una grattatina e un pezzo di focaccia alla cagnola che lo ringrazia abbaiando tutt’intorno e poi l’afferra a scatto. Ma la vera scena è quella dell’attesa: mezz’ora prima che il furgone arrivi all’aia, Lola è all’erta, orecchie ritte, l’occhio alla strada bianca che scende dalla collina un chilometro più in là. Appena scorge il furgone infarinato – e non c’è verso che lo confonda con un altro – abbaia per avvertire la contadina che prepari il cestino e corre a incontrarlo. Che cosa non si fa per la focaccia all’olio.
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