Il blog di Luigi Accattoli Posts

In un paese del Meridione che è più giù di Eboli, una donna riaccoglie dopo vent’anni il marito fuggiasco e motiva il suo perdono dicendo alle amiche che lo riprende con sé perché è “lo sposo di Dio”, cioè l’uomo che aveva sposato davanti a Dio. Nel primo commento la storia in dettaglio come mi è stata raccontata da un visitatore che ringrazio.

Rientrato a Roma nella calura, la stessa del mare, esco presto la mattina e tardi la sera. Ieri in parrocchia alle 20,45 e poi al Foro di Cesare per lo spettacolo di Piero Angela della serie “Viaggi nell’antica Roma”, per la quale l’anno scorso avevo visto il Foro di Augusto. Belli tutti e due per me che amo le pietre e Svetonio. Tanta gente, ogni 20 minuti un nuovo gruppo scende una scala che è accanto alla Colonna Traiana, percorre zone dei Fori abitualmente visibili solo dall’alto, sottopassa per un tunnel la via dei Fori, va fino alla Curia. Nei commenti alcune mie fuorvianti esclamazioni.

Manzoni 15. Ah birbone ! – esclamò Renzo: – mariolo! tu mi torni ancora in campo con quell’infamità del nome, cognome e negozio! – Sta’ zitto, buffone; va’ a letto, – diceva l’oste. Ma Renzo continuava più forte: – ho inteso: sei della lega anche tu. Aspetta, aspetta, che t’accomodo io: riprendo la lettura estiva dei “Promessi Sposi”, già condotta per sette capitoli nell’estate del 2013 e per altri sette l’anno scorso. Sono ora al capitolo 15, quello di Renzo, dell’oste e del notaio criminale. Spero di portarmi almeno al 21° per la fine d’agosto, in tutto sono 38 e chissà quando arriverò al “credete che non s’è fatto apposta” che chiude il romanzo. Come sanno i visitatori longevi la mia è una lettura per desiderio di memoria e per godere l’arte della parola di chi ne fu maestro. Nel primo commento il brano dell’oste che alza il lume sul viso di Renzo: l’uno a specchio dell’altro, come ci capita quando vorremmo conoscere qualcosa d’un altro e di noi e non sappiamo da chi cominciare.

Donna col pancione tatuato in spiaggia, con scritta sul fianco la festa di benvenuto: “Eccomi che arrivo”.

Resto freddo sui cambiamenti del clima ma il caldo luglio ha intaccato il mio scetticismo. Ho riletto i paragrafi 17-26 della Laudato si’ sul “preoccupante riscaldamento”. Come stavo attento.

“Un nostro amico Imam ci ha avvertiti che era arrivata una famiglia di profughi cristiani dalla Siria: voleva che in virtù della fede comune fossimo noi ad essere loro vicini. Insieme siamo andati a trovarli. Tra tante notizie sulla difficoltà dei rapporti tra musulmani e cristiani, per noi è stato importante avere conferma del desiderio di un credente islamico di condividere questa situazione. Ci ha raccontato che vedendo quella famiglia così sconvolta, non avendoci trovati, ha pensato di dar loro un Corano: ‘Desideravo che potessero trovare un po’ di pace in quelle pagine’ sono state le sue parole”: è un brano di una lettera agli amici che Roberto e Gabriella Ugolini, fiorentini, in Turchia da 15 anni, hanno inviato – come sempre – anche a me.

Sul cancello di una villetta di Santa Marinella, in via Giorgio Bassani, trovi un campionario di messaggi intesi a sdegnare i ladri, come direbbero in Garfagnana: cioè a tenerli lontani. Per primo viene il triangolo con teschio e fulmini e la scritta “Alta tensione pericolo di morte”. Un cartello più loquace che pignolamente rimanda agli articoli del Codice civile in materia di protezione dei dati personali e avverte: “Area sottoposta a videosorveglianza per ragioni di sicurezza”. Un terzo cartello in lamiera con il monito “Attenzione alle mani”. Un quarto in ceramica colorata, la dicitura “Attenti al gatto” e il felino tondo e lustro che pare l’Apemaia.

Dico la mia sulla sentenza della Cassazione che riconosce la legittimità dell’Ici per le scuole paritarie. La Corte argomenta sul fatto che gli utenti di quelle scuole pagano un corrispettivo per la frequenza e dunque si tratterebbe di attività commerciale, «senza che a ciò osti la gestione in perdita». Io invece dico che l’argomentazione sarebbe corretta solo nel caso che si realizzi un profitto. Si dovrebbe definire per legge il carattere no profit di tali scuole, subordinandone il riconoscimento a una rigorosa certificazione esterna del bilancio che verifichi annualmente la fattuale assenza di un qualsiasi profitto.

“Non devo ricordare con molte parole quanta cura e diligenza ho messo in questa occasione nel difendere la mia salute: voi ne siete testimoni. Ora dopo avervi com piaciuto nel non tralasciare niente per guarire, mi resta da provvedere a me stesso. Non ho voluto che ignoraste la mia decisione di smettere di alimentare la malattia. Infatti in questi giorni con tutto il cibo che ho preso non ho fatto altro che prolungare la mia esistenza prolungando i dolori senza nessuna speranza di salvarmi. Vi chiedo di approvare la mia decisione e di non tentare inutilmente di distogliermene”: così Tito Pomponio Attico (110-32 avanti Cristo) nella vita scritta da Cornelio Nepote parla agli amici quando vede arrivare la fine, forse per un tumore all’intestiuno, compiuti i 77 anni. D’estate mi diletto con la lettura di un classico, che quest’anno è Cornelio Nepote. Le parole di Attico sul fine vita mi sono parse di straordinaria attualità: “Non voglio alimentare la mia malattia”. Le farei mie se venissi a trovarmi nella sua condizione.